Monferrato da gustare in autunno: 5 borghi tra vini, tartufo e sapori

Tra Astigiano e Casalese, cinque borghi raccontano il Monferrato più autentico: dalle cattedrali sotterranee di Canelli agli amaretti di Mombaruzzo, dalle vigne della Barbera al tartufo bianco di Moncalvo. Un viaggio lento tra paesaggi Unesco e sapori d'autunno

27 ottobre 2026 - 9:00

Monferrato, le dolci colline d’autunno: 5 borghi da assaporare

Tra il Tanaro e il Po, a nord delle Langhe, il Monferrato astigiano e casalese si apre in colline basse e dolci.

Qui la tavola si regge su pochi prodotti.

Gli amaretti che escono caldi dai forni artigiani, i rossi di struttura, gli spumanti nati nel buio delle cantine scavate nel tufo, il cardo che cresce sotto la sabbia, il tartufo bianco cavato all’alba.

Cinque borghi, a poche decine di chilometri l’uno dall’altro, bastano per capire un territorio che dà il meglio quando lo si prende lentamente, per strade provinciali che seguono i crinali.

È in autunno, a vendemmia finita, tra le fiere di paese e l’inizio della stagione del tartufo, che il Monferrato si lascia raccontare meglio.

1 – Mombaruzzo, la patria dell’amaretto

Mombaruzzo sta nell’Astigiano meridionale, a pochi chilometri da Nizza Monferrato, ed è il paese degli amaretti.

La ricetta tradizionale usa mandorle dolci, una piccola parte di armelline (i semi delle albicocche), albumi e zucchero.

L’impasto si lavora a mano, si porziona e va in forno.

Il risultato è un biscotto morbido all’interno, con una crosta sottile e leggermente croccante, che si vende avvolto in carta velina, di solito in coppia.

Alcuni laboratori artigiani del paese lo producono da generazioni e hanno il punto vendita nella stessa sede, per cui si compra a pochi metri dal forno.

L’abitato si distende sul crinale intorno al castello di origine medievale, con case di mattoni e vicoli che scendono verso le vigne.

Il territorio è dedicato alla Barbera d’Asti DOCG, rosso dal colore intenso e dall’acidità marcata, che a Mombaruzzo si trova nelle cantine di famiglia insieme al Moscato e al Brachetto.

_Tutto quello che c’è da sapere su Mombaruzzo

2 – Canelli, spumante meraviglioso

Il centro di Canelli ha sotto di sé una seconda città.

Le cantine storiche delle case spumantiere, scavate nel tufo a partire dall’Ottocento, formano una rete di gallerie lunga chilometri, con volte di mattoni e pile di bottiglie ordinate per annata.

Sono le cosiddette cattedrali sotterranee, incluse nel sito Unesco, e si visitano da Bosca, Contratto, Gancia e Coppo, che hanno sede in paese e organizzano percorsi guidati.

Fu qui che Carlo Gancia, dopo un periodo di formazione a Reims, avviò a metà Ottocento la produzione del primo spumante italiano con metodo classico.

Da allora il Moscato bianco, coltivato sulle colline intorno, è diventato la base dell’Asti DOCG e del Moscato d’Asti DOCG, due vini aromatici che hanno portato il nome di Canelli nel mondo.

A pochi chilometri si trova Santo Stefano Belbo, paese natale di Cesare Pavese, e le sue colline di moscato sono quelle che compaiono nei suoi romanzi.

_Tutto quello che c’è da sapere su Canelli

3 – Nizza Monferrato, la capitale del Barbera

Nizza è la capitale della Barbera.

Dal 2014 la denominazione Nizza DOCG, nata come sottozona del Barbera d’Asti, identifica una produzione più ristretta e regolata.

Le uve vengono da una zona delimitata, che comprende una manciata di comuni intorno alla città, le rese sono basse e l’affinamento dura almeno diciotto mesi, in parte in legno.

Ne esce un vino scuro, corposo, con frutti rossi maturi e un finale lungo, che sta bene accanto a bolliti, brasati e formaggi stagionati.

Le cantine del territorio sono per lo più aziende a conduzione familiare, dove si assaggia in sala degustazione o direttamente tra le botti, spesso con il produttore che versa e racconta l’annata.

Chi vuole farsi un’idea d’insieme può partire dall’Enoteca regionale, nella stupenda cornice del Palazzo Crova, che permette di confrontare le etichette del territorio senza spostarsi.

Il secondo prodotto simbolo è il cardo gobbo, presidio Slow Food.

Si coltiva nei terreni sabbiosi lungo il Belbo e a fine estate le piante vengono piegate a terra e ricoperte, in modo che sbianchino al buio e perdano l’amaro: da quella curvatura viene il nome.

A novembre la Fiera del Cardo Gobbo riempie le vie del centro.

Tra banchi di produttori e tavole apparecchiate nei ristoranti, dove il cardo arriva in bagna cauda, crudo con olio e sale, in pastella o gratinato con la fonduta.

Il centro storico si percorre in poco tempo.

Da non perdere il Campanon, la torre civica con l’orologio che domina il paese, e piazza Garibaldi, dove si ferma volentieri chi vuole chiudere la mattina con un bicchiere di Barbera.

_Cosa vedere a Nizza Monferrato

4 – Moncalvo, la fiera del tartufo

Moncalvo sorge su un colle tra Astigiano e Casalese, con un centro storico compatto di vicoli, portici e piccole piazze.

Il nome del paese è legato a quello del pittore Guglielmo Caccia.

Nato a Montabone nel 1568, qui visse e lavorò a lungo e che dal paese prese il soprannome con cui è conosciuto.

Alcune sue opere si conservano nelle chiese locali, tra cui San Francesco.

L’appuntamento più sentito è però la Fiera nazionale del tartufo.

Si svolge tra fine ottobre e novembre, quando in paese si incontrano trifolau, ristoratori e acquirenti.

Il tartufo bianco, che nei boschi di quercia e tiglio della zona si cerca con i cani, viene grattugiato a crudo su uova, tajarin e carne cruda battuta al coltello.

Moncalvo è terra di Barbera e Grignolino, che accompagnano i piatti della fiera nelle trattorie del centro.

_Moncalvo sul sito ufficiale della Fiera

5 – Vignale Monferrato, patria del Grignolino

Vignale occupa un crinale del Monferrato casalese, in provincia di Alessandria, con vista sulle colline fino alle Alpi nelle giornate limpide.

Il simbolo del paese sono gli infernot, piccoli ambienti sotterranei scavati a mano nella pietra da cantoni.

Un’arenaria tenera che ha permesso a generazioni di famiglie di ricavare nicchie e scaffali per conservare le bottiglie migliori.

Sono parte del sito Unesco e si visitano soprattutto a Vignale e nella vicina Cella Monte, dove la loro densità è particolarmente alta.

Il vino del luogo è il Grignolino del Monferrato Casalese DOC.

Rosso di colore chiaro, con tannino netto e profumi di pepe e fiori secchi, si serve volentieri fresco con salumi e agnolotti.

L’Enoteca regionale del Monferrato ha sede nel settecentesco Palazzo Callori, che d’estate ospita Vignale Danza, festival internazionale di danza contemporanea.

_Tutto quello che c’è da sapere su Vignale

 

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