La montagna esercita un fascino potente, capace di attirare ogni anno milioni di persone sempre più in alto.
Ma oltre una certa quota l’ambiente cambia, e con esso le regole del gioco: l’aria si fa più rarefatta, il corpo viene messo alla prova e i segnali di disagio possono comparire anche in soggetti allenati.
Il mal di montagna è una condizione diffusa, spesso sottovalutata, che può trasformare un’esperienza entusiasmante in una situazione potenzialmente pericolosa.
Per capire cos’è davvero la malattia da altitudine, come riconoscerla e soprattutto come prevenirla, abbiamo intervistato il dottor Giovanni Aprile, medico chirurgo con studio a Modena e collaboratore del servizio di medicina trasfusionale.
Ph: arch. Giovanni Aprile
Appassionato di alpinismo e arrampicata, la sua esperienza tra ambulatorio e pareti gli ha permesso di approfondire i meccanismi di adattamento del corpo umano oltre i 2500 metri.
1 – Cos’è la malattia da altitudine o mal di montagna?
La “malattia da altitudine” è un insieme di disturbi che possono colpire chi sale rapidamente sopra i 2500 metri.
La forma più comune è il mal di montagna acuto (AMS), mentre in casi gravi possono comparire complicanze potenzialmente letali come l’edema cerebrale da alta quota (HACE) o l’edema polmonare da alta quota (HAPE).”
2 – Chi può essere colpito?
Chiunque può sviluppare mal di montagna, anche persone allenate.
I principali fattori di rischio sono la velocità di salita, una storia pregressa di mal di montagna e l’attività fisica intensa nei primi giorni in quota.
Non è tanto la forma fisica a fare la differenza, quanto la capacità del corpo di acclimatarsi all’ipossia.
3 – Cosa succede al corpo in alta quota?
In alta quota diminuisce la pressione parziale dell’ossigeno, riducendo l’ossigeno disponibile. Il primo adattamento è l’iperventilazione, che può però causare alcalosi respiratoria.
Una delle conseguenze è l’aumento della diuresi, che insieme ad altri fattori come la riduzione dello stimolo della sete, può portare a disidratazione.
L’acclimatazione completa richiede tempi lunghi: in qualche settimana il corpo aumenta la produzione di globuli rossi, modifica la circolazione e migliora l’efficienza del metabolismo cellulare.
4 – Il mal di montagna può comparire già tra 1500 e 2500 metri?
Sì, sebbene raro, è stato documentato, ma a quelle quote è più probabile si tratti di disidratazione per altra causa, cefalea tensiva e jet lag (dopo viaggio aereo ovviamente).
L’incidenza aumenta con la quota: nella regione dell’Everest, fino all’84% di chi arriva in aereo a 3860 metri sviluppa sintomi. La gradualità nella salita è quindi fondamentale.
5 – Quali sono i sintomi più comuni?
I sintomi tipici del mal di montagna compaiono di solito entro 6-12 ore dalla salita e comprendono mal di testa, nausea, stanchezza, inappetenza e vertigini.
Nei casi più gravi, come l’HACE, si possono manifestare atassia, confusione mentale e coma.
6 – Come prevenire il mal di montagna?
La prevenzione migliore consiste in una salita graduale. Oltre i 3000 metri non bisognerebbe superare 300-400 metri di dislivello al giorno rispetto alla notte precedente e ogni tre giorni è utile inserire una notte extra di acclimatazione.
Anche l’esposizione pregressa alla quota aiuta: salire a 4300 metri dopo aver trascorso una settimana a 2000 metri riduce del 50% il rischio di AMS.
Quando la salita graduale non è possibile, si può ricorrere a una profilassi farmacologica, soprattutto per chi ha già sofferto di mal di montagna.
Il farmaco di prima scelta è l’acetazolamide, che favorisce l’acclimatazione contrastando l’alcalosi respiratoria e stimolando una ventilazione più efficace.
Anche il desametasone è efficace, ma va usato con cautela per i possibili effetti collaterali. In emergenza, ossigeno e camere iperbariche portatili possono salvare la vita.
7 – Per concludere, quali consigli può dare a escursionisti e alpinisti?
Informarsi prima di partire, non sottovalutare i primi sintomi e non avere fretta di salire.
La montagna non scappa.
Ricordarsi che il corpo ha bisogno di tempo per adattarsi: più lo si rispetta, più a lungo si potrà godere dell’alta quota in sicurezza.
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