Le creme solari sono diventate uno degli argomenti più discussi dei social network e non sempre in modo accurato.
Uno studio pubblicato sulla rivista PLOS Digital Health ha analizzato quasi mille video di TikTok tra i più visti all’interno di cinque fra gli hashtag più popolari dedicati alla protezione solare.
Il risultato è ambivalente: circa l’87 per cento dei video incoraggiava l’uso della crema solare, ma i contenuti che registravano il maggior numero di interazioni, tra like, commenti e condivisioni, erano proprio quelli che contenevano informazioni sbagliate.
In altre parole, anche se i video con affermazioni inesatte sono numericamente inferiori a quelli che promuovono l’uso della protezione, sono quelli che circolano di più.
Il rischio è che un pubblico molto ampio finisca esposto soprattutto alle bufale. “La disinformazione sulle creme solari su TikTok rappresenta un’area di preoccupazione”, scrivono i ricercatori nello studio.
La ricerca arriva poche settimane dopo un sondaggio dell’American Academy of Dermatology (AAD) secondo cui oltre 16 milioni di adulti hanno dichiarato di aver ridotto o interrotto l’uso della crema solare a causa di quanto avevano letto online.
L’AAD ha inoltre rilevato che il 21 per cento degli americani si affida agli influencer dei social per i consigli sulla cura della pelle, mentre quasi la metà afferma di aver incontrato in rete informazioni scorrette sulla protezione solare.
Crema solare – Foto Getty Images
I dermatologi americani, intervistati dal magazine americano Outside, lo confermano: “Me le sento ripetere in studio in continuazione”, ha raccontato la dottoressa J. Rodney, dermatologa e direttrice di Eternal Dermatology and Aesthetics.
Secondo il dottor Spencer Dunaway, dermatologo dell’Ohio State University Wexner Medical Center, i falsi miti si diffondono perché a molte persone la crema solare non piace già in partenza.
“Quando le persone non amano fare qualcosa, sono naturalmente più disposte a credere, o addirittura a cercare, informazioni che dicano loro che non devono farlo”, ha spiegato a Outside.
Alcune di queste convinzioni, aggiunge, contengono un “nocciolo di verità” che viene poi ingigantito o estrapolato dal contesto, ed è proprio questo meccanismo a tenerle in vita.
Ecco le sei affermazioni che i medici si sentono ripetere più spesso, e cosa c’è di vero dietro ciascuna.
I medici sono netti nel definirla un’affermazione falsa e molto pericolosa.
“Una scottatura è il sistema di allarme del corpo che segnala che si è verificata un’enorme quantità di danni al DNA”, ha detto Dunaway, “quel danno al DNA si accumula nel corso della vita, ed è uno dei principali meccanismi attraverso cui si sviluppano i tumori della pelle”.
Una singola scottatura, precisa Dunaway, “non è la fine del mondo”, ma i danni si sommano nel tempo.
Uno studio pubblicato sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers and Prevention ha rilevato che le giovani donne bianche che avevano avuto cinque o più scottature con vesciche tra i 15 e i 20 anni presentavano un rischio superiore dell’80% di sviluppare un melanoma, la forma più grave di tumore cutaneo.
“Una singola scottatura con ogni probabilità non ucciderà nessuno, ma nel loro insieme le scottature aumentano il rischio di tumori della pelle”, ha osservato Rodney.
Una precisazione è però necessaria: quello studio è stato condotto esclusivamente su donne bianche.
Il rapporto tra scottature e rischio di melanoma nelle persone con tonalità di pelle più scure non è altrettanto documentato e i fattori di rischio legati ai raggi ultravioletti variano in modo sostanziale a seconda del tipo di pelle.
Su questo punto la smentita è categorica: “Non esistono studi che dimostrino un aumento dei tumori della pelle associato all’uso della crema solare”, ha affermato la dottoressa Ida Orengo, dermatologa e direttrice sanitaria del Dipartimento di Dermatologia del Baylor College of Medicine.
Rodney concorda: “Le creme solari sono state testate in modo approfondito per decenni”, ha detto. “Fanno esattamente l’opposto di essere cancerogene: aiutano a prevenire i tumori della pelle”.
Alcuni pazienti di Dunaway gli hanno contestato il dato dell’aumento dei casi di melanoma nonostante la crescita nell’uso delle creme solari.
Il dermatologo fa però notare che un melanoma impiega di solito decenni a svilupparsi: “Un melanoma diagnosticato oggi in un sessantacinquenne può riflettere un’esposizione al sole degli anni Ottanta o Novanta, molto prima che l’uso della crema solare diventasse comune come oggi”.
“Allo stesso tempo siamo diventati molto più bravi a individuare il melanoma e i tassi di biopsia sono aumentati in modo sostanziale, quindi oggi troviamo tumori che anni fa sarebbero rimasti non diagnosticati” ha aggiunto il medico.
Una revisione scientifica spesso citata dagli scettici aveva rilevato che le persone che dichiaravano di usare regolarmente la crema solare avevano un rischio di melanoma leggermente più alto.
Gli stessi ricercatori avevano però osservato che quel legame era andato riducendosi a partire dagli anni Ottanta, fino a non essere più statisticamente significativo all’inizio degli anni Novanta.
“Il problema è che le persone che hanno bisogno di usare la crema solare sono già quelle a più alto rischio di sviluppare un tumore della pelle”, ha detto Dunaway.
“Chi usa la protezione tende ad avere la pelle chiara, a scottarsi facilmente e a passare molto tempo in spiaggia o in piscina. Gli studi che tengono conto di queste differenze mostrano che la crema solare è effettivamente protettiva”.
Un’altra preoccupazione riguarda le sostanze chimiche che vengono assorbite nel flusso sanguigno.
“C’è un fondo di verità nel fatto che alcuni filtri ultravioletti chimici più datati possano raggiungere livelli rilevabili nel sangue dopo applicazioni ripetute”, ha ammesso Dunaway. “Tuttavia rilevabile non significa pericoloso e non è stato dimostrato che questi ingredienti causino tumori negli esseri umani”.
Il dermatologo aggiunge che le tecnologie più recenti, incluso il bemotrizinolo, ingrediente approvato di recente, comportano un assorbimento minimo nel sangue: “Le creme solari minerali funzionano bene ed evitano in larga misura del tutto il problema dell’assorbimento sistemico”.
Questa affermazione è più sfumata.
Dunaway la definisce “tecnicamente vera”, ma spiega che la realtà è complessa: “Molte creme solari per il viso a uso quotidiano, in particolare quelle prodotte dalle aziende cosmetiche, contengono polimeri sintetici che migliorano la sensazione al tatto e la stendibilità del prodotto sulla pelle”.
Tra questi ci sono ingredienti come i copolimeri acrilati, che aiutano a evitare che le componenti del prodotto si separino, il dimeticone, che rende la stesura più scorrevole, e il polietilene, una plastica utilizzata anche negli imballaggi.
“Quello che spesso viene lasciato fuori dalla conversazione è che questi ingredienti non sono esclusivi delle creme solari”, ha aggiunto Dunaway, “si trovano in tutta l’industria cosmetica, nelle creme idratanti, nel trucco e in molti altri prodotti per la cura della pelle”.
Il dermatologo sottolinea inoltre che i polimeri sintetici usati nelle creme solari sono di dimensioni troppo grandi per essere assorbiti attraverso una pelle integra.
“Anche le nanoplastiche, molto più piccole, hanno dimostrato di restare negli strati più esterni della barriera cutanea senza raggiungere i tessuti vitali”, ha spiegato.
Restano comunque disponibili numerose creme solari minerali a etichetta pulita che non fanno ricorso a questi polimeri.
Piccole quantità di crema solare finiscono inevitabilmente ingerite, per esempio quando ci si passa la lingua sulle labbra o quando il sudore cola in bocca, ha ricordato Orengo. Si tratta di un fatto non dannoso.
Sia le creme minerali sia quelle chimiche, ha precisato Dunaway, sono considerate non tossiche: “Servirebbe una quantità enorme di crema solare perché un adulto raggiunga livelli tossici”.
“Anche per un bambino piccolo servirebbero diversi tubetti interi di crema solare chimica prima di poter ipotizzare anche solo un potenziale di tossicità” ha aggiunto.
Anche in questo caso il quadro è articolato.
Le creme solari ad ampio spettro bloccano la radiazione ultravioletta B, la lunghezza d’onda responsabile della produzione di vitamina D nella pelle, ha spiegato Dunaway:
“Questo non significa necessariamente che l’uso della crema solare si traduca in una carenza di vitamina D nella vita reale”, ha aggiunto, poichè “serve sorprendentemente poca esposizione al sole per mantenere livelli sani di vitamina D”.
La quantità di esposizione solare necessaria varia moltissimo, da appena 5 minuti in estate a oltre 45 minuti in inverno, a seconda della latitudine, della stagione, dell’ora del giorno, della tonalità della pelle e della porzione di corpo scoperta.
Una precisazione importante riguarda lo stato della ricerca, in continua evoluzione.
Una revisione scientifica del 2025 suggerisce che l’uso della crema solare possa ostacolare la sintesi della vitamina D, con un possibile abbassamento dei livelli nell’organismo.
Gli autori della revisione affermano però che “sono necessarie ulteriori ricerche per determinare le implicazioni più ampie sulla salute e orientare le raccomandazioni di sanità pubblica”.
Uno studio sempre del 2025 ha individuato elementi che suggeriscono come l’uso di creme ad alto fattore di protezione possa incidere sulla quantità di vitamina D che il corpo assorbe dal sole.
I ricercatori hanno osservato che chi utilizza protezioni ad alto SPF, definite in quello studio come SPF 50 o superiore, potrebbe avere bisogno di assicurarsi l’apporto di vitamina D attraverso l’integrazione.
“Questo è il più grande mito di tutti”, ha detto Rodney.
“Chiunque, comprese le persone con la pelle scura, può sviluppare tumori cutanei, rughe sottili e segni di invecchiamento a causa dell’esposizione al sole” ha affermato.
Una pelle più scura offre una protezione naturale maggiore contro i danni da raggi ultravioletti, ha precisato Dunaway, ma un rischio minore non equivale a un rischio nullo.
Il quadro cambia anche nella forma. Nelle persone con pelle scura il melanoma più frequente tende a comparire sui palmi delle mani, sulle piante dei piedi e sui letti ungueali, e non è legato all’esposizione ultravioletta.
Per questo la consapevolezza e la diagnosi precoce contano quanto la crema solare.
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