L’autunno cambia volto alle montagne e il foliage è un vero spettacolo, con i boschi che si accendono di giallo, arancio e rosso.
È una delle stagioni migliori per camminare, soprattutto quando si scelgono itinerari tra foreste, montagne e panorami indimenticabili.
Da nord a sud, ecco sei trekking immersi nella magia del foliage, per rilassarsi camminando e godere del fascino emozionante di questa stagione.
Dal Passo Giau prende avvio un itinerario ad anello che attraversa alcuni degli scenari più celebri delle Dolomiti, collegando il Rifugio Averau, il Monte e il Rifugio Nuvolau, il Rifugio Scoiattoli e il complesso delle Cinque Torri.
Un percorso ricco di continui cambi di prospettiva, con ampie vedute sulle principali cime dolomitiche e su Cortina d’Ampezzo.
ph: Gettyimages/phbcz
Dal Passo Giau, a 2.236 metri di quota, si segue il sentiero CAI 452 verso il Rifugio Averau.
Il panorama si apre subito sul Ra Gusela e, man mano che si procede, comprende alcuni dei grandi gruppi dolomitici: dalle Pale di San Martino alla Marmolada e al Gruppo del Sella.
Dal rifugio si affronta quindi la salita verso il Monte Nuvolau, raggiungendo il Rifugio Nuvolau a circa 2.575 metri, uno dei punti più panoramici dell’intero itinerario.
Da questa posizione la visuale si amplia verso le Tofane, il Lagazuoi, le Cinque Torri e la conca di Cortina d’Ampezzo.
Dopo essere tornati verso l’Averau, il percorso abbandona il tracciato principale e prende il sentiero CAI 439 in direzione delle Cinque Torri.
La discesa conduce al Rifugio Scoiattoli, a 2.255 metri, affacciato direttamente sul celebre gruppo roccioso.
Da qui il sentiero CAI 443 passa accanto alle Cinque Torri e raggiunge il Rifugio Cinque Torri, a 2.137 metri.
L’ultima parte dell’anello è caratterizzata da una successione di saliscendi che attraversa la forcella e riporta gradualmente verso il Passo Giau.
Alcuni brevi tratti sono più ripidi e attrezzati con tronchi di legno, ma il vero elemento distintivo rimane il paesaggio, che continua a cambiare fino alla conclusione del percorso.
Nella parte finale si aprono nuove visuali sui Lastoi de Formin, completando un itinerario particolarmente vario dal punto di vista panoramico.
Il percorso misura circa 11,5 chilometri e presenta un dislivello positivo di 779 metri, con una quota massima di 2.585 metri.
È soprattutto la ricchezza del paesaggio, più che la difficoltà tecnica, a rendere questo anello uno dei percorsi più interessanti della zona del Passo Giau.
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L’itinerario parte nei pressi di Ballabio Inferiore e risale la Val Calolden – o Calodem – seguendo in gran parte il corso dell’omonimo torrente.
Il sentiero si sviluppa in ambiente boschivo, con pendenze generalmente moderate e numerosi piccoli salti d’acqua, particolarmente suggestivi durante l’autunno.
Ph.: Gettyimages/Antonel
Proseguendo verso l’alto si raggiungono i Piani dei Resinelli, da cui ha inizio la parte più panoramica dell’escursione.
Una mulattiera conduce al Belvedere del Parco Valentino, affacciato sulla valle sottostante e sui laghi del territorio lecchese.
La terrazza panoramica rappresenta uno dei punti più interessanti del percorso, grazie all’ampia visuale sulle montagne e sulle valli circostanti.
Da qui è possibile continuare verso il Monte Coltignone, un’ulteriore meta che merita una sosta per godersi il paesaggio.
Il rientro passa dalla Cima Paradiso, dove si aprono altri scorci sulle montagne della zona, prima di riprendere il cammino verso il punto di partenza.
Nel complesso, l’escursione combina il fascino ombroso della valle, il rumore dell’acqua e alcuni notevoli punti panoramici, offrendo una piacevole esperienza nel paesaggio prealpino lecchese.
Con una distanza di circa 12,65 chilometri e un dislivello positivo di 1.050 metri, il percorso richiede un buon impegno fisico, pur non presentando particolari difficoltà tecniche.
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Un itinerario ad anello nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, con partenza dall’Eremo di Camaldoli e sviluppo tra alcune delle zone forestali più suggestive dell’Appennino tosco-romagnolo.
Il percorso prende avvio dall’Eremo e, dopo un breve tratto su strada asfaltata, entra subito nel bosco seguendo la direzione di Prato alla Penna.
ph: Gettyimages/Annibali_Krinaphoto
Qui si imbocca un tratto della Via di Francesco, che conduce progressivamente verso il Passo Fangacci.
Dal passo il cammino prosegue seguendo il sentiero CAI 227 in direzione di Lama.
La discesa si inoltra nella fitta foresta, tra faggete e abetaie che in autunno assumono colori particolarmente intensi.
Il paesaggio diventa via via più selvaggio e appartato, fino a raggiungere la zona della cascata degli Scalandrini, uno dei punti più caratteristici dell’escursione.
Poco oltre si apre la visuale sulla Foresta della Lama e sul bacino di Ridracoli, offrendo un netto contrasto tra la profondità del bosco e gli spazi più aperti del paesaggio circostante.
Raggiunta la parte più bassa dell’itinerario, il sentiero incontra un antico ponte in pietra e la rete di percorsi che attraversa la Foresta della Lama.
Da qui si prende il sentiero CAI 229 verso Gioghetto e comincia la lunga risalita verso l’Eremo.
Per circa due ore il percorso guadagna quota attraversando una successione di faggete e abetine, in un ambiente particolarmente integro e silenzioso.
L’ultima parte conduce nuovamente verso l’Eremo di Camaldoli, chiudendo un anello che alterna tratti di foresta, corsi d’acqua, cascate e punti panoramici.
L’itinerario misura circa 12,4 chilometri e presenta un dislivello positivo di 823 metri, con quote comprese tra i 750 e i 1.367 metri.
Un anello breve ma molto vario nel cuore dell’Appennino Tosco-Emiliano, particolarmente interessante all’inizio dell’autunno, quando le vaste brughiere di mirtillo che ricoprono i versanti del Corno alle Scale cambiano colore e assumono intense tonalità rosse.
Il percorso tocca due degli specchi d’acqua più noti dell’area, il Laghetto del Cavone e il Lago Scaffaiolo, alternando boschi, valloni e ampi tratti di montagna aperta.
ph: Gettyimages/Manuela-Finetti.
La partenza è dal Laghetto del Cavone, dove si trova un’area di parcheggio e, nelle vicinanze, un rifugio, una fontanella e uno spazio attrezzato per la sosta.
Il sentiero segue inizialmente la valle del Rio Piano, attraversando un tratto boscoso prima di uscire in un ambiente più aperto.
Dopo circa 800 metri è importante mantenersi sul sentiero CAI 335, prendendo il bivio a destra invece di proseguire sul 337.
Superato il bivio, il percorso affronta una salita abbastanza decisa ma su terreno generalmente ben percorribile.
Guadagnata quota, il bosco lascia progressivamente spazio alle brughiere di mirtillo, che costituiscono uno degli elementi più caratteristici dell’escursione.
Tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, a seconda dell’andamento della stagione, i versanti possono trasformarsi in una distesa di rosso, creando un paesaggio molto particolare.
Il cammino prosegue verso il rifugio Le Malghe, dove si trova anche un punto di acqua potabile.
Da qui inizia la salita verso il Lago Scaffaiolo, in buona parte su strada sterrata e quindi senza particolari difficoltà.
Man mano che si sale, il panorama diventa sempre più ampio e il paesaggio si apre definitivamente.
Raggiunto il lago, a circa 1.800 metri di quota, si incontra il Rifugio Duca degli Abruzzi, una delle mete più frequentate dell’alto Appennino tra Emilia-Romagna e Toscana.
Dal Lago Scaffaiolo una breve deviazione permette di raggiungere il crinale tra le due regioni, da cui si può godere di un panorama molto ampio sui rilievi circostanti.
Il ritorno procede quindi attraverso altre distese di mirtilli, scendendo progressivamente verso una valle solcata da un piccolo corso d’acqua e rientrando poi nel bosco, nel bacino del Dardagna.
Il tratto finale segue strade forestali e sentieri che attraversano l’area degli impianti di risalita, passando nei pressi di un ristorante, prima di riportare al Laghetto del Cavone attraverso il bosco e alcune piste da sci.
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L’Alpe di Siusi si estende nelle Dolomiti dell’Alto Adige, sopra Castelrotto e Siusi allo Sciliar, tra il massiccio dello Sciliar e le sagome del Sassolungo e del Sassopiatto.
È uno scenario unico e celebre in tutto il mondo tra malghe, foreste e le Dolomiti maestose.
Ph.: Gettyimages/Piotr Krzeslak
Nelle giornate limpide di settembre e ottobre la visibilità è spesso ottima e il profilo dello Sciliar accompagna gran parte delle passeggiate.
L’Alpe di Siusi regala itinerari per ogni livvello di difficoltà, dalle semplici camminate tra le malghe fino agli itinerari più lunghi verso i gruppi dolomitici che circondano l’altopiano.
Per chi vuole restare su un percorso accessibile senza rinunciare a una giornata completa di cammino, una buona soluzione è l’anello con partenza da Compatsch, uno dei principali punti di accesso all’Alpe.
Il percorso misura circa 12 chilometri e presenta un dislivello contenuto, intorno ai 370 metri.
Si cammina soprattutto tra pascoli, strade forestali e sentieri che collegano le malghe.
L’assenza di grandi salite permette di dedicare più tempo al paesaggio, fermandosi nei punti panoramici e osservando da vicino il passaggio dai prati ai boschi.
È un itinerario particolarmente adatto all’autunno proprio perché resta per gran parte in ambienti panoramici e facilmente percorribili, senza affrontare i tratti rocciosi e più impegnativi delle escursioni che salgono verso le quote superiori dello Sciliar.
Il Terminillo fa parte dei Monti Reatini, nell’Appennino centrale, e domina la conca di Rieti con una cima che supera i 2200 metri.
È la montagna dei romani, ma ha un fascino unico per tutti, in particolare in autunno.
ph: Gettyimages/Buffy1982
Alle quote più basse prevalgono i boschi, soprattutto le faggete; più in alto il paesaggio cambia rapidamente e lascia spazio a pendii erbosi, pietraie e creste.
In autunno Pian de’ Valli è particolarmente interessante perché il colore dei faggi regala emozioni uniche.
Tra settembre e ottobre le tonalità passano progressivamente dal verde al giallo, all’arancio e al marrone, mentre le quote superiori restano più spoglie e permettono di osservare bene la struttura del massiccio.
Il Terminillo offre quindi due ambienti molto diversi: il bosco nei settori più bassi e il paesaggio di cresta quando si sale verso le cime.
Pian de’ Valli, a circa 1600 metri, è uno dei punti di partenza più utilizzati per esplorare la montagna.
Da qui parte un anello che permette di attraversare una parte significativa del massiccio senza limitarsi alla sola vetta.
Il percorso raggiunge Cima dell’Innominata, prosegue verso la Cresta Sassetelli e quindi verso il Terminelletto, prima di tornare verso il punto di partenza.
La parte iniziale permette di camminare tra boschi e versanti più riparati; salendo, invece, il panorama si apre progressivamente verso i gruppi montuosi dell’Appennino centrale.
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