Dr. Aprile, esperto di mal di montagna: cos’è e come si previene

Il medico Giovanni Aprile, esperto di mal di montagna, appassionato di trekking e alpinismo, spiega cosa succede al corpo in alta quota, quali sono i sintomi da riconoscere e come affrontare la montagna in sicurezza

13 febbraio 2026 - 13:00

Mal di montagna, cos’è e come si previene: 7 domande e risposte al Dr. Aprile

La montagna esercita un fascino potente, capace di attirare ogni anno milioni di persone sempre più in alto.

Ma oltre una certa quota l’ambiente cambia, e con esso le regole del gioco: l’aria si fa più rarefatta, il corpo viene messo alla prova e i segnali di disagio possono comparire anche in soggetti allenati.

Il mal di montagna è una condizione diffusa, spesso sottovalutata, che può trasformare un’esperienza entusiasmante in una situazione potenzialmente pericolosa.

Per capire cos’è davvero la malattia da altitudine, come riconoscerla e soprattutto come prevenirla, abbiamo intervistato il dottor Giovanni Aprile, medico chirurgo con studio a Modena e collaboratore del servizio di medicina trasfusionale.

Appassionato di alpinismo e arrampicata, la sua esperienza tra ambulatorio e pareti gli ha permesso di approfondire i meccanismi di adattamento del corpo umano oltre i 2500 metri.

1 – Cos’è la malattia da altitudine o mal di montagna?

La “malattia da altitudine” è un insieme di disturbi che possono colpire chi sale rapidamente sopra i 2500 metri.

La forma più comune è il mal di montagna acuto (AMS), mentre in casi gravi possono comparire complicanze potenzialmente letali come l’edema cerebrale da alta quota (HACE) o l’edema polmonare da alta quota (HAPE).”

2 – Chi può essere colpito?

Chiunque può sviluppare mal di montagna, anche persone allenate.

I principali fattori di rischio sono la velocità di salita, una storia pregressa di mal di montagna e l’attività fisica intensa nei primi giorni in quota.

Non è tanto la forma fisica a fare la differenza, quanto la capacità del corpo di acclimatarsi all’ipossia.

3 – Cosa succede al corpo in alta quota?

In alta quota diminuisce la pressione parziale dell’ossigeno, riducendo l’ossigeno disponibile. Il primo adattamento è l’iperventilazione, che può però causare alcalosi respiratoria.

Una delle conseguenze è l’aumento della diuresi, che insieme ad altri fattori come la riduzione dello stimolo della sete, può portare a disidratazione.

L’acclimatazione completa richiede tempi lunghi: in qualche settimana il corpo aumenta la produzione di globuli rossi, modifica la circolazione e migliora l’efficienza del metabolismo cellulare.

4 – Il mal di montagna può comparire già tra 1500 e 2500 metri?

Sì, sebbene raro, è stato documentato, ma a quelle quote è più probabile si tratti di disidratazione per altra causa, cefalea tensiva e jet lag (dopo viaggio aereo ovviamente).

L’incidenza aumenta con la quota: nella regione dell’Everest, fino all’84% di chi arriva in aereo a 3860 metri sviluppa sintomi. La gradualità nella salita è quindi fondamentale.

5 – Quali sono i sintomi più comuni?

I sintomi tipici del mal di montagna compaiono di solito entro 6-12 ore dalla salita e comprendono mal di testa, nausea, stanchezza, inappetenza e vertigini.

Nei casi più gravi, come l’HACE, si possono manifestare atassia, confusione mentale e coma.

6 – Come prevenire il mal di montagna?

La prevenzione migliore consiste in una salita graduale. Oltre i 3000 metri non bisognerebbe superare 300-400 metri di dislivello al giorno rispetto alla notte precedente e ogni tre giorni è utile inserire una notte extra di acclimatazione.

Anche l’esposizione pregressa alla quota aiuta: salire a 4300 metri dopo aver trascorso una settimana a 2000 metri riduce del 50% il rischio di AMS.

Quando la salita graduale non è possibile, si può ricorrere a una profilassi farmacologica, soprattutto per chi ha già sofferto di mal di montagna.

Il farmaco di prima scelta è l’acetazolamide, che favorisce l’acclimatazione contrastando l’alcalosi respiratoria e stimolando una ventilazione più efficace.

Anche il desametasone è efficace, ma va usato con cautela per i possibili effetti collaterali. In emergenza, ossigeno e camere iperbariche portatili possono salvare la vita.

7 – Per concludere, quali consigli può dare a escursionisti e alpinisti?

Informarsi prima di partire, non sottovalutare i primi sintomi e non avere fretta di salire.

La montagna non scappa.

Ricordarsi che il corpo ha bisogno di tempo per adattarsi: più lo si rispetta, più a lungo si potrà godere dell’alta quota in sicurezza.

 

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