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A caccia nei parchi?

lettera aperta al presidente della commissione ambiente del Senato, senatore Antonio d'Alì

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Descrizione:

È in discussione al Parlamento una proposta di legge, di cui è primo   firmatario l'On. Orsi (PdL), che ha l'obiettivo di modificare  la legge quadro sulla caccia n° 157/92 che rappresentò lo straordinario   risultato di una miracolosa mediazione tra il mondo  ambientalista, animalista e alcune importanti associazioni venatorie.  

Mentre scriviamo questa proposta di legge è approdata  nelle commissioni Ambiente e Agricoltura del Senato. Paolo Piacentini,   nostro prezioso collaboratore per le tematiche ambientali,  ha inviato una lettera aperta che sotto pubblichiamo integralmente   all'attenzione del Presidente D'alì e delle associazioni  ambientaliste che partecipano al tavolo nazionale che sta discutendo   sulla possibile revisione della legge quadro.

Signor Presidente D'Alì,  Le scrivo questa lettera nella convinzione di rappresentare le   sensibilità e le preoccupazioni di molti miei colleghi Presidenti di   Parco in merito  alla proposta di Legge Orsi di riforma della legge 157 del 1992 e anche  per aver più volte ascoltato, per ultimo al Congresso Federparchi,  sue parole confortanti in merito all'importanza del sistema delle aree   protette . 

Ho deciso di mettere nero su bianco queste preoccupazioni perché,   nonostante un sano pragmatismo che cerco di adottare nell'esercizio del  mio ruolo istituzionale, mi rimane veramente incomprensibile quale   spinta possa esserci dietro una proposta di legge che rompe un equilibrio  raggiunto a fatica con la legge quadro del 1992.  Pensare che sia una ricerca del consenso, cosa ovviamente inaccettabile   su un argomento così delicato, mi sembra strano vista la cultura diffusa  tra gli italiani e i sondaggi che danno percentuali schiaccianti, tra   l'80 e il 90%, di italiani contrari alla proposta del senatore Orsi,   equamente  divisi tra i vari schieramenti politici.

Consideri, tra l'altro, che a parte alcuni problemi di carattere   culturale e di disinformazione sui danni da fauna selvatica, per alcune   specie  bandiera come l'aquila, l'orso ed il lupo, l'affetto da parte delle   stesse popolazioni residenti nei parchi è molto più forte che in   passato. Allora  quale può essere la motivazione di fondo che spinge a rivedere una legge   "miracolo" per raggiunto consenso tra le parti, compreso un pezzo  importante del mondo venatorio (consideri che chi scrive ha un fratello   cacciatore) che non mi risulta abbia mai chiesto una modifica così  radicale, che arriva a proporre la patente ai ragazzi di 16 anni?
Ci   sono ragioni scientifiche legate al controllo delle popolazioni di fauna   selvatica?  Purtroppo credo che le ragioni non sono queste e sicuramente le proposte   di modifica sono in piena contraddizione con le norme internazionali  di tutela della biodiversità sulle quali il sistema delle aree protette   è chiamato a svolgere un ruolo di primo piano. Le dicevo, prima,  del mio sano pragmatismo; sì, perché in questa fase storica di   pericoloso arretramento culturale sul fronte delle politiche legate alla   conservazione,  sto cercando un dialogo serio con le popolazioni locali del mio   territorio per affrontare, non dall'alto ma in una dialettica "orizzontale",  l'annoso problema del cinghiale. Nei miei incontri periodici mi   confronto anche con i cacciatori, con i quali non mi chiudo a riccio  ma anzi mi pongo in una forte condizione di ascolto rendendomi   disponibile a trovare uno spazio di collaborazione.
Ebbene in questi  incontri viene sempre più alla luce la preoccupazione per un fenomeno   che sta assumendo dimensioni molto preoccupanti e a legislazione  vigente mette a disposizione strumenti operativi inefficaci sia sul   fronte della prevenzione che della repressione.  Mi riferisco al fenomeno del bracconaggio, che ormai viene esercitato   quasi alla luce del sole con fenomeni di omertà molto preoccupanti.  Un bracconaggio che viene esercitato non solo verso il cinghiale ma   anche nei confronti del capriolo e del lupo con episodi gravissimi di  vanto per il capo abbattuto.  Il lupo, come Lei sa, è tornato a popolare buona parte dell'Appennino   con grande gioia non solo dei naturalisti ma anche dei ragazzi che,  per fortuna, nelle scuole o nei corsi di educazione ambientale gestiti   dagli operatori delle aree protette, ricevono l'informazione corretta   sull'importanza  di un animale che, tra l'altro, è l'unico predatore del cinghiale.  Le chiedo, approfittando della discussione che verrà avviata all'interno   della Commissione Parlamentare, da Lei presieduta, di valutare la  necessità di affrontare, contestualmente, anche e soprattutto il dramma   del bracconaggio che, Le ripeto, è visto in modo odioso anche dal  cacciatore onesto che vive nei piccoli borghi presenti nelle aree   destinate a Parco.
 Per non rubarle tempo, e senza ripetere tutte quelle criticità che mi   paiono già sottolineate con forza dalla quasi totalità delle organizzazioni  sociali, vado a chiudere questa lettera mettendo l'accento sulla grave   proposta che vorrebbe togliere il famoso limite del 30% di territorio  regionale da destinare alla caccia.
Se salta questo limite una Regione   come l'Abruzzo andrebbe subito in tilt, con un danno immediato  anche di tipo economico perché un possibile consequenziale arretramento   dei confini delle aree protette può voler dire una perdita netta di  potenziali finanziamenti europei e una perdita d'immagine a livello   internazionale per una Regione che in passato aveva iniziato la sua fortuna  con la fama di essere una delle Regioni Verdi d'Europa.  Concludendo, la mia modesta proposta è quella di chiedere un   ripensamento stoppando l'attuale iter parlamentare della proposta Orsi e  soprattutto dei suoi contenuti, per aprire un confronto a 360° sulla   gestione della fauna selvatica che ascolti di più la sensibilità diffusa nel  Paese e che tenga conto delle concrete opportunità di sviluppo economico   e sociale di molti territori montani che oggi possono essere rilanciati  con la messa in rete di molte piccole attività imprenditoriali che a   fatica stanno cercando di valorizzare i prodotti locali di qualità. 

C'è un'Italia di qualità nascosta che si può scoprire con la   valorizzazione di un turismo ambientale in cui anche la caccia, seppur   praticata  da pochi, può coesistere se però esercitata secondo le regole di una   società moderna che da priorità assoluta alla tutela della biodiversità e  del paesaggio. Nessuna legge possiamo pensarla come eternamente valida   ma forse questa volta si è davvero partiti con il piede sbagliato,  rischiando di fare una danno alle politiche virtuose della conservazione   ma anche a quelle di promozione di una economia di qualità legata  ai saperi e sapori dei nostri territori.  La ringrazio anticipatamente per l'attenzione che, sono sicuro,   dedicherà a questa lettera. 

Paolo Piacentini
Presidente del Parco Regionale dei Monti Lucretili

 

Autore:

A cura di Paolo Piacentini

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