La cascata de Lu Cugnuntu è una cascata alta circa 20 metri, posta poco oltre la confluenza tra il fosso Acquastrino e il fosso del Valloncello, a Preci in Valnerina
C’è un angolo d’Italia, in Umbria, in cui un fiume non scorre soltanto: scolpisce la roccia, apre gole profonde, disegna sentieri tra boschi umidi e villaggi sospesi nel tempo.
Siamo nella Valnerina, dove il Parco fluviale del Nera si sviluppa lungo un corridoio naturale fatto di acqua, pietra e vegetazione fittissima.
Qui il paesaggio cambia improvvisamente rispetto all’Umbria più morbida e collinare: diventa stretto, verticale, selvatico. E sorprende.
Il protagonista assoluto è il Nera, un fiume che nasce nell’Appennino umbro-marchigiano.
Percorre circa 116 chilometri prima di confluire nel Tevere, modellando nel tempo una valle aspra, frastagliata e straordinariamente ricca di vita.
Non è un corso d’acqua docile: è un fiume che lavora, che scava, che impone la propria geometria alla roccia calcarea circostante.
Ph: Gettyimages/Yulia-Y
Il risultato è una gola profonda, a tratti quasi claustrofobica, dove la luce filtra a stento tra le pareti e l’acqua assume tonalità che vanno dal verde smeraldo al turchese intenso a seconda della stagione e della profondità.
Il Parco fluviale del Nera si estende per circa venti chilometri lungo l’asta del fiume, coinvolgendo i comuni di Arrone, Ferentillo, Montefranco e Polino.
È un’area protetta istituita per tutelare uno dei sistemi fluviali più scenografici dell’Italia centrale, dove convivono ambienti naturali di grande pregio e insediamenti storici perfettamente integrati nel paesaggio.
Camminando lungo il Nera, la sensazione è di trovarsi altrove.
Le pareti rocciose che chiudono la valle, l’acqua potente che scorre tra massi levigati.
La vegetazione fitta e umida che non lascia mai spazio al secco, tutto questo crea un’atmosfera più vicina a certi canyon scandinavi o ai burroni del Tirolo che all’Italia del sole e dell’argilla.
È proprio questa combinazione di acqua, roccia calcarea e boschi umidi a dare al paesaggio un carattere inaspettato, quasi nordico, che colpisce soprattutto chi arriva dalle colline dorate dell’Umbria più conosciuta.
La vegetazione, in particolare, è una sorpresa continua: salici, ontani e pioppi lungo le rive, carpini e querce sulle pendici, felci e muschi ovunque l’umidità è più intensa.
In primavera il verde diventa quasi aggressivo, e la portata del fiume raggiunge il suo massimo, rendendo l’intera valle ancora più spettacolare.
Nel sistema del Nera si trova anche una delle attrazioni più famose d’Europa: la Cascata delle Marmore.
Con i suoi 165 metri di dislivello complessivo su tre salti, è tecnicamente una cascata artificiale di origine romana.
Fu creata nel 271 a.C. dal console Manio Curio Dentato per drenare le acque stagnanti della piana di Rieti ed è tra le più alte del continente.
Ph: Gettyimages/Sergei-Zolotukhin
Oggi viene aperta a orari regolamentati, ed è proprio nei momenti di apertura che raggiunge tutta la sua potenza visiva e sonora.
Ma chi si ferma solo alla cascata principale perde la parte più interessante.
L’intero sistema fluviale è costellato di piccole cascate secondarie, rapide, salti d’acqua e canaloni naturali che si incontrano lungo i sentieri meno battuti, lontano dalle zone più turistiche.
È lì che il Nera mostra il suo carattere autentico.
Chi si avventura nella parte più interna della Valnerina, verso Preci, può imbattersi in una delle cascate meno conosciute e più genuine dell’intera area: Lu Cugnuntu.
Ph: Gettyimages/Giuseppe Picciocchi
Alta circa venti metri, nasce dalla confluenza di due fossi — l’Acquastrino e il fosso del Valloncello — che uniscono le proprie acque poco prima del salto, creando una cascata compatta e potente, incorniciata da una vegetazione densa che in molti tratti non lascia passare il cielo.
Il nome stesso, dialettale e quasi impronunciabile per chi non è del posto, dice già tutto sulla natura di questo luogo: non è pensato per i turisti, non è segnalato sulle guide patinate, non ha parcheggi attrezzati né punti ristoro nelle vicinanze.
È semplicemente lì, come lo è sempre stato, nel silenzio umido di una gola che pochi si prendono la briga di raggiungere. Ed è esattamente per questo che vale la pena cercarlo.
Uno degli elementi più affascinanti del percorso è la presenza di piccoli borghi medievali arroccati sulle pendici della valle.
Arrone, Ferentillo e Montefranco sono centri in pietra che sembrano cresciuti dalla roccia stessa, con vicoli stretti, chiese antiche e terrazze che si affacciano direttamente sul fiume e sulla gola sottostante.
Non sono borghi turistici nel senso commerciale del termine: sono luoghi ancora vivi, dove il trekking si può interrompere per una sosta lenta, un caffè, una conversazione con qualcuno del posto.
Ph.: Gettyimages/Paolo Gagliardi
Ferentillo in particolare merita una menzione.
Oltre al paesaggio, ospita il Museo delle Mummie, una curiosità macabra e affascinante custodita nella cripta della chiesa di Santo Stefano, dove alcune salme si sono naturalmente mummificate nei secoli per le particolari condizioni del terreno.
_ Per altre informazioni, visita il sito dell’Ente turismo
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