Emilia al fresco: 5 passeggiate panoramiche in montagna

Anche in estate si può camminare al fresco tra le montagne dell’Appennino emiliano: crinali, laghi glaciali, foreste storiche e vette panoramiche lungo i sentieri CAI

24 luglio 2026 - 12:00

Emilia alla ricerca del fresco: 5 camminate in montagna

L’Appennino emiliano si sviluppa lungo una dorsale di confine dove si incontrano ambienti molto diversi tra loro: crinali ventosi, foreste storiche, laghi d’alta quota e ampie praterie modellate nei secoli dall’uomo e dalla natura.

È un territorio di transizione, sospeso tra Emilia e Toscana, in cui i sentieri attraversano paesaggi ancora in gran parte integri.

Ecco 5 passeggiate al fresco d’estate in Emilia tra montagne e panorami.

1 – Salita al Monte Cusna, sul tetto dell’Emilia

Con i suoi 2.121 metri di quota, il Monte Cusna è la seconda vetta più alta dell’Appennino settentrionale e dell’Emilia-Romagna.

La sua posizione regala panorami eccezionali: nelle giornate più limpide lo sguardo può spaziare dalla Pianura Padana fino al Mar Tirreno.

L’itinerario attraversa uno degli ambienti più affascinanti dell’Emilia, caratterizzato da ampi pascoli d’altura, pendii rocciosi e paesaggi ancora in gran parte incontaminati, fatta eccezione per gli impianti sciistici presenti nell’area di Febbio.

L’escursione prende avvio dal Rifugio Battisti (1.761 m), da dove si segue il sentiero CAI 615 fino all’incrocio con il sentiero 607.

Da questo punto si risale il crinale che conduce progressivamente verso la cima, riconoscibile dalla grande croce metallica nota come “Croce del Gigante”, posta poco sotto la vetta.

L’ultimo tratto presenta alcuni passaggi su roccette e un’esposizione che richiede passo sicuro ed esperienza, motivo per cui è consigliato agli escursionisti più allenati.

Chi preferisce un percorso meno impegnativo può invece scegliere la variante che percorre il sentiero 607A, collegandosi poi ai sentieri 617 o 619, che permettono di raggiungere la vetta con un itinerario più semplice e accessibile.

2 – Anello del Monte Prado tra Abetina Reale e crinale tosco-emiliano

L’itinerario prende avvio dalle Case di Civago (1.046 m), raggiungibili da Pievepelago.

Lasciata l’auto, si imbocca la sterrata che segue il segnavia 605, entrando subito nel cuore della Abetina Reale, una foresta storica della Val di Dolo.

Proseguendo lungo la valle si raggiunge l’antica segheria dell’Abetina Reale, oggi trasformata in rifugio a quota 1.400 metri, punto di sosta caratteristico.

Da qui il paesaggio inizia a cambiare gradualmente: la vegetazione si dirada e il sentiero si apre sulle pendici del Monte Prado, fino a raggiungere l’ampia insellatura di Lama Lite (1.781 m).

La salita prosegue verso il crinale, passando dalla Sella del Monte Prado (1.920 m), dove si incontra il sentiero di dorsale 00.

Da qui si affronta l’ultimo tratto verso la cima, lungo pendii ampi e erbosi che conducono alla vetta del Monte Prado (2.054 m).

La traversata prosegue poi lungo la cresta, tra ambienti modellati da pascoli d’alta quota e vegetazione di mirtillo, fino a raggiungere la Bocca di Massa (1.816 m).

Qui si abbandona la dorsale e si inizia la discesa lungo il sentiero 633, che riporta verso la valle attraversando l’avvallamento di Sasso Fratto e risalendo poi nel bosco, fino a ricongiungersi alla strada forestale dell’andata.

3 – Lago e Rifugio Bargetana dalla Presa Alta

L’escursione prende avvio dalla Presa Alta (1.241 m), raggiungibile risalendo da Ligonchio lungo la piccola strada forestale che si inoltra nella Val d’Ozola.

Dopo un breve tratto su asfalto si imbocca il sentiero 639, che sale deciso all’interno della faggeta del bosco di Soraggio.

Il primo sviluppo del percorso è immerso in un ambiente fitto e ombroso, dove i tornanti permettono di guadagnare quota rapidamente fino a raggiungere la zona di collegamento con il sentiero 633, che diventa la direttrice principale della salita.

Procedendo lungo questo tracciato si attraversa un lungo tratto di bosco ancora integro, caratterizzato da radure e piccole torbiere come quella del “lago del Capriolo”.

Man mano che si sale, il bosco si dirada e il sentiero si avvicina progressivamente al crinale fino a raggiungere il Passo di Romecchio (1.681 m), da dove lo sguardo si apre verso la Garfagnana e le Alpi Apuane.

Dal passo si ridiscende sul versante emiliano mantenendo il sentiero 633, aggirando le pendici del Monte Ravaianda fino a raggiungere l’area del Rifugio Bargetana (1.740 m), situato in una conca prativa.

Proseguendo, si devia su una traccia che conduce al Lago della Bargetana, incastonato in una conca d’alta quota ai piedi del Monte Cipolla e del Monte Prado.

Il laghetto, di origine glaciale, si presenta come un punto particolarmente suggestivo dell’escursione, circondato da pascoli e profili montuosi che chiudono l’orizzonte.

La discesa avviene poi tornando verso il rifugio e imboccando il sentiero 629A, per poi proseguire sul sentiero 629.

4 – Sentiero Natura della Pietra di Bismantova

L’itinerario parte dal Piazzale Dante, ai piedi della Pietra di Bismantova, e raggiunge subito la foresteria dell’Eremo, con una vista ravvicinata sull’imponente parete orientale della rupe.

Superato l’Eremo si entra in una mulattiera storica che risale il versante nord-occidentale tra boschi, massi ciclopici e ampie tracce di frane, in un ambiente fortemente modellato dalla geologia.

La salita prosegue tra radure, vecchi terrazzamenti e zone rurali abbandonate fino a Campo Pianelli, quindi si addentra nuovamente nel bosco su tratti più ripidi, fino a un passaggio su roccia che precede l’uscita sul pianoro sommitale.

In quota si sviluppa un percorso ad anello tra praterie e bordi panoramici, con ampie vedute sulla parete orientale e sull’Eremo sottostante.

Il rientro avviene lungo il sentiero principale, in discesa nel bosco tra tratti più ripidi e scivolosi, fino a ricongiungersi all’Eremo e chiudere l’anello al Piazzale Dante.

5 – Le torbiere dell’alta Val Parma

L’escursione si sviluppa nell’alta Val Parma, all’interno del Parco dei Cento Laghi, in un ambiente d’alta quota modellato dall’azione dei ghiacciai e caratterizzato da una straordinaria concentrazione di laghi, torbiere e praterie.

Il punto di partenza è il parcheggio del Rifugio Lagoni (1.341 m), da cui si segue per un breve tratto la strada forestale fino a intercettare il sentiero CAI 719.

Già dai primi passi il contesto si apre su un paesaggio tipicamente appenninico d’altura, dove boschi radi e radure si alternano a superfici umide e praterie di mirtilli.

La salita si sviluppa con andamento regolare attorno al Monte Scala, seguendo una rete di sentieri che attraversano un mosaico naturale particolarmente raro a queste latitudini.

Il percorso conduce progressivamente tra torbiere, zone paludose e antichi pascoli, testimonianza di una lunga frequentazione pastorale che ha modellato il territorio nel corso dei secoli.

In quota, attorno ai 1.500 metri, il paesaggio assume un carattere quasi nordico, con ampie distese erbose e specchi d’acqua incastonati tra dolci ondulazioni moreniche.

L’itinerario consente di raggiungere in successione diversi piccoli laghi e aree umide, che costituiscono il cuore naturalistico dell’escursione.

Per chi desidera un percorso più impegnativo, una variante conduce verso il Monte Matto attraverso il sentiero CAI 715A, seguendo un’antica mulattiera di crinale che porta fino al Passo di Badignana (1.680 m).

Da qui il cammino si innesta sull’Alta Via dei Parchi, che consente di proseguire verso le cime più elevate della zona, in un contesto sempre più aperto e panoramico.

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