Grazie a una divulgazione sempre più intensa, tante persone con varie disabilità stanno comprendendo che il movimento all’aria aperta, l’avventura a piedi, il viaggio non sono, per loro, opportunità negate.
Forse non tutto, ma molto si può fare, creando le necessarie condizioni e ricorrendo agli adeguati supporti.
Realtà come il Cai, le Associazioni, le organizzazioni di riferimento di alcuni Cammini e le amministrazioni locali stanno lavorando perché sempre più persone, con ogni tipo di disabilità, possano percorrere itinerari escursionistici, pellegrinaggi e sentieri di montagna.
Via Francigena accessibile da Ivrea a Bollegno
I lunghi Cammini in particolare hanno promosso progetti di accessibilità e tra questi la Via Francigena sta facendo da apripista, in diversi tratti: 36 chilometri in Piemonte, con Francigena For All, molte parti delle tappe tra Viterbo a Roma e, in divenire, ben 100 chilometri da Lecce a Santa Maria di Leuca.
Le buone pratiche italiane stanno diventando buone pratiche europee, grazie al progetto Hike4All, capitanato dall’Associazione Europea delle Vie Francigene.
Il progetto riunisce 6 itinerari europei che si fanno protagonisti di un impegno comune e condiviso per l’inclusione:
Oltre a potenziare le attività in atto e ad avviarne di nuove, in ciascun Paese si organizzerà, a turno, un evento per presentarle e per percorrere insieme, un tratto dei rispettivi cammini.
Il primo evento si è mosso proprio sulla Via Francigena, con due momenti forti.
Il workshop “Via Francigena. In cammino verso il turismo accessibile”, a Ivrea, ha dato la parola a viaggiatori che non si sono fatti fermare dalla propria disabilità, come Andrea Devicenzi, Dario Sorgato, Danilo Ragona e Luca Paiardi.
La camminata da Ivrea a Bollengo ha mostrato sul campo cosa la Via Francigena ha già fatto per rendersi fruibile da un ventaglio di persone più ampio.
Ampio come quello degli oltre 200 partecipanti, che andavano dai bambini agli over 70, dalle persone in sedia a rotelle a quelle su due gambe, dalle famiglie alle persone sorde.
I modi sono tanti e complementari. Un primo aspetto riguarda gli interventi sui percorsi, partendo, sempre, dall’assioma che un sentiero non va mai snaturato.
Nel caso delle persone con disabilità motoria, la possibilità di percorrere un itinerario si gioca su fattori come il tipo di superficie, la pendenza, la larghezza, la creazione di vie alternative lì dove il sentiero non permette il passaggio alle carrozzine perché troppo stretto, troppo sassoso o troppo ripido e la presenza, almeno ogni 10 chilometri, di un bagno accessibile.
Utilissimi i punti sosta dove trovare ombra, riparo dalla pioggia, possibilità di ricaricare le batterie dei propulsori elettrici o dei cellulari, riparare le sedie a rotelle che, esattamente come le biciclette, sono soggette a forature.
Punto di sosta lungo la Via Francigena
Se invece a percorrere il sentiero è una persona con disabilità visiva, quello che fa la differenza è la possibilità di fruire autonomamente delle informazioni sul percorso.
Cartelli indicatori, segnali e tabelle esplicative in braille, QR code dai quali scaricare indicazioni, tracce sonore sono tutti accorgimenti installabili senza grandi impatti sull’ambiente naturale.
E sono fattori di arricchimento per tutti, perché spiegazioni sulle piante, sulla fauna locale, sull’origine di una riserva naturale aggiungono valore e piacere al benessere del movimento.
Lo stesso vale per gli edifici storici e artistici, di cui i Cammini italiani sono costellati.
Un pannello accessibile lungo la Via Francigena
Gli stessi cartelli consentono a persone sorde di fruire di queste informazioni, nel caso siano accompagnate da qualcuno che non conosce il linguaggio del segni.
Tutto questo si incontra, camminando lungo gli 8 chilometri di Francigena da Ivrea a Bollengo (nonché nei 20 di tutto il tratto fino a Viverone), e se per alcuni questi strumenti e servizi determinano la differenza tra poterli percorrere o no, sono comunque dei fattori che rendono il Cammino più accogliente per chiunque.
Conta, per esempio, il tipo di supporto o di mezzo con cui la persona con disabilità si muove.
Andrea Devicenzi, che ha perso una gamba in un incidente e non usa protesi, ha percorso 1000 chilometri di Via Francigena, dalla Val d’Aosta a Roma, con due stampelle.
Andrea De Vincenzi sulla Via Francigena
Proprio la sua esperienza su lunghe percorrenze, iniziata nel 2016 sul mitico Camino Inca, gli ha fatto ideare una stampella a misura di grandi viaggi: leggera, più sicura per i gommini in Vibram, più confortevole per le mani, che subendo le stesse pressioni dei piedi tendono a sviluppare vesciche.
Andrea non si è limitato a creare uno strumento che rendesse più facile soddisfare la sua voglia di muoversi ma ha intessuto collaborazioni con aziende di alta competenza tecnologica e lo ha messo sul mercato, perché altri possano viaggiare camminando con le mani.
Luca Paiardi e Danilo Ragona hanno percorso il mondo in lungo e in largo, girando documentari sui viaggi accessibili e non facendosi mancare nessuna esperienza, dal rafting al parapendio.
I loro video da Viaggiatori in carrozza, su Rai3 e SkyTv, hanno mostrato lati inconsueti in luoghi lontanissimi, raccontando come vivere con una disabilità non significhi rinunciare, ma reinventarsi.
Per le loro avventure loro usano di tutto: la carrozzina a spinta manuale, l’hand bike, la carrozzina con propulsore elettrico.
Danilo e Luca in viaggio a Singapore
E anche nel campo dei propulsori elettrici le possibilità sono varie. Chi vuole cimentarsi su pendenze più importanti, terreni sassosi e qualunque tipo di sterrato usa quelli con ruotino grosso (i più noti sono il Triride e il Klaxon Klick).
Ma ci sono anche quelli con ruotino piccolo, come l’Empulse, che sono comunque adatti allo sterrato – purché non estremo – e fanno faticare di meno nelle manovre della vita quotidiana, come piegarli e metterli dentro l’auto quando si va in giro da soli.
Ci sono, poi, le carrozzine a motore pilotabili con una sorta di joystick, utili per le persone che non hanno piena autonomia degli arti superiori.
In questo caso, l’adeguata considerazione del terreno da percorrere diventa fondamentale perché è più complesso evitare o ammortizzare i punti particolarmente sconnessi.
In molti casi, a fare inclusione è soprattutto l’intervento organizzativo. Perché tanti, grazie alla divulgazione, capiscono che si può fare, ma poi, all’atto pratico, non saprebbero come. O con chi.
Gli esempi sono tanti, ma a realizzare davvero il concetto di inclusione sono quelli che mettono insieme le persone.
Dario Sorgato, ipovedente e ipoacusico, può percorrere qualunque sentiero con un supporto tutt’altro che tecnologico: la spalla di qualcuno che cammina con te e che, nei tratti più impervi, ti fa appoggiare e rende i passi sicuri.
Un’esperienza di arricchimento reciproco che propone a tutti, soprattutto ai giovanissimi, nelle camminate e nei viaggi organizzati da NoisyVision Ets, l’Associazione da lui fondata per far camminare insieme persone di tutti i tipi sotto il segno della condivisione.
Andrea De Vincenzi, Noisy Vision, Viaggiatori in carrozza
Un approccio al viaggio proattivo che tende a promuovere la conoscenza delle disabilità sensoriali, dove non ci sono accompagnatori e accompagnati ma solo persone che imparano a collaborare. Tanti i progetti e le proposte, aperti a tutti e certamente da non perdere.
Stessa filosofia ispira Mollare Mai, Associazione pugliese che promuove attività inclusive e sta per partire con il Giro del Salento, aperto a persone in carrozzina, hand bike o bicicletta.
O come Ol3Bike, nel padovano, che da ditta produttrice di tandem a guida posteriore è diventata una community di persone con e senza disabilità che regolarmente escono a pedalare insieme.
O come il progetto AlterTrek, di Trekking Italia Sezione Emilia Romagna, dove persone con disabilità visive e persone senza disabilità camminano insieme in escursioni domenicali e, perché no, viaggi di più giorni.
Un’interessante avventura appena conclusa è quella della Via degli dei a porzioni, 2-3 tappe ogni fine settimana. Un’altra è in partenza, ad agosto. Destinazione: il Cammino di Santiago.
Insomma, basta esplorare il territorio per vedere che idee e iniziative non mancano, e sarà interessante vedere cosa emergerà dai prossimi eventi di Hike4All tra i partner europei.
Una cosa è certa: basta con le iniziative che non facciano uscire dal proprio guscio.
Un po’ ovunque, fortunatamente, stanno nascendo realtà che propongono attività inclusive all’aperto cui partecipare tutti insieme. Se la meta è l’inclusione, la strada da percorrere è sicuramente questa.