San Leo, la rocca dell’ALCHIMISTA

18 marzo 2020 - 15:54

Un fazzoletto di cielo s’intravede dalla finestrella, larga poco più di una feritoia. La luce, velata da una triplice grata, a stento si diffonde in uno spazio effimero, dieci metri quadrati appena, da dove trapelano grida, lamenti e pianti.

È la disperazione di Alessandro, conte di Cagliostro, un uomo devastato dal seme della follia, al quale è negata ogni pietà. La morte è consolatoria per l’avventuriero italiano che prima di cadere in disgrazia frequentò i più importanti salotti della nobiltà europea. Ora, l’unico contatto con la realtà è in quella botola che si apre due volte al dì per calare il cibo nella lugubre cella dove a fatica si distingue il giorno dalla notte. Il mondo resta fuori.

Sdraiato sul tavolaccio, tutto fuorché comodo giaciglio, Giuseppe Balsamo (questo il nome di battesimo), è consumato da una rabbia impotente, senza speranza di grazia. Solo la morte può liberarlo. Segnato da una vita avventurosa, artefice di diverse truffe, di veri e presunti imbrogli, etichettato come mago, alchimista, chiaroveggente, medico taumaturgo, capace di trasformare il piombo in oro, il più famoso detenuto della storica Rocca di San Leo si spense il 26 agosto 1795 dopo esservi rinchiuso a vita, condannato come eretico dal Supremo tribunale del Santo Uffizio.

Alessandro conte di Cagliostro non riuscì a fuggire alle imputazioni gravissime dello Stato Pontificio: attività di massoneria, calunnia, truffa, pubblicazione di scritti sediziosi, posizioni ideologiche contro i dogmi della Chiesa e il culto della religione cattolica. Oggi, il turista che sale alla fortezza può visitare la misera cella dove il Cagliostro venne rinchiuso dopo essere stato processato per ragioni ufficialmente dottrinarie, in realtà politiche.

 

San Leo, perla della Valle del Marecchia

San Leo, ubicato in un posto strategico, venne conteso nei secoli dalle famiglie Montefeltro, Borgia, Medici e Della Rovere, fino al dominio diretto dello Stato Pontificio. Una stretta e vertiginosa strada tagliata nella roccia permette l’accesso al borgo medioevale dove, nel 1213, San Francesco ricevette in dono il Monte della Verna dal Conte Orlando di Chiusi nel Casentino.

Oggi, poco distante dalla frivolezza del litorale, San Leo colpisce subito per la sua ricchezza di testimonianze artistiche e storiche, raccolte in uno spazio così effimero: la piazza dedicata a Dante Alighieri, dove si affacciano la torre civica, Palazzo Mediceo d’impianto tipicamente rinascimentale (ospita il Museo d’Arte Sacra, l’ufficio turistico, l’Archivio Storico e la Biblioteca), Palazzo Nardini, il vicino Palazzo della Rovere e la stupenda Pieve di Santa Maria Assunta, costruita in corrispondenza della celletta dove San Leone si ritirava in preghiera.

Di fronte al più antico monumento religioso del Montefeltro sorge un altro mirabile esempio di stile romanico: il Duomo di San Leone (sec. XII – XIII). In posizione più innalzata, a protezione del borgo medioevale, si erge limpida nelle geometrie l’altera e imponente roccaforte rinascimentale che custodisce un’importante collezione di armi e una preziosa Pinacoteca con opere del Guercino e Caravaggio.

Anche nella campagna circostante restano tracce dell’antico e glorioso passato di San Leo, e le si ritrova nei castelli di Pietracuta e di Piega, nel convento francescano di Sant’Igne, il quello domenicano di Monte, di Pietracuta e nella chiesa di Montemaggio.

Per gli amanti delle escursioni suggeriamo lANELLO DI SAN LEO

 

 

Testo e foto di Enrico Bottino

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