Camminare 30 minuti al giorno: il medico elenca 13 benefici accertati

Non servono maratone né vette: bastano mezz’ora al giorno a passo svelto, meglio se all’aperto. Il chirurgo senologo Giorgio M. Baratelli, esperto di prevenzione oncologica, risponde alle domande più comuni su cuore, glicemia, colesterolo, umore e nordic walking

27 settembre 2026 - 10:32

Camminare è il gesto più semplice che esista, eppure i suoi benefici sulla salute sono tra i più accertati.

Lo abbiamo chiesto a Giorgio M. Baratelli, direttore della breast unit dell’Ospedale di Gravedona, senior consultant della breast unit di Humanitas Gavazzeni Bergamo ed esperto di prevenzione oncologica, che ha risposto a quattro domande essenziali su come e perché andare a piedi fa bene alla mente e al corpo.

Quali sono i benefici accertati del camminare

Il primo effetto riguarda il cuore e il sangue.

Secondo Baratelli, camminare abbassa la pressione sanguigna, riduce il rischio di malattie cardiovascolari come infarto e ictus, riduce i trigliceridi e bilancia la colesterolemia, con un incremento percentuale del colesterolo buono HDL e una riduzione di quello cattivo LDL.

Abbassa inoltre la glicemia, un aiuto contro il diabete, e riduce l’uricemia, legata alla gotta.

Ci sono poi ossa, muscoli e difese.

La camminata contrasta l’osteoporosi, mantiene la tonicità del sistema muscolare e la funzionalità delle articolazioni e aumenta le difese immunitarie.

Aiuta a perdere peso e previene l’obesità infantile.

Sulla mente gli effetti sono altrettanto concreti: migliora l’umore, combatte lo stress e favorisce il pensiero creativo.

Infine il capitolo che tocca da vicino la specialità di Baratelli: camminare riduce il rischio di malattie oncologiche, in particolare il tumore della mammella, del colon e dell’endometrio.

Quanto bisogna camminare per stare bene

La risposta è tanto semplice quanto sorprendente.

Non servono sessioni di allenamento lunghe ed estenuanti, né bisogna salire in vetta al Monte Bianco: le ricerche concordano nell’indicare che bastano 30 minuti al giorno di camminata sostenuta.

Per le persone allenate il riferimento sono i 10.000 passi quotidiani, circa 7 chilometri secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Dove camminare per ottenere questi benefici

Durante la settimana è difficile raggiungere un bosco o seguire un sentiero che sale in cima a una montagna. Quei trekking restano per i fine settimana e i periodi di festa, ma per ottenere risultati è importante allenarsi con costanza.

L’ideale è camminare all’aperto, immersi nella natura di un parco o di un bosco, oppure sulla battigia di una spiaggia.

E soprattutto ogni giorno, trasformando gli spostamenti in una camminata urbana grazie a poche buone abitudini: parcheggiare lontano dalla destinazione per fare qualche passo in più, scendere dall’autobus o dalla metropolitana una fermata prima o dopo, usare sempre le scale al posto dell’ascensore.

Nordic walking o camminata veloce, cosa cambia

Nella camminata veloce gli arti superiori svolgono solo un ruolo di bilanciamento, con un movimento pendolare che accompagna il passo.

Nel nordic walking, o pole walking, contribuiscono invece alla propulsione, spingendo sui bastoncini.

In questo modo vengono sollecitati anche i muscoli degli arti superiori e del tronco, e ne beneficia pure la funzionalità polmonare.

Nessuna attrezzatura speciale, nessuna prestazione da inseguire.

Mezz’ora al giorno a passo deciso, meglio se tra gli alberi o in riva al mare, è già una forma di cura di sé che corpo e mente ripagano in silenzio, un passo dopo l’altro.

 

Chi è Giorgio M. Baratelli

Laureato in Medicina e chirurgia all’Università degli Studi di Pavia, Giorgio M. Baratelli si è specializzato in Chirurgia generale all’Università degli Studi di Milano, in Chirurgia oncologica all’Università degli Studi di Napoli, in Senologia all’Università Louis Pasteur di Strasburgo e in Ecografia mammaria all’Università di Copenhagen.

È direttore dell’Unità di Senologia dell’ospedale Moriggia Pelascini di Gravedona e dal 2015 senior consultant della Breast Unit dell’ospedale Humanitas Gavazzeni di Bergamo.

All’attività di sensibilizzazione e prevenzione del tumore al seno affianca un’intensa attività didattica: è professore al Master di Senologia dell’Università dell’Insubria di Varese, direttore dell’Accademia di Senologia di Gravedona e docente di corsi accademici e di formazione per università, scuole nazionali, convegni e workshop sul territorio.

È inoltre membro del Comitato Scientifico dell’Accademia di Senologia “Umberto Veronesi”, presidente provinciale della LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) di Como e sviluppatore clinico del progetto DeHCA Light & Sound – Fast Breast Check Project.

 

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