L’evoluzione della specie: fibre artificiali e sintetiche

19 marzo 2020 - 15:23

La ricerca scientifica e il progresso tecnologico hanno consentito l’evoluzione delle fibre tessili con l’introduzione di quelle artificiali e sintetiche. Scopriamo le differenze.

Il rischio di confondere il giusto con il sbagliato è sempre in agguato, anche quando si affronta l’argomento legato alle fibre tessili naturali, artificiali e sintetiche.

Una superficialità di giudizio può anche portare ad associare la fibra chimica con una scelta poco salutare se non addirittura nociva per la salute e l’ambiente.

Non è così. I brand più famosi dell’outdoor, che investono anche in ricerca e innovazione, propongono di anno in anno nuovi modelli, nuove membrane e nuove fibre – con ritmi talmente frenetici che diventa difficile starci dietro – e che inducono gli escursionisti a ricercare capi tecnici sempre più performanti ed eco sostenibili.

A volte tra termini scientifici e nomi dettati dalla moda e dal marketing si perde il “filo” del discorso.

C’è fibra e fibra

Nel campo del tessile è facile confondere il termine artificiale con sintetico: entrambi si riferiscono a fibre prodotte dall’uomo utilizzando composti esistenti in natura, la cellulosa, le proteine e composti chimici di sintesi derivati dal petrolio.

Le fibre artificiali però si ottengono da materie prime rinnovabili e sono assimilabili alle fibre naturali con l’unica differenza di essere trattate con elementi chimici – gli elementi naturali vengono resi solubili e poi trasformati in fili più o meno lunghi attraverso il procedimento di coagulazione e di filatura – per migliorarne le caratteristiche in funzione delle specifiche applicazioni alle quali sono destinate le fibre.

Rayon viscosa, rayon acetato e bemberg, usate nei capi d’abbigliamento, sono tra le fibre artificiali più conosciute e ottenute dalla trasformazione di materie prime naturali di origine organica.

Le fibre sintetiche tecnofibre più in uso nell’ambito outdoor – nominiamo il poliestere, il nylon, l’elastan, il poliuretano, l’acrilico e le fibre poliammidiche – sono create dall’uomo attraverso reazioni chimiche e poi possono venire abbinate a tessuti naturali per ottenere quelle caratteristiche di resistenza e morbidezza che si sposano con i pregi intrinseci delle fibre sintetiche: confortevoli a contatto con la pelle, anallergici e inodore.

Quindi la fibra sintetica non esiste in natura perché è ricavata dall’uomo tramite processi chimici.

Le fibre sintetiche rappresentano fondamentalmente “l’evoluzione della specie” perché grazie ad una continua ricerca scientifica rispondono meglio alle esigenze degli utenti.

In sintesi:

  • Le fibre naturali sono derivate dal mondo vegetale (cotone, canapa, ecc) oppure animale (lana, seta, ecc);
  • Le fibre artificiali sono quelle che alla base hanno una sostanza naturale;
  • Le fibre sintetiche sono ottenute da elementi presenti in natura (derivati dal petrolio) sottoposti a reazioni chimiche di polimerizzazione.

Ricordiamoci che i tessuti sintetici seppure si ottengano da derivati del petrolio, grazie all’innovazione scientifica potrebbero essere meno dannosi per l’ambiente: nel tessile per assurdo sono più inquinanti le fibre naturali, soprattutto il cotone che per la sua coltivazione richiede grandi quantità di acqua, energia elettrica, emissione di CO2 e sostanze chimiche.

Naturalmente la scelta del tessuto va effettuata in base all’utilizzo dell’indumento che se ne deve fare e alla stagione: per questo è necessario un minimo di conoscenza del principio e della tecnica del “layering”. Ecco che ci vengono in aiuto i seguenti articoli:

 

Testo di Enrico Bottino

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