5 rischi poco conosciuti delle escursioni primaverili: ecco quali sono

Con il cambio di stagione torna la voglia di sentieri, ma temperature instabili, valanghe tardive, sole intenso e tratti ghiacciati richiedono attenzione. Ecco alcuni consigli fondamentali per affrontare le escursioni primaverili in sicurezza

1 maggio 2026 - 9:00

L’inverno arretra e i sentieri tornano percorribili, ma la primavera è la stagione più ambigua per chi cammina in montagna.

Temperature ballerine, neve residua in quota, raggi solari più aggressivi e fondi a tratti ghiacciati possono trasformare una giornata di trekking in un’esperienza complicata.

La preparazione, in questi mesi, conta più che in qualunque altro periodo dell’anno.

Perché la prevenzione in primavera fa la differenza

Camminare ben equipaggiati, valutare con onestà le proprie condizioni fisiche di partenza e leggere il bollettino meteo della zona sono passaggi che fanno la differenza fra un’escursione riuscita e una giornata da dimenticare.

Il cambio di stagione porta con sé variabili che in inverno o in piena estate non si presentano con la stessa intensità: ed è proprio per questo che, prima di rimettere gli scarponi nello zaino, vale la pena rivedere alcuni punti fermi.

1) Temperature variabili: la regola degli strati

In primavera l’oscillazione termica è marcata e il clima deve ancora stabilizzarsi.

Le giornate possono cambiare piega da un momento all’altro, e il fenomeno si accentua salendo di quota: più si va in alto, più le temperature scendono rapidamente.

La risposta sta nell’abbigliamento tecnico,  che deve essere necessariamente a strati. Affidarsi a un solo capo per tutta l’escursione, soprattutto se lunga, è uno svantaggio.

Meglio puntare su strati multipli e poco ingombranti: un primo strato base, uno intermedio (un piumino sottile per le mattine fredde o per la vetta), un pile o una felpa, e una giacca hardshell.

Se sono previste precipitazioni, una giacca impermeabile diventa indispensabile. Restano comunque preferibili i capi leggeri rispetto al cappotto invernale.

A questo si possono aggiungere pantaloni convertibili in versione corta, intimo traspirante in fibra sintetica o lana merino, calze di buona qualità per evitare sfregamenti e vesciche, un cappellino con visiera ed eventualmente delle ghette, utili sulla neve o quando si indossano scarpe basse.

 

2) Scottature e insolazioni: il sole d’alta quota inganna

In montagna ci si abbronza di più, ma proprio per questo l’esposizione ai raggi solari richiede precauzioni specifiche.

I raggi ultravioletti, in particolare, possono provocare scottature dolorose e contribuire a patologie come fotodermatiti, orticaria solare ed epiteliomi multipli cutanei.

L’intensità dei raggi UV aumenta del 10% ogni 1000 metri di dislivello: a 3000 metri di quota si raggiunge un’intensità superiore del 30% rispetto al livello del mare. Le ore più rischiose vanno dalle 11 alle 15, mentre i mesi di massima esposizione sono giugno e luglio.

La neve, inoltre, riflette quasi totalmente i raggi ultravioletti, raddoppiando di fatto la quantità di radiazioni che colpiscono la pelle quando si cammina su terreno innevato.

Attenzione anche a profumi, lozioni, dopobarba e prodotti antiacne, soprattutto se contengono bergamotto: possono rendere l’organismo più sensibile ai raggi UV. Lo stesso vale per alcuni farmaci, in particolare antibiotici e diuretici.

Per proteggersi, soprattutto in alta quota, è indispensabile coprire il corpo con cappello, occhiali e abbigliamento adeguato.

I pantaloncini corti e le canottiere vanno valutati con cautela. Sulle creme solari, meglio orientarsi su prodotti con fattore di protezione superiore a 20 per gli UVB (tenendo conto che, in condizioni reali, il fattore può dimezzarsi), capaci di schermare anche dagli UVA e dagli infrarossi.

Quando l’esposizione è continuativa, la crema va riapplicata almeno ogni due ore, anche se dichiarata resistente all’acqua: la tenuta al sudore è limitata.

Diffidare infine dei prodotti definiti “abbronzanti”: una crema non può essere allo stesso tempo abbronzante e protettiva.

 

3) Sentieri ghiacciati e innevati: serve trazione

Camminare in primavera significa anche fare i conti con sentieri che spesso presentano condizioni del fondo molto variabili.

Il problema riguarda soprattutto le quote più alte, ma anche chi frequenta sentieri di media montagna o pendii esposti a nord può imbattersi in tratti ghiacciati, innevati o fangosi.

I dispositivi di trazione come i ramponcini sono leggeri e versatili e rappresentano una buona soluzione.

Sul mercato si trovano modelli affidabili come Kahtoola, Yaktrax e Hillsong. Conviene tenerli sempre nello zaino fino a giugno inoltrato, quando la neve è ormai pressoché assente anche alle quote più elevate.

Anche i bastoncini da trekking restano un alleato fondamentale, in particolare sui sentieri impervi e scoscesi.

 

4) Il rischio valanghe non finisce con l’inverno

In alcune zone della Penisola, soprattutto sulle montagne del nord, la neve continua a essere un fattore critico anche nei mesi primaverili.

Con la presenza del manto nevoso e gli sbalzi termici, il rischio di valanghe resta concreto, e non solo dove la neve è direttamente visibile: i distacchi possono avvenire più in alto, sopra il sentiero che si sta percorrendo.

La prima regola è verificare il rischio valanghe con le autorità montane prima della partenza.

Il bollettino, integrato dall’uso di app specializzate e di dispositivi come gli Arva, resta lo strumento più affidabile per pianificare un’uscita.

 

5) Alimentazione e idratazione: l’energia per il sentiero

L’organismo ha bisogno di energia per le funzioni vitali di base, dal metabolismo cellulare alla respirazione, dalle contrazioni cardiache alla digestione.

In primavera, mantenere costante la temperatura corporea rispetto a quella ambientale è uno degli sforzi principali del corpo durante un’escursione.

Per uscite brevi (uno o due giorni) a media e bassa quota, fino ai 3000 metri, valgono gli stessi principi degli altri sport di durata.

In allenamento è consigliabile un’alimentazione equilibrata con questo rapporto fra i principi alimentari: glucidi 55%, proteine 15-20%, lipidi 25-30%.

Importante anche un buon apporto di fibre, vitamine e oligoelementi, privilegiando cereali, alimenti integrali, frutta e verdura cruda.

Uno o due giorni prima dell’escursione conviene aumentare la quota di carboidrati.

Durante il cammino, invece, è sufficiente scegliere alimenti facilmente digeribili e gradevoli al palato. Si rivelano utili anche piccoli spuntini leggeri e calorici, come i biscotti secchi.

La primavera è la stagione che invita a tornare sui sentieri, ma è anche quella che chiede più attenzione.

Conoscere i rischi tipici di questi mesi non significa rinunciare al cammino: significa scegliere consapevolmente come affrontarlo, con rispetto per la montagna e per il proprio corpo.

 

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