Alta Via dei Parchi: 500 km tra crinali, foreste e laghi dell’Appennino

Da Berceto al monte Carpegna, 27 tappe attraversano due Parchi nazionali e sei aree protette tra Emilia-Romagna, Toscana e Marche. Un viaggio nell'Appennino più selvaggio, dove sono tornati il lupo e il cervo

29 giugno 2026 - 17:33

L’aria è frizzante, la pioggerella leggera, le nubi a sprazzi lasciano intravedere il sole e restituiscono radiosità a un paesaggio appenninico riposante.

È lungo questa direttrice che si snoda l’Alta Via dei Parchi: un itinerario fra Emilia-Romagna, Toscana e Marche che unisce due Parchi nazionali, cinque regionali e uno interregionale, riassumendo il meglio delle montagne appenniniche.

Circhi glaciali, laghi immersi nelle praterie d’alta quota, sterminate foreste e limpidi torrenti, rupi vulcaniche e falesie di gesso.

Un corridoio biologico tra natura e storia

Prima Alta Via a non interessare l’arco alpino, rappresenta un “corridoio” biologico importante per il mantenimento delle specie di interesse comunitario, grazie alla sua funzione di interconnessione con i Parchi e le aree protette dell’Appennino centrale.

Sono circa 500 chilometri che da Berceto, nei pressi del Passo della Cisa, arrivano alla rupe della Verna, protesa sul Casentino, per poi raggiungere l’eremo sul monte Carpegna, nel Parco del Sasso Simone e Simoncello.

Lungo i sentieri dei crinali si incontrano gli antichi cippi di confine.

Il percorso è parte integrante di un complesso sistema di sentieri escursionistici che seguono antiche direttrici, sopravanzando ponti a schiena d’asino per raggiungere monasteri, abbazie ed eremi solitari, per poi ritrovarsi nella penombra dei boschi dove emergono le tracce dell’antica civiltà contadina.

Lasciate alle spalle l’armonia delle testimonianze artistiche immerse nel silenzio della campagna, i borghi medioevali e i severi castelli, nel tardo pomeriggio lungo il sentiero è facile scorgere i caprioli impegnati in inseguimenti mozzafiato, oppure udire il bramito del cervo che riecheggia nei boschi delle alte valli delle Foreste Casentinesi.

La tappa termina al rifugio, autentico interprete della montagna più vera, dove l’amicizia con i gestori diventa un valore aggiunto. Qui ha fatto la sua ricomparsa anche il lupo.

Un filo rosso fra le aree protette

Lungo le 27 tappe, nell’ordine, si incontrano: il Parco dell’Appennino Tosco-Emiliano, esteso dal Parmense a gran parte dell’alta montagna reggiana; il Parco regionale delle Valli del Cedra e del Parma, compenetrato al precedente; il Parco regionale dell’Alto Appennino Modenese e il Parco regionale del Corno alle Scale, che abbracciano il settore orientale del crinale emiliano.

Nella media montagna bolognese si trova il Parco regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone, con una straordinaria varietà naturalistica, mentre il Parco regionale della Vena del Gesso romagnola tutela uno straordinario affioramento di rocce gessose.

Infine il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna avvolge il crinale tosco-romagnolo con un ininterrotto mantello di foreste, e il Parco interregionale del Sasso Simone e Simoncello protegge ambienti di pregio, fra cui spicca una delle cerrete più estese d’Europa.

Questa ampia rete di aree protette rappresenta il primo passo per accrescere la sensibilità verso le tematiche ambientali ed educare le nuove generazioni al rispetto della natura, compito affidato soprattutto ai Centri di Educazione Ambientale degli Enti Parco.

Il Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano

Le prime sei tappe attraversano il Parco nazionale Appennino Tosco-Emiliano, dove faggete secolari e rimboschimenti a conifere di pregio lasciano il posto ad ampie praterie d’alta quota e brughiere a mirtillo.

Un ambiente di vera montagna, con splendidi specchi d’acqua e interessanti morfologie glaciali.

Sono veri e propri giardini botanici naturali dove, oltre a splendide fioriture, con un po’ di fortuna è possibile osservare il lupo, il muflone, il capriolo e l’aquila reale.

Il Parco dei Cento Laghi

Anche le valli del Cedra e del Parma conservano luoghi di elevato valore naturalistico e paesaggistico, sotto la tutela del Parco regionale noto come Parco dei Cento Laghi.

Quest’area dell’Appennino parmense orientale, definita “terra di mezzo” perché posta tra la pianura e le cime dell’Appennino tosco-emiliano, con la tappa nr 2 porta alla scoperta di splendidi specchi d’acqua che occupano il fondo di depressioni scavate dai ghiacciai originatisi durante le glaciazioni del Pleistocene.

Il Parco regionale dell’Alto Appennino Modenese

Dalla sesta alla nona tappa si entra nel Parco regionale dell’Alto Appennino Modenese, meglio conosciuto come Parco del Frignano.

Una vasta area a ridosso dello spartiacque tosco-emiliano che culmina con il monte Cimone e che annovera siti naturalistici di prim’ordine, come il bosco di conifere del lago della Ninfa, le cascate del Doccione, il lago Baccio e il lago Santo dominato dal monte Giovo.

È un vero paradiso per gli amanti delle due ruote, con percorsi di cross country, free ride e il più adrenalinico down hill.

Il Parco regionale del Corno alle Scale

Con la tappa nr 10 si resta in quota, sul settore orientale del crinale emiliano, per poi scendere verso la valle del Reno e la media montagna bolognese.

Il Corno alle Scale è il cuore di questo Parco regionale, la cui importanza è legata a un habitat di carattere alpino, oltre alla presenza di elementi paesaggistici suggestivi come le spettacolari cascate del Dardagna e il selvaggio Orrido di Tanamalia.

Il Parco regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone

Nella media montagna bolognese il Parco regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone custodisce i due ampi bacini realizzati all’inizio del Novecento, che ben s’integrano al paesaggio circostante, formato da boschi misti di querce, faggete e rimboschimenti di conifere.

Abbandonata la tappa nr 11, la più lunga in assoluto dell’Alta Via, e la tappa nr 12, si affrontano trasferimenti più dolci lungo l’aperto paesaggio del medio Appennino e delle colline romagnole.

Il Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola

La tappa nr 16 segue uno straordinario affioramento di rocce gessose: dolci profili collinari interrotti da una spettacolare dorsale grigio-argentea, tutelata dal Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola.

È il più lungo e imponente rilievo gessoso in Italia: si sviluppa per 25 chilometri con una larghezza media di un chilometro e mezzo, annoverando peculiari morfologie carsiche, dalle doline alle valli cieche a numerosissime grotte, tra cui spiccano molti “abissi”.

Il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna

Attraversato da otto tappe, il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna avvolge il crinale tosco-romagnolo con un ininterrotto mantello di foreste.

Qui si cammina godendo di quel benefico isolamento che ha permesso il permanere delle testimonianze passate: i santuari di Camaldoli e La Verna s’innestano alla perfezione in un ambiente naturale unico, dove vivono grandi predatori e diverse specie di ungulati.

Il Parco interregionale del Sasso Simone e Simoncello

Il grande patrimonio di storia e spiritualità prosegue lungo l’antico territorio del Montefeltro, a meno di 50 chilometri dall’Adriatico, per scoprire ambienti di grande pregio naturalistico.

Fra i quali spicca una delle cerrete più estese d’Europa, piccolo gioiello del Parco interregionale del Sasso Simone e Simoncello, che si estende fino al passo della Cantoniera di Carpegna.

Qui, presso l’eremo Madonna del Faggio del monte Carpegna, termina il viaggio lungo l’Alta Via dei Parchi, dopo aver attraversato antiche strade, abbazie ed eremi, immense praterie d’alta quota, laghi, sterminate faggete e castagneti da frutto, falesie di gesso e calanchi.

Il sito dedicato e il materiale informativo

La Regione Emilia-Romagna, con il progetto “Alta Via dei Parchi”, ha realizzato alcuni prodotti editoriali, tra cui la guida, un cofanetto con 8 carte escursionistiche, un depliant e un taccuino.

Il sito web dedicato al progetto è un vero sistema informativo sulle 27 tappe e tutti i punti di interesse turistico, che permette all’escursionista di organizzare il proprio viaggio a piedi.

Percorrere l’Alta Via dei Parchi significa immergersi in ambienti ancora selvaggi e incontaminati, dove la natura e la storia procedono insieme.

È un cammino che restituisce il senso più autentico dell’Appennino: quello di una montagna viva, abitata dal lupo e dal cervo, capace di raccontare la civiltà contadina, la spiritualità degli eremi e la bellezza dei crinali.

_ Visita il sito ufficiale dell’Alta Via dei Parchi

 

Alcune tappe dell’Alta Via dei Parchi

Tappa nr 2 – Dal Lago Santo Parmense a Prato Spilla

Tappa nr 5 – dal Passo Pradarena al rifugio Battisti

Tappa nr 7 – da San Pellegrino in Alpe al Lago Santo

Tappa nr 10 – dal Lago Scaffaiolo al rifugio Monte Cavallo

Tappa nr 12 – Da Poranceto a Boccadirio

Tappa nr 16 – Da Tossignano a Carnè

Tappa nr 19 – Dal lago di Ponte a San Benedetto in Alpe

Tappa nr 27 – Da Bascio all’eremo Madonna del Faggio

 

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