Camminare nella natura: i 6 motivi per cui fa bene

Negli ultimi decenni, nei paesi sviluppati, le popolazioni si sono sempre più concentrate intorno ai centri urbani. Con città diventate megalopoli con enormi periferie e quartieri dormitorio degradati e inospitali.

27 dicembre 2020 - 12:44

Questo scenario si è verificato in tutto il mondo sviluppato, città come Tokyo, Hong Kong e Bangkok sono megalopoli da milioni di abitanti che non hanno più niente a che fare col concetto di comunità cittadina.

Anche in Europa e in Italia il volto delle metropoli si è fatto sempre più degradato e inospitale.

Vivere nell’urbe, storicamente, era un’esigenza legata ai benefici della vita di comunità, servizi accessibili, spostamenti limitati e altre necessità che oggi la tecnologia ha reso disponibili in ogni luogo.

Il corpo e la mente sanno bene che non siamo fatti per vivere in una giungla di palazzi e cemento, ma abbiamo necessità di verde, alberi e spazi naturali per stare bene.

Le periferie-dormitorio sono quanto di più lontano da un luogo di crescita e inclusione, sono ambienti che hanno un’influenza molto negativa, aumentando disagio e diseguaglianze.

Studi di sociologia e psicologia applicati alla progettazione urbana hanno spiegato come le periferie siano nate sbagliate: pochi spazi verdi, poca luce, imponenti palazzi, asfalto e auto che occupano tutto senza lasciare spazzi vivibili per la popolazione.

Questi studi si aggiungono alle ricerche che hanno accertato il legame tra ambiente naturale e sanità fisica delle persone.

Un elemento ancora più interessante è come sia sufficiente una esposizione limitata al verde per avere immediati effetti positivi sull’intero organismo.

Vediamo ora alcuni tra questi effetti positivi,  ovviamente non si tratta di un elenco completo, ma solo di alcuni spunti interessanti per capire meglio perché tutti dovremmo viverla più spesso.

Calma l’ansia e la depressione

Il  Journal of Epidemiology and Community Health ha pubblicato uno studio riguardo gli effetti positivi per l’ansia derivanti dal contatto con la natura.

Per fare questo i ricercatori hanno analizzato una serie di cartelle cliniche di diversi pazienti residenti in diverse aree dell’Olanda.

In pratica, il lavoro principale, è stato quello di confrontare lo stato di salute di chi vive in prossimità di un’area verde rispetto invece a chi vive in aree urbane.

Per farlo si sono separati i pazienti che vivevano in una città da quelli che vivevano a meno di 1 km da un’area verde, non un semplice giardinetto, ma veri e propri parchi o ambienti naturali.

I risultati, derivati dall’analisi di oltre 340mila olandesi, sono stati sorprendenti confermando livelli di ansia e depressione drasticamente più bassi dei residenti nel verde rispetto ai “colleghi” cittadini.

Migliora l’assunzione di vitamina D

La Vitamina D è importante sotto molteplici punti di vista, infatti contribuisce a ridurre le infiammazioni e aiuta a rafforzare il sistema immunitario.

Infatti, circa il 90 per cento della vitamina D viene sintetizzata nella pelle, in conseguenza all’esposizione solare.

Ecco perché è molto importante passare del tempo all’aria aperta, in ambienti naturali, per poter fare il pieno di vitamina.

Migliora la qualità del sonno

Le luci artificiali, il rumore di fondo, le strade trafficate sono tutti elementi che incidono negativamente sul nostro ciclo sonno / veglia, il nostro organismo è abituato a regolarsi “ascoltando” i cicli della natura che, in città, si perdono.

Ecco perché allontanarsi per qualche giorno dall’urbanizzazione, vivere un ambiente naturale incontaminato aiuta a regolare le funzioni ormonali e a calibrare l’orologio interiore responsabile dei ritmi di veglia e sonno.

Fortifica il sistema immunitario 

Questa è una consapevolezza radicata nella cultura orientale e, in particolare, in quella Giapponese.

In questo paese sopravvive una pratica nata parecchi secoli fa e nota col nome Shinrin-yoku, che si può tradurre come bagno nella foresta.

Questa pratica consiste nell’immersione totale nella natura selvaggia, nei rumori, profumi e colori di un bosco incontaminato.

Una vera e propria terapia che richiede però un contatto con questi ambienti attivo e privo di distrazioni.

Il segreto di questa antica pratica giapponese sta proprio nella forza dei suoni della natura, dei suoi profumi e del contatto fisico con gli elementi naturali.

Tutto questo porta i nostri sensi ad affinarsi, diventando più attivi e ricettivi, abbassando i livelli di cortisolo nel sangue (l’ormone dello stress), diminuendo il battito cardiaco e le pressione sanguigna, con effetti positivi per l’intero organismo.

La natura migliora la creatività

Una ricerca del 2012 condotta da Ruth Ann Atchley ha provato come la natura riesca ad influenzare la creatività, con incrementi cognitivi addirittura del 50%.

Una delle principali ragioni di questa creatività amplificata risiederebbe nella maggiore concentrazione che si riesce a trovare in un bosco, in montagna o in qualsiasi ambiente incontaminato.

Oggi smartphone, TV, radio, negozi e vetrine rappresentano fonti di distrazioni continue negli ambienti urbani, che sono li per attirare costantemente la nostra attenzione.

L’esposizione all’ambiente naturale sembra avere un impatto sulla corteccia cerebrale pre-frontale la cui attività è associata alla creatività e al multitasking. Distaccarsi dagli oggetti tecnologici di ogni giorno come i telefoni e i social media permette al cervello di riposare e rinstaurare i processi di pensiero creativi” queste le parole di un ricercatore che ha condotto un altro interessante studio sugli effetti della natura per la creatività.

 

La natura migliora la memoria

Questo aspetto è interessante per tutti, in particolare per chi ha bisogno di avere sempre la memoria attiva e ricettiva.

Una ricerca portata a termine dalla Università del Michigan ha dimostrato gli effetti positivi di qualche giorno trascorso nella natura.

Gli effetti si producono direttamente nella corteccia celebrale e nelle aree deputate alla memoria, con un notevole incremento delle funzioni cognitive.

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