Rear view of man with outstretched arms admiring Rolle Pass and Cimon della Pala, Pale di San Martino, Dolomites, Trentino, Italy - Foto Getty Images/Roberto Moiola / Sysaworld
Pensare al Trentino come a una terra di sole vette maestose e di natura incontaminata significa cogliere soltanto una parte della sua bellezza.
I sentieri in quota e le alte vie sono certamente uno degli ingredienti essenziali di questo territorio, ma il fascino del Trentino nasce anche dal suo essere terra di transito e di scambio.
Un luogo dove le culture e le tradizioni si conservano, protette dai bastioni delle montagne, e al tempo stesso entrano in contatto fra loro lungo i corridoi naturali delle valli e dei valichi alpini.
Con voi, e prima di voi, è la storia a camminare fra i monti e le valli trentine.
È sufficiente abbassare di poco lo sguardo dall’incanto delle vette per scorgerne i segni: nelle campagne coltivate con saggezza antica e amore quotidiano, nelle tradizioni secolari che tengono unite le comunità, nell’armonia discreta con cui paesi e frazioni trovano il loro posto nell’ambiente naturale.
Lo si legge nelle mura millenarie dei castelli che raccontano guerre lontane e nei cimeli di battaglie più recenti e tragiche, oggi monito alla conservazione del bene fragile della pace.
È questo volto del Trentino che merita di essere scoperto passo dopo passo, lungo il tracciato dei grandi cammini storici che attraversano il territorio. Tre, in particolare, sono ideali da percorrere nella stagione primaverile.
Si comincia seguendo tracce antichissime: quelle di San Vigilio, o meglio San Vili, come è ricordato nella tradizione popolare trentina.ù
È lui il “santo escursionista” che, all’alba dell’era cristiana, percorse le valli trentine con instancabile fervore, portando per primo la buona novella alle genti di montagna.
Il Cammino di San Vili non è in realtà un cammino religioso. Le sue sei tappe, che collegano Trento a Madonna di Campiglio passando per la Valle dei Laghi, non nascono da una tradizione di pellegrinaggio, ma da un dovere di memoria.
La Sat, società alpinisti tridentini, ha creato l’itinerario nel 1988 per valorizzare e preservare i paesaggi e le testimonianze della cultura contadina e montanara nei luoghi che furono teatro della predicazione di Vigilio.
Dalla cattedrale di Trento, sorta sul luogo di sepoltura del santo, fino alle cattedrali naturali delle Dolomiti di Brenta, il percorso testimonia l’inscindibile legame fra città e montagna, dimensione umana e naturale.
Subito dopo la partenza tocca la località Vela di Trento, dove sono stati scoperti i segni di una presenza dell’uomo nelle valli alpine che risale addirittura a 10 mila anni fa.
Dolomiti di Brenta – Foto Getty Images
Procedendo, il sentiero attraversa luoghi di grande fascino come la stretta forra del Limarò, che dà accesso ai suggestivi villaggi di Deggia e Moline.
Più avanti si raggiunge il borgo fantasma di Irone, spopolato dalla peste del 1630 e rimasto da allora immutato nel tempo, con la sua tipica struttura medievale.
Nel tratto finale, che risale la Val Rendena verso Madonna di Campiglio, fa da cornice il Parco Naturale Adamello Brenta, vero scrigno di biodiversità alpina.
_ Scopri la descrizione del sentiero di San Vili
Sono più di 600 i chilometri di sentieri contrassegnati dal segnavia della colomba, simbolo del Sentiero della Pace.
Fra il passo del Tonale e la Marmolada, questo lunghissimo trekking connette i luoghi simbolo del Primo conflitto mondiale: dalle cime che furono l’improbabile campo di battaglia della Guerra Bianca alle valli attraversate dagli eserciti, le cui comunità furono divise da confini stabiliti dalla politica più che dalla cultura e dalla storia.
L’itinerario venne realizzato fra il 1986 e il 1990 dalla Provincia autonoma di Trento, per essere poi esteso all’Altopiano dei Sette Comuni, comprendendo la zona dell’Ortigara.
La Marmolada in tarda primavera – Foto Getty Images
Percorrerlo per intero richiederebbe più di un mese, ma un itinerario dai sapori così forti merita di essere digerito una tappa alla volta, per gustarne le bellezze e meditare sugli orrori e gli eroismi di cui si fa testimonianza.
Gli stessi ideatori lo suddividono in più tratti. Alcuni, come quelli che vanno dal Tonale all’Adamello, dall’Adamello alla Val Rendena e Val Giudicarie, o quelli che dalla Valsugana risalgono verso il Lagorai, conducono su percorsi d’alta quota, perfetti per la stagione estiva.
Percorribili tutto l’anno e ideali per i mesi primaverili sono invece i tratti intermedi.
Lungo le tappe che attraversano la Vallagarina e toccano Rovereto, le quote si abbassano ma non le attrattive: è la valle dei castelli, della spiritualità e dell’arte, con chiese e monasteri come il Santuario della Madonna della Corona, letteralmente sospeso sulle pareti rocciose che sovrastano il paese di Brentino.
Molto suggestivo anche il tratto che dal Pasubio porta ai verdissimi altipiani di Folgaria, Lavarone e Luserna, dove fra pascoli e boschi i sentieri si sviluppano in un dolce saliscendi, alla scoperta dell’imponente sistema di fortificazioni austroungariche conosciute come le “Fortezze dell’Imperatore”.
_ Leggi l’articolo dedicato al Sentiero della Pace
Antichissimo è il tracciato della Via Imperiale, conosciuta anche come Via Traversa, secondo alcuni risalente all’epoca romana.
Di sicuro i sentieri e le strade compresi fra la Val di Non e il Lago di Molveno furono molto frequentati in epoca medievale, rappresentando un’importante via di comunicazione alternativa alla Valle dell’Adige, che metteva in contatto il mondo tedesco-tirolese con i territori sudalpini.
Le acque del lago di Molveno – Foto Getty Images
L’itinerario era percorso anche dai pellegrini provenienti dall’Europa settentrionale che poi confluivano nella Via Francigena per raggiungere Roma, capitale della cristianità e meta, insieme a Santiago de Compostela e Gerusalemme, di una delle tre Peregrinationes Maiores.
Oggi la Via Imperiale è stata riscoperta e valorizzata nel tratto di 18 chilometri che va da Sporminore a Molveno, dal quale si diramano alcuni percorsi secondari ricchi di spunti di interesse.
Oltre all’apposita segnaletica, il tracciato è corredato da una cartellonistica con codici QR scansionabili dallo smartphone, che consentono l’accesso a molte informazioni multimediali.
Tante le attrattive di interesse storico e artistico: i resti di Castel Sporo-Rovina a Sporminore, Castel Belfort a Spormaggiore, la chiesa di San Tommaso a Cavedago, l’antico crocefisso in pietra presso il Maso Pegorar di Andalo e la chiesa di San Vigilio a Molveno sono solo alcuni esempi.
Non da meno gli elementi naturalistici: il percorso lambisce il parco naturale Adamello Brenta e tocca il parco faunistico di Spormaggiore, dove in un’area protetta di 7000 metri quadrati è possibile ammirare due esemplari di orso bruno, il più grande mammifero delle Alpi, oltre ad alcuni esemplari di lupo.
L’arrivo a Molveno è la degna conclusione di questo trekking, davanti a uno dei laghi più affascinanti delle Alpi.
_ Scopri la descrizione della Via Imperiale
Tre cammini, tre prospettive diverse per attraversare il Trentino lasciandosi guidare dal tempo lungo della memoria: dalle origini del cristianesimo nelle valli alpine alle ferite e alle speranze del Novecento, fino agli antichi passaggi che hanno unito mondi diversi.
Nelle stagioni intermedie, quando le alte vie restano ancora innevate, sono itinerari che restituiscono un’immagine più intima e profonda di questo territorio, dove ogni paesaggio è il risultato di un dialogo paziente fra l’uomo e la montagna.
_ Scopri gli altri itinerari e percorsi trekking in Trentino-Alto Adige
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