Marittime, nel regno dello stambecco: ecco dove avvistarlo in libertà

Le Alpi Marittime sono uno dei luoghi migliori dell’arco alpino occidentale per osservare gli stambecchi in libertà: ecco le zone più indicate per provare a incontrarli.

23 luglio 2026 - 12:00

Alpi Marittime: 4 posti dove avvistare lo stambecco

Chi pensa che per vedere uno stambecco in natura serva salire fino al Gran Paradiso si sbaglia, o meglio: si ferma a metà strada.

Le Alpi Marittime, l’ultimo lembo di Alpi prima che la catena scenda verso il mare, ospitano una delle popolazioni più dense di tutto l’arco occidentale, e la storia di come sono arrivate fin qui vale quasi quanto l’avvistamento stesso.

Nell’Ottocento la specie era praticamente scomparsa dal versante piemontese, cacciata fino all’ultimo esemplare; è sopravvissuta solo grazie alla riserva reale dei Savoia nell’area del Gran Paradiso.

Nel corso del Novecento, a partire dal nucleo del Gran Paradiso, lo stambecco è stato reintrodotto nel settore della Valle Gesso, dove la popolazione ha progressivamente colonizzato anche le valli circostanti.

Da allora, la popolazione non ha fatto che crescere, fino a rendere questo angolo di Piemonte, tra la Valle Gesso e la Valle Stura, uno dei posti più affidabili d’Europa per incontrarli senza doversi accontentare di un puntino lontano sul crinale.

Il bello è che qui gli stambecchi non scappano.

Non è retorica da guida turistica: chi ha camminato in altre zone alpine sa che spesso la specie mantiene una distanza di sicurezza notevole, mentre nel Parco naturale delle Alpi Marittime, forse per l’assenza storica di bracconaggio recente o per la minore “pressione escursionistica” rispetto ad altri parchi, gli animali tollerano una vicinanza che altrove sarebbe impensabile. Ma dove, esattamente, si va a cercarli?

Vale la pena partire da quattro zone precise, ognuna con un carattere diverso, per capire dove concentrare il proprio tempo.

1 – I laghi di Fremamorta

Se dovessimo indicare un solo posto, sarebbe questo.

Il circo dei laghi di Fremamorta si raggiunge dal Vallone della Valletta con una salita non banale ma nemmeno estrema, e ripaga con un anfiteatro di acqua e roccia dove gli stambecchi scendono a bere nelle ore centrali della giornata, quando il sole è alto e il caldo li spinge verso l’acqua.

Chi frequenta la zona da anni racconta che nei pomeriggi di luglio è normale trovarne piccoli gruppi lungo le rive, spesso maschi adulti con corna ormai imponenti, che si muovono con una lentezza quasi teatrale, come se sapessero di essere osservati e non gliene importasse nulla.

Chi ha una fotocamera anche modesta può portarsi a casa scatti che altrove richiederebbero un teleobiettivo da professionista.

2 – Verso il Rifugio Genova

Nel cuore della Valle Gesso, a 2015 metri di quota, il Rifugio Genova Figari è uno dei punti di riferimento per chi vuole esplorare il settore più selvaggio delle Alpi Marittime.

Lo si raggiunge con una salita di circa un’ora e mezza, un percorso che già durante l’avvicinamento regala alcuni degli scenari più spettacolari della zona.

Prima il grande invaso artificiale del Lago del Chiotas, straordinaria opera di ingegneria alpina, poi un secondo lago di origine naturale che introduce all’ambiente d’alta quota.

Qui gli incontri con gli stambecchi riguardano soprattutto i maschi solitari, quelli che in tarda estate abbandonano i gruppi e si spingono verso i nevai residui, dove il fresco della neve li protegge dal caldo e dagli insetti.

Sono esemplari spesso più diffidenti dei branchi che si vedono più in basso, ma anche più spettacolari da osservare: capita di vederli fermi per lunghi minuti su una cengia, immobili, la sagoma stagliata contro il cielo.

Il rifugio stesso è un buon punto d’appoggio per chi vuole spezzare la giornata in due, magari fermandosi a dormire per tentare l’alba il mattino successivo, quando gli animali tornano ad avvicinarsi ai pascoli più bassi.

3 – Verso il Rifugio Questa

Nel settore orientale del Parco delle Alpi Marittime, il sentiero che sale verso il Rifugio Questa attraversa uno degli ambienti più suggestivi della zona, fatto di laghi alpini, pietraie e antiche mulattiere militari.

Qui gli stambecchi frequentano i versanti rocciosi e i pendii erbosi sopra il vallone, spesso visibili mentre si muovono sulle balze più tranquille lontano dal passaggio dei sentieri.

L’arrivo al rifugio, affacciato su una splendida conca d’alta quota, offre un punto privilegiato per osservare la fauna alpina: nelle prime ore del mattino o verso sera aumenta la possibilità di incontrare questi grandi abitanti delle Alpi, insieme a camosci e marmotte.

È un ambiente meno frequentato rispetto ad altri itinerari della Valle Gesso, ma proprio questa sua dimensione più appartata lo rende uno dei luoghi più interessanti per chi cerca un incontro autentico con la montagna.

4 – Il Vallone di Valasco, per chi vuole partire piano

Per chi non ha voglia o gambe per affrontare le salite più impegnative ma vuole vedere lo stambecco, il Vallone di Valasco resta la scelta più accessibile.

Si raggiunge da Terme di Valdieri con una mulattiera larga e regolare, tra i resti delle antiche terme reali ottocentesche, oggi abbandonate ma ancora in piedi.

L’altipiano che si apre più avanti, oltre i 1700 metri, ospita ancora mandrie all’alpeggio in estate, e proprio in mezzo a quel paesaggio più addomesticato si muovono anche gli stambecchi, insieme ai camosci, in un contesto meno selvaggio ma non per questo meno ricco di occasioni.

Il tardo pomeriggio, quando la luce si fa radente e gli animali escono dai boschi di larice ai margini del vallone per pascolare allo scoperto, è il momento in cui succede quasi tutto.

Anche chi sceglie questa tappa più tranquilla, alla fine, non torna a mani vuote: lo stambecco si lascia trovare comunque, magari con un po’ più di attesa ma con la stessa soddisfazione.

_ La pagina ufficiale delle Aree Protette Alpi Marittime

 

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