Sicilia: Madonie, Il sentiero degli agrifogli giganti

Le Madonie si trovano al centro della lunga catena montuosa che si estende da Messina a Trapani. Nel punto più alto sfiorano i 2000 metri e in alcuni tratti, tra Pollina e Cefalù, si gettano a mare con pareti a strapiombo. Un vero paradiso dell'outdoor da visitare tutto l'anno

17 novembre 2022 - 6:21

Nell’immaginario collettivo la Sicilia è terra di belle calette, lunghe spiagge lambite da acque cristalline, vaste colline arse e assolate dal sole.

Niente di più vero! Ma accanto a questi paesaggi se ne trovano altri, formati da ampi e articolati complessi montuosi, che lasciano increduli i più.

La Sicilia, infatti, è una delle regioni con più zone montuose d’Italia. Anche se più modeste rispetto ad altre montagne d’Italia, queste cime rivestono notevole interesse dal punto di vista botanico e paesaggistico.

A metà strada tra Messina e Trapani si ergono Le Madonie, definite dagli studiosi “un crocevia dove convivono le piante di tre continenti”.

In questi monti, infatti, per tutta una serie di fattori, si possono trovare a breve distanza piante che crescono nel centro Europa, nel nord Africa, nel Medio Oriente.

Un’eccezionalità che avevano intuito i più autorevoli botanici del Settecento e Ottocento che qui condussero gran parte dei loro studi.

Lojacono Pojero nell’introduzione alla sua monumentale opera in 5 tomi, “Flora Sicula”, pubblicata nel 1886, come a volersi giustificare per aver dedicato grande spazio alle Madonie scrisse: “son’esse che dànno alla Flora Sicula quel lustro che giustamente gode fra le Flore mediterranee”.

Ad accrescere l’interesse botanico di questi monti sono i tanti endemismi.

Si trovano specie rare che, di solito, sono dislocate in posti molti lontani tra loro, come il Nord Africa e i Balcani, a testimonianza di antiche connessioni esistenti tra questi territori.

Il caso più emblematico di endemismo è rappresentato dall’abete dei Nebrodi.

In tutto il mondo esistono circa 30 esemplari dislocati nell’area tra Vallone Madonna degli Angeli e Monte Scalone, in territorio di Polizzi Generosa.

L’abete può raggiungere i 10-15 metri di altezza e ha una particolare disposizione dei rametti: da ciascuno dei principali se ne dipartono due laterali, a formare tante piccole croci. Da qui il nome in vernacolo di “Arvulu cruci-cruci”.

Localmente molto comuni sono altre specie endemiche, come l’alisso dei Nebrodi, l’astragalo dei Nebrodi, la ginestra di Cupani, il cardo di Boccone, il lino delle fate siciliano.

Di tutto rispetto la copertura forestale, grazie a specie mediterranee come leccio, roverella, sughera, e continentali, come rovere e faggio, quest’ultimo al suo limite europeo sud-occidentale. Di notevole interesse per la monumentalità delle piante di agrifoglio, Piano Pomo.

Qui diverse piante di agrifoglio, che si stima raggiungono i 300 anni di età, superano i 15 metri di altezza formando un bosco rigoglioso.

 

 Il Sentiero degli Agrifogli giganti

L’itinerario parte dal Rifugio Crispi di Piano Sempria, tra i boschi di Castelbuono.

Preso il Sentiero Natura che si snoda all’interno di un fitto bosco, formato da leccio, roverella e agrifoglio, si raggiunge un imponente esemplare di roverella che, secondo alcune stime, ha otto secoli di vita.

Continuando a salire nel fitto del bosco si arriva in un’area caratterizzata dalla presenza di piante di leccio che, per i forti venti e i ripetuti morsi delle capre al pascolo, hanno assunto una strana forma a cono.

Da qui in avanti, e in particolar modo dal Balzo del Gatto, si aprono vaste panoramiche verso il Tirreno, animato spesso dal profilo delle isole Eolie, i monti Nebrodi, il cono vulcanico dell’Etna.

Raggiunta una carrareccia si svolta a sinistra e, superato un cancello, in breve si arriva a Piano Pomo, una delle aree naturalistiche più interessanti della Sicilia per la presenza di più di 200 piante di agrifoglio dalle notevoli dimensioni.

Qui, infatti, caso rarissimo nel mondo, la pianta, che generalmente assume un portamento arbustivo, raggiunge i 15 metri di altezza.

D’obbligo superare una recinzione, per mezzo di una scaletta che si trova di fronte una capanna, e, attraversato un vasto pianoro ricoperto da una fitta e rigogliosa felce aquilina, entrare nel bosco di agrifogli, dove la luce difficilmente riesce a raggiungere il suolo.

Questo è uno di quei luoghi che invitano ad una lunga sosta, generalmente addolcita dai melodiosi canti dei tanti uccelli che popolano le fitte fronde degli alberi.

 

_ Leggi anche: Madonie, il sentiero degli Abies nebrodensis

 

Informazioni utili

www.itinerarisicilia. com
sito dell’autore Vincenzo Anselmo

Ente Parco delle Madonie
Tel. 0921.684011, www.parcodellemadonie.it

CAI sezione di Polizzi Generosa
www.caipolizzigenerosa.org

CAI sezione di Petralia Sottana
petraliasottana@cai.it

CAI sezione di Cefalù
www.caicefalu.it
cefalu@cai.it

 

 

 

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