Cinema, una mole di pellicole

18 marzo 2020 - 10:27

Ogni volta che torno al paese e scorgo la sagoma un pò malinconica di quel vecchio edificio, riaffiorano ricordi che pensavo aver perso per sempre. Ricordo le domeniche uggiose trascorse tra il buio della sala e le luci dei proiettori. Ricordo i miei primi e irraggiungibili amori. Ricordo Gina, Sofia, Silvana, Claudia, anche se fra tutte preferivo il fascino elegante di Lucia, così come seppe ritrarla Michelangelo Antonioni. Ricordo i sogni, i desideri e la volontà di riscatto della gente, anche dei miei genitori, che per poche ore alla settimana dimenticavano le fatiche e i dolori della loro esistenza, abbandonandosi in un mondo dorato. Oggi quella magia a stento riemerge e anche se non ho mai smesso di andare al cinema, trovo sempre più difficile ricreare quell’atmosfera. Ho imparato tante cose nel buio di quella sala; sulla nostra storia, sulla nostra cultura. Tutti abbiamo imparato.
La storia italiana è strettamente legata a quella del cinema. Un simbolo che ha contraddistinto il “made in Italy” nel mondo per parecchi anni a partire dal dopoguerra e, in questo modo, ha veicolato e pubblicizzato all’estero la nostra moda, la nostra cucina, i nostri luoghi. Uno dei periodi più importanti per il cinema italiano coincise con la Seconda Guerra Mondiale: il neorealismo. Capolavori della grandezza di Roma città aperta (1945) e Paisà (1946) di Roberto Rossellini, Sciuscià (1946) e Ladri di biciclette (1948) di Vittorio De Sica, La terra trema (1948) di Luchino Visconti, o Riso Amaro (1949) di Giuseppe De Santis. Andando ancora più indietro nel tempo, e più precisamente agli albori del secolo scorso, troviamo la data di nascita del cinema nostrano. Il cinematografo giunse in diverse città italiane già nel 1896, ma forse non tutti sanno che la città in cui divenne ben presto una delle attività artigianali e commerciali più redditizie fu Torino. Nei primi anni del Novecento nacquero decine di case di produzione, teatri di posa e laboratori specializzati: Qui nel 1914 fu realizzato il primo kolossal italiano: Cabiria di Giovanni. Non è un caso quindi che qui, all’interno della Mole Antonelliana, trovi spazio un museo unico in Italia e tra i più importanti al mondo, il Museo Nazionale del Cinema. Spiccano in questo avveneristico luogo, capolavoro d’ingegneria, la grande scala elicoidale sospesa nel vuoto, lo slancio verticale dell’ascensore che la percorre per tutta la sua altezza e l’azzardo della sua volta: il luogo ideale per ripercorrere lo spazio e il tempo del cinema, in un allestimento dinamico e interattivo. Una delle peculiarità di questo luogo è quello di non puntare tanto sull’epopea moderna della settima arte, come la maggior parte degli altri musei del cinema sparsi nel mondo, quanto sulla sua nascita, sui primi esperimenti cinematografici, sui primi oggetti che tentavano di riprodurre su pellicola il movimento. Dalla sala in cui si celebra la nascita del cinema, il 28 dicembre 1895, quando i fratelli Lumière allestirono a Parigi la loro prima proiezione al piano superiore dove si possono scoprire le varie fasi della realizzazione di un film: sceneggiature, scenografie, storyboard, telegrammi preziosi, costumi di scena indossati da star (alcuni reperti riguardano Marilyn Monroe, Charlie Chaplin, Rodolfo Valentino), ma anche oggetti creati per le storie di fantascienza (Alien, Il pianeta delle scimmie, Blade Runner).

Museo Nazionale del Cinema Mole Antonelliana
via Montebello 20 – Torino
Tel. 011.8125658

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