Sardegna Geowatching: le rocce ignimbritiche del monte Torru

20 maggio 2019 - 13:59

In Sardegna ci sono alcune particolari formazioni rocciose tra le più originali e antiche dell’intero continente europeo, spesso incastonate in una varietà stupefacente di paesaggi geologici.

I vulcanismi del Meilogu

Una delle aree più stupefacenti della Sardegna è senz’altro il Meilogu, zona centrale della più vasta regione detta Logudoro, situata in provincia di Sassari nel nord-ovest dell’isola. In quest’area le forme vulcaniche sono talmente evidenti e numerose che colpirono il generale Alberto Della Marmora già nel 1857, il quale definì queste montagne l’Alvernia sarda, paragonandola alla regione francese dove insistono numerosi fenomeni vulcanici. Le potenzialità escursionistiche del Meilogu sono enormi e i sentieri, seppure spesso non siano evidentissimi né segnati, sono facili e alla portata di tutti, anche dei meno esperti.
Uno degli itinerari più suggestivi si sviluppa ad anello nei dintorni del Monte Torru, lungo le coloratissime rocce ignimbritiche, in un’area naturale non lontana da Sassari e dalla costa algherese.

L’itinerario

Dal parcheggio si parte in direzione sud, al fondo dello spiazzo, dove sarà necessario aprire un cancello in ferro. La larga mulattiera si stacca dal muretto a secco verso sinistra. Poco più avanti si superano un paio di cancelletti in legno e si scende lungo l’impluvio di una valle che dovremo lasciare presto a un bivio con vaga traccia di sentiero, per mantenerci in quota e poi, verso destra, risalire lievemente fino al valico tra il Monte Cheia e il Monte Longos a quota 590. Si scende quindi verso l’incrocio dei due impluvi che danno vita al Riu Badde Mela e si raggiunge il fondovalle, in corrispondenza di un paio di alberi isolati.

Si segue l’impluvio di sinistra e sul punto più alto della sella si individua sulla sinistra una stradina che si inerpica sulla sommità del Sea Lepere. In cima, procedendo a destra ci si affaccia in vista del rilievo del Monte Torru. Da qui si scende per roccette, si traversa verso ovest e si scende dentro un vasto anfiteatro su cui svettano la cima e il nuraghe del Torru. Sulla destra un largo varco tra le rocce permette di salire sulla cima del monte a 622 metri, da cui si gode di un panorama spettacolare.

Riscendendo, si torna alla sella rocciosa con il cartello in legno da cui si prende la direzione nord-est fino a lambire la parte bassa di un boschetto di roverelle. Dopo circa duecento metri il sentiero piega con maggiore decisione verso destra e risale la sinistra orografica di una larga vallata. La traccia di sentiero, non evidentissima, porta fino ad una piccola sorgente con vasca scavata nella roccia sul fianco di una stradina. Si segue quest’ultima per un centinaio di metri fino ad individuare sulla destra una deviazione che permette di attraversare la valle e passare sul lato opposto, in corrispondenza di una placca rocciosa.

Il resto del sentiero non pone grossi dubbi, giacché occorre rimanere in quota traversando verso nord e costeggiando le pareti occidentali del Monte Longos. Si arriva così presso un muretto a secco da scavalcare, non distante da una sughera isolata. Oltre il muretto si piega verso destra, si scende da un basso gradone roccioso e si risale la Badde Coss tenendosi in quota su una traccia di sentiero ora più evidente. Percorsi circa duecento metri si attraversa il greto (fangoso in inverno) e si prosegue in lieve salita verso est in direzione di una parete lavorata, per poi svalicare alla sua sinistra, in corrispondenza di un varco sotto il Monte Deu. Ci si trova ora sul fianco del rilievo roccioso che ospita le Domus de Janas di S’Ena de Cannuia.
Terminata la visita al sito archeologico non resta che attraversare il vasto campo a pascolo per ritrovare l’auto.

Per approfondire:

Il Top del Trekking in Sardegna
Corrado Conca / Edizioni Segnavia, marzo 2014 / 184 pagine rilegato / Euro 29,00
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