Emilia, alla scoperta della Via Bibulca, antico cammino tra storia e natura

La Via Bibulca è un antico cammino di 30 chilometri dalla storia millenaria: camminiamo tra storia e natura, panorami e abbazie nella meraviglia della primavera emiliana

19 giugno 2024 - 10:00

Emilia, Parco del Frignano: trekking sull’antica Via Bibulca

Nel 2000 a.c. qui, in questa zona della media valle del Fiume Secchia, in provincia di Modena, abitava l’antico e fiero popolo dei Friniati.

Insieme ai Celti, giunti nel IV sec a.c., impegnarono in una dura lotta i Romani che ambivano ad annettere un territorio cruciale per il passaggio dell’Appennino Settentrionale, verso l’Europa centrale.

Per vent’anni combatterono senza tregua tra queste valli ombrose e contorte, sui quei crinali battuti da venti gelidi e fortissimi.

Poi nel 175 a.c. dovettero soccombere all’avanzata di Roma.

La Via Bibulca, dai Romani al Medioevo fino ad oggi

In seguito i Romani iniziarono a costruire un’imponente rete viaria.

Questa fu utilizzata per un tempo lunghissimo attraverso il tempo, la storia e l’usura.

Tra queste strade che collegavano la Pianura Padana a Roma ve n’era una davvero imponente, così larga da permettere il passaggio di un carro a due buoi: La Via Bibulca.

Durante il Medioevo nasce l’Abbazia di Frassinoro, ad opera di Beatrice di Lorena, madre di Matilde di Canossa.

Vengono costruiti anche gli ospitali di San Gimignano e di San Pellegrino in Alpe.

La Bibulca conosce un periodo di grande transito e splendore e collegò efficientemente le terre della collina modenese alla Garfagnana.

Con i suoi 2000 anni di storia, le sue pievi, i suoi ospitali e le numerose testimonianze della fede con cui i pellegrini affrontavano il viaggio attraverso le terre della “Selva Romanesca”, la Via Bibulca, lungo i suoi 30 km, continua ad esercitare grande fascino e curiosità.

 

Tappa 1 – Da La Piana (360 mt) a Frassinoro (1131 mt)

La Via Bibulca parte dalla località della Piana (Montefiorino), nei pressi della confluenza tra il Torrente Dolo e il Torrente Dragone, affluente di destra del Fiume Secchia.

Attraverso il piccolo abitato di Montestefano si giunge alla statale delle Radici (s.s.324) che dev’essere attraversata prima di entrare in un boschetto di media montagna.

Si raggiunge in 30 di minuti la prima testimonianza religiosa del percorso: l’oratorio della Madonna delle Grazie.

Si prosegue oltre fino a raggiungere un sentiero in salita che porta all’abitato di Montefiorino dopo una svolta secca verso destra.

Al centro del paese si oltrepassano la piazza e la chiesa e, seguendo le frecce per Fontanaluccia-Frassinoro, si imbocca sulla destra, un sentiero sterrato prima in discesa, poi in piano.

Ai successivi due bivi bisogna sempre salire seguendo il ramo di sinistra, si supera lo spiazzo del metato, antico edificio per l’essiccazione delle castagne.

Si giunge, sempre in salita, alla strada provinciale per Frassinoro.

Dopo aver ripetutamente incrociato e seguito per qualche decina di metri la strada asfaltata si giunge a La Verna, centro di antichissima origine con torre seicentesca e l’oratorio di S. Maria Maddalena.

Continuando tra carrarecce e incroci in più punti con l’asfaltata, si raggiunge il piccolo abitato di Lavacchio.

Poco più avanti, imboccato un sentiero in discesa, si attraversa un ruscello e si risale raggiungendo l’abitato di Serradimigni, con il suo settecentesco oratorio dedicato a San Filippo Neri.

Con una stradina ghiaiata si raggiunge poi Tolara, con il suo oratorio del 1921 dedicato a Sant’Anna.

Da qui un sentiero scende rapido a sinistra.

Raggiunge un punto sosta con area picnic.

In seguito, un’ampia ghiaiata, raggiunge l’agglomerato di Mercato Vecchio dove nel XII/XIII sec si teneva uno dei più importanti mercati delle terre della Badia di Frassinoro.

Oltrepassato Mercato Vecchio, si percorre una sterrata fino al borgo Aradonica, borgata rurale, dalla quale, poco prima dell’abitato, si gira a destra.

Il sentiero sale, oltrepassa alcuni ruscelli, svolta prima a destra e poi a sinistra.

Raggiunge il centro di Frassinoro, sede dell’importante Abbazia, fondata da Beatrice di Lorena, madre di Matilde di Canossa, signora del Medioevo.

 

Dislivello: 770 mt circa
Lunghezza: 13 km
Tempo di percorrenza medio: 4 ore
Difficoltà: escursionistico
Sentiero ben segnalato con indicazioni b/r, tabelle e aree di sosta, percorribile per buona parte acnhe in mountainbike.

Tappa 2 – Da Frassinoro (1131 mt) a San Pellegrino in Alpe (1529 mt)

Sentiero ben segnalato con indicazioni b/r, percorribile per buona parte anche in mountainbike, in lunghi tratti coincidente con la strada provinciale.

Dal centro di Frassinoro, si segue l’antico tracciato della Via Bibulca fino al borgo di Case Giannasi.

Dopo alcuni zigzag attraverso le stradine che attraversano questo rione, si raggiunge una sterrata in salita con ampio panorama sulle montagne circostanti.

Seguendo le indicazioni si cammina lungo un ampio sentiero fino a raggiungere, dopo una discesa di circa 10 minuti il borgo Il Monte.

Da qui, con continuo andirivieni tra stradine secondarie e diversi tratti sulla provinciale si arriva all’abitato di Madonna di Pietravolta, con la sua bella chiesa XIII secolo, ornata da elementi in stile medioevale, e ricordata fin dal ‘600 come luogo dove sorgeva una cappella dedicata alla Madonna delle Nevi.

Dalla strada provinciale si prosegue per qualche minuto fino ad una stradina asfaltata sulla destra che poco dopo diventa ripida e ghiaiata.

S’incrocia il sentiero che sale da destra, nel punto da cui è possibile scorgere la diga di Fontanaluccia con il suo lago artificiale sul fondovalle.

Si continua a salire mantenendo la strada centrale, fino ad un crinale ghiaioso oltre il quale si entra nel bosco.

Al bivio successivo, mantenendo la sinistra si inizia a scendere per raggiungere l’abitato della Canalaccia, dove sorge l’oratorio del 1748 dedicato a Sant’Antonio da Padova.

Si raggiunge poi la strada asfaltata e dopo 100 mt si riprende il sentiero a sinistra in discesa che oltrepassa una cappella votiva e un ponticello di legno.

Dopo alcuni metri in salita si raggiunge di nuovo la strada principale con area di sosta.

Si percorre qualche metro sulla strada fino ad imboccare un sentiero a destra che incrocia in seguito una ghiaiata: il Sentiero Matilde, che dal Colle del Morto, coincide in più parti, con il tracciato della Via Bibulca.

Attraverso un incrocio e una serie di andirivieni sulla strada asfaltata, dal Colle del Morto, si sale rapidamente fino a raggiungere l’ampia conca erbosa dei Prati di San Gimignano, con il suo oratorio del 1632 dedicato al santo e la sua fonte miracolosa. Qui sorgeva un antico ospizio nell’XI sec di cui non v’è più traccia, che ospitava, viandanti e pellegrini.

Da qui la strada prosegue arrampicandosi ben segnalata, prima a destra poi a sinistra fino al Passo delle Radici e coincide durante la stagione invernale con le piste di sci di fondo.

Al Passo delle Radici si entra in territorio garfagnino (Lucca) e si può ammirare l’imponente corona delle Alpi Apuane a sud.

Oltrepassata la chiesetta e l’albergo del passo si scende a lato dello skilift e si raggiunge il sentiero che qui coincide con la Via Matildica e il Sentiero Spallanzani.

Da qui, con meravigliosi scorsi sulle Apuane e la valle del Serchio, si raggiunge in circa un’ora l’arroccato abitato di San Pellegrino in Alpe.

Qui è possibile visitare il santuario con le mummie dei Santi Pellegrino e Bianco, gli edifici dell’antichissimo ospitale per pellegrini, il museo etnografico, e “il Giro del Diavolo”, località di penitenza dove si narra che il diavolo schiaffeggiò il santo fino a farlo roteare su sé stesso e dove da secoli i pellegrini arrivano portando una pietra di peso e dimensioni proporzionate alle colpe da espiare.

Dislivello: 400 mt circa
Lunghezza: 17 km
Tempo di percorrenza medio: 5 ore
Difficoltà: media

 

Informazioni utili

Un depliant di approfondimento del CAI sulla Via Bibulca

 

 

 

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