A caccia nei parchi?

18 marzo 2020 - 10:12

È in discussione al Parlamento una proposta di legge, di cui
è primo   firmatario l’On. Orsi (PdL), che ha
l’obiettivo di modificare  la legge
quadro sulla caccia n° 157/92 che rappresentò lo straordinario   risultato
di una miracolosa mediazione tra il mondo 
ambientalista, animalista e alcune importanti associazioni venatorie.  

Mentre scriviamo questa proposta di legge è approdata  nelle commissioni Ambiente e Agricoltura del
Senato. Paolo Piacentini,   nostro prezioso collaboratore per le tematiche
ambientali,  ha inviato una lettera
aperta che sotto pubblichiamo integralmente   all’attenzione
del Presidente D’alì e delle associazioni 
ambientaliste che partecipano al tavolo nazionale che sta discutendo   sulla
possibile revisione della legge quadro.

Signor Presidente
D’Alì,  Le scrivo questa lettera nella
convinzione di rappresentare le   sensibilità e le preoccupazioni di molti miei
colleghi Presidenti di   Parco in merito  alla proposta di Legge Orsi di riforma della
legge 157 del 1992 e anche  per aver più volte ascoltato, per ultimo al
Congresso Federparchi,  sue parole
confortanti in merito all’importanza del sistema delle aree   protette
. 

Ho deciso di mettere nero su bianco queste preoccupazioni
perché,   nonostante un sano pragmatismo che cerco di
adottare nell’esercizio del  mio ruolo
istituzionale, mi rimane veramente incomprensibile quale   spinta
possa esserci dietro una proposta di legge che rompe un equilibrio  raggiunto a fatica con la legge quadro del
1992.  Pensare che sia una ricerca del
consenso, cosa ovviamente inaccettabile   su un argomento così delicato, mi sembra
strano vista la cultura diffusa  tra gli
italiani e i sondaggi che danno percentuali schiaccianti, tra   l’80 e
il 90%, di italiani contrari alla proposta del senatore Orsi,   equamente  divisi tra i vari schieramenti politici.

Consideri, tra l’altro, che a parte alcuni problemi di
carattere   culturale e di disinformazione sui danni da
fauna selvatica, per alcune   specie  bandiera
come l’aquila, l’orso ed il lupo, l’affetto da parte delle   stesse
popolazioni residenti nei parchi è molto più forte che in   passato.
Allora  quale può essere la motivazione
di fondo che spinge a rivedere una legge   “miracolo”
per raggiunto consenso tra le parti, compreso un pezzo  importante del mondo venatorio (consideri che
chi scrive ha un fratello   cacciatore) che non mi risulta abbia mai
chiesto una modifica così  radicale, che
arriva a proporre la patente ai ragazzi di 16 anni?
Ci   sono ragioni scientifiche legate al controllo
delle popolazioni di fauna   selvatica? 
Purtroppo credo che le ragioni non sono queste e sicuramente le proposte
  di
modifica sono in piena contraddizione con le norme internazionali  di tutela della biodiversità sulle quali il
sistema delle aree protette   è chiamato a svolgere un ruolo di primo piano.
Le dicevo, prima,  del mio sano
pragmatismo; sì, perché in questa fase storica di   pericoloso
arretramento culturale sul fronte delle politiche legate alla   conservazione,  sto cercando un dialogo serio con le
popolazioni locali del mio   territorio per affrontare, non dall’alto ma in
una dialettica “orizzontale”,  l’annoso
problema del cinghiale. Nei miei incontri periodici mi   confronto
anche con i cacciatori, con i quali non mi chiudo a riccio  ma anzi mi pongo in una forte condizione di
ascolto rendendomi   disponibile a trovare uno spazio di
collaborazione.
Ebbene in questi  incontri viene sempre
più alla luce la preoccupazione per un fenomeno   che sta
assumendo dimensioni molto preoccupanti e a legislazione  vigente mette a disposizione strumenti
operativi inefficaci sia sul   fronte della prevenzione che della repressione.  Mi riferisco al fenomeno del bracconaggio,
che ormai viene esercitato   quasi alla luce del sole con fenomeni di
omertà molto preoccupanti.  Un
bracconaggio che viene esercitato non solo verso il cinghiale ma   anche
nei confronti del capriolo e del lupo con episodi gravissimi di  vanto per il capo abbattuto.  Il lupo, come Lei sa, è tornato a popolare
buona parte dell’Appennino   con grande gioia non solo dei naturalisti ma
anche dei ragazzi che,  per fortuna,
nelle scuole o nei corsi di educazione ambientale gestiti   dagli
operatori delle aree protette, ricevono l’informazione corretta   sull’importanza  di un animale che, tra l’altro, è l’unico
predatore del cinghiale.  Le chiedo,
approfittando della discussione che verrà avviata all’interno   della
Commissione Parlamentare, da Lei presieduta, di valutare la  necessità di affrontare, contestualmente,
anche e soprattutto il dramma   del bracconaggio che, Le ripeto, è visto in
modo odioso anche dal  cacciatore onesto
che vive nei piccoli borghi presenti nelle aree   destinate
a Parco.
 Per non rubarle tempo, e senza ripetere
tutte quelle criticità che mi   paiono già sottolineate con forza dalla quasi
totalità delle organizzazioni  sociali,
vado a chiudere questa lettera mettendo l’accento sulla grave   proposta
che vorrebbe togliere il famoso limite del 30% di territorio  regionale da destinare alla caccia.
Se salta questo limite una Regione   come l’Abruzzo andrebbe subito in tilt, con un
danno immediato  anche di tipo economico
perché un possibile consequenziale arretramento   dei
confini delle aree protette può voler dire una perdita netta di  potenziali finanziamenti europei e una
perdita d’immagine a livello   internazionale per una Regione che in passato
aveva iniziato la sua fortuna  con la
fama di essere una delle Regioni Verdi d’Europa.  Concludendo, la mia modesta proposta è quella
di chiedere un   ripensamento stoppando l’attuale iter
parlamentare della proposta Orsi e  soprattutto
dei suoi contenuti, per aprire un confronto a 360° sulla   gestione
della fauna selvatica che ascolti di più la sensibilità diffusa nel  Paese e che tenga conto delle concrete
opportunità di sviluppo economico   e sociale di molti territori montani che oggi
possono essere rilanciati  con la messa
in rete di molte piccole attività imprenditoriali che a   fatica
stanno cercando di valorizzare i prodotti locali di qualità. 

C’è un’Italia di qualità nascosta che si può scoprire con la
  valorizzazione
di un turismo ambientale in cui anche la caccia, seppur   praticata  da pochi, può coesistere se però esercitata
secondo le regole di una   società moderna che da priorità assoluta alla
tutela della biodiversità e  del
paesaggio. Nessuna legge possiamo pensarla come eternamente valida   ma
forse questa volta si è davvero partiti con il piede sbagliato,  rischiando di fare una danno alle politiche
virtuose della conservazione   ma anche a quelle di promozione di una
economia di qualità legata  ai saperi e
sapori dei nostri territori.  La
ringrazio anticipatamente per l’attenzione che, sono sicuro,   dedicherà
a questa lettera. 

Paolo Piacentini
Presidente del Parco Regionale dei Monti Lucretili

 

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