Per dimagrire la ricetta è facile, almeno all’apparenza: camminare regolarmente e prestare attenzione all’alimentazione.
Ma la ricerca scientifica ha scoperto alcuni effetti sorprendenti che riguardano alcuni cibi e alcuni modi di mangiare.
Ecco sette sorprendenti cose da sapere per camminare e dimagrire con l’alimentazione corretta.
E, stai tranquillo, ti spiegheremo cosa conta davvero e cosa invece è curioso ma serve a poco.
Una banana ancora acerba e una molto matura non sono nutrizionalmente identiche.
Durante la maturazione, infatti, buona parte dell’amido viene trasformata in zuccheri, rendendo il frutto più dolce.
Ph.: Gettyimages/AaronAmat
Le banane meno mature contengono maggiori quantità di amido resistente, una sostanza che viene digerita solo parzialmente nell’intestino tenue.
Uno studio pubblicato su Diabetic Medicine ha confrontato gli effetti delle banane acerbe e molto mature su dieci persone con diabete di tipo 2, osservando una risposta glicemica inferiore dopo il consumo del frutto meno maturo.
Ma c’è un’altra scoperta interessante.
Una ricerca pubblicata sul Journal of Functional Foods ha osservato che il consumo di farina di banana verde, ricca di amido resistente, era associato a una maggiore sazietà e a una riduzione del 14% delle calorie consumate nei due pasti successivi.
Questi risultati suggeriscono un possibile ruolo dell’amido resistente nel controllo dell’appetito.
_Lo studio di Diabetic Medicine sulla banana
Può sembrare incredibile, ma uno studio giapponese pubblicato nel 2021 sul Journal of Exercise Science & Fitness ha dimostrato che masticare chewing gum durante una passeggiata modifica il consumo energetico.
I ricercatori hanno coinvolto 50 adulti, facendoli camminare per 15 minuti in due condizioni differenti: masticando una gomma oppure dopo aver ingerito pastiglie con gli stessi ingredienti.
Con il chewing gum i partecipanti hanno percorso mediamente 1.138 metri, contro 1.121 metri nella prova di controllo.
Anche il consumo energetico è aumentato, passando da 60,3 a 63,4 chilocalorie.
La differenza è di sole tre calorie, ma il risultato dimostra che persino un gesto apparentemente estraneo all’attività fisica può influenzare velocità e dispendio energetico.
Lo studio ha rilevato effetti particolarmente evidenti nei partecipanti di almeno 40 anni.
_La ricerca giapponese sul chewing gum e i suoi effetti sul consumo di calorie
La pasta appena cotta e quella conservata in frigorifero e riscaldata non sono esattamente identiche dal punto di vista nutrizionale.
Il motivo è la retrogradazione dell’amido: durante il raffreddamento, una parte delle molecole si riorganizza formando il cosiddetto amido resistente, meno facilmente digeribile.
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Una ricerca pubblicata nel 2026 su Nutrients ha confrontato gli effetti della pasta fresca e di quella raffreddata per 24 ore e successivamente riscaldata, coinvolgendo 32 adulti con diabete di tipo 1.
Nella pasta raffreddata l’amido resistente è aumentato di circa il 60%.
Anche il picco glicemico successivo al pasto è risultato inferiore: 10,7 mmol/L contro 12,6 mmol/L.
Un risultato interessante, che fa supporre che la pasta riscaldata possa aiutare a dimagrire attraverso la risposta glicemica, ma che merita ulteriori conferme.
_Lo studio del 2026 su Nutrients
Bere acqua prima di mangiare potrebbe essere una strategia utile per chi sta cercando di dimagrire.
Uno studio clinico dell’Università di Birmingham, pubblicato nel 2015 sulla rivista Obesity, ha coinvolto 84 adulti con obesità.
A un gruppo è stato chiesto di bere mezzo litro d’acqua circa 30 minuti prima dei pasti principali. Tutti i partecipanti avevano inoltre ricevuto consigli per il controllo del peso.
Dopo 12 settimane, chi beveva acqua aveva perso mediamente 1,3 chilogrammi in più rispetto al gruppo di controllo.
Una possibile spiegazione è che l’acqua favorisca temporaneamente il senso di pienezza, aiutando a mangiare meno.
_Lo studio dell’Università di Birmingham
Non è soltanto una questione di calorie: anche la consistenza degli alimenti influenza il senso di sazietà.
Un esperimento della Pennsylvania State University, pubblicato sulla rivista Appetite, ha coinvolto 58 adulti ai quali venivano proposti, prima di pranzo, una mela intera, purea di mela oppure succo, con o senza fibre aggiunte.
Ph.: Gettyimages/LittleBee80
Le porzioni avevano un apporto energetico equivalente, pari a circa 125 calorie.
Il risultato? Chi mangiava la mela intera assumeva complessivamente circa il 15% di calorie in meno rispetto a quando non consumava nulla prima del pasto, considerando anche le calorie della mela.
La riduzione media era di 187 chilocalorie.
La mela intera aumentava inoltre la sazietà più della purea e del succo.
Lo studio suggerisce che mangiare frutta intera prima del pasto possa aiutare a controllare l’appetito.
_La ricerca pubblicata su Appetite
Le prugne secche sono relativamente caloriche, eppure alcune ricerche suggeriscono che possano trovare posto anche in un’alimentazione finalizzata al dimagrimento.
Uno studio dell’Università di Liverpool, pubblicato nel 2021 su Nutrition Bulletin, ha analizzato gli effetti del loro consumo sulla sazietà e sul peso corporeo.
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In una sperimentazione di 12 settimane, 100 partecipanti hanno seguito un programma di dimagrimento: metà consumava quotidianamente prugne secche al posto dei consueti spuntini.
Il gruppo delle prugne ha perso mediamente 1,99 chilogrammi, contro 1,53 chilogrammi nel gruppo di controllo.
Non conta soltanto quello che mangiamo: conta anche l’orario dei pasti.
Uno studio pubblicato nel 2022 sulla rivista Cell Metabolism ha coinvolto 16 adulti con sovrappeso o obesità, sottoponendoli a due programmi alimentari controllati.
Le quantità e le caratteristiche degli alimenti erano identiche. Cambiava soltanto l’orario, con pasti posticipati di circa quattro ore in una delle due condizioni.
Mangiando più tardi, i partecipanti avvertivano una maggiore sensazione di fame e presentavano modificazioni degli ormoni che regolano l’appetito.
Durante le ore di veglia è stato osservato anche un minore dispendio energetico.
La ricerca suggerisce che gli orari possano influenzare alcuni meccanismi coinvolti nella sua regolazione.
_Lo studio che dimostra come l’orario in cui si mangia conti
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