Alpi Marittime in autunno: 5 trekking segreti tra grotte e cascate

Quando l'estate finisce, l'Argentera e il Gelas restano agli alpinisti. La bassa e media valle Gesso, invece, si apre a chi cammina: cinque percorsi tra foreste, canyon calcarei e caverne preistoriche, con difficoltà T ed E e tempi da mezz'ora a tre ore.

26 settembre 2026 - 10:15

Quando le prime nevi imbiancano il Gelas e l’Argentera, i sentieri d’alta quota delle Alpi Marittime si svuotano.

È il momento in cui la bassa e la media valle Gesso rivelano ciò che d’estate quasi nessuno guarda: grotte abitate dall’orso delle caverne, un canyon che porta il nome di una regina, cascate nascoste negli anfratti del calcare. Cinque camminate, quasi tutte facili, per scoprire il lato meno noto delle montagne cuneesi.

I cinque itinerari in sintesi:

  • Colla della Croce da Andonno: difficoltà T, 2 ore circa
  • Grotte del Bandito e Comba dell’Infernetto: difficoltà T, 3 ore circa
  • Gorge della Reina da Tetti Violin: difficoltà E, 1 ora circa
  • Strada Sartaria e ponte del Suffiet da Entracque: difficoltà T, 3 ore circa
  • Cascata di Colletta da Colletta Soprana: difficoltà T / E, 30 minuti circa

Perché l’autunno è la stagione giusta per la valle Gesso

Nel periodo estivo le Alpi Marittime sono frequentate da molti escursionisti, che si avventurano nelle parti più in quota dell’area protetta alla ricerca degli scenari severi offerti da celebri tremila come il Gelas, l’Argentera, il Clapier e il Matto.

Il fascino di quelle cime è così grande che si finisce per trascurare mete a quote inferiori, più adatte alle stagioni intermedie.

L’autunno diventa così il momento ideale per scoprire le bellezze nascoste nella bassa e nella media valle Gesso.

Il gruppo del monte Bussaia, formato da calcari e calcari dolomitici, è in questo senso un luogo di grande interesse naturalistico e paesaggistico.

Visibile nel suo insieme dall’itinerario per la colla della Croce, nella sua parte più a valle ospita le Grotte del Bandito: caverne scavate da un torrente sotterraneo ormai scomparso, abitate fino a 30 mila anni fa dal terribile orso delle caverne e poi dall’uomo primitivo, tra la fine dell’età del Bronzo e la media età del Ferro.

Le grotte sono oggi riserva naturale e la loro visita si abbina idealmente a quella della necropoli protostorica di Valdieri.

Più a monte, il versante del Bussaia che si affaccia sulla conca di Entracque custodisce altre meraviglie.

Ci sono le Gorge della Reina, un affascinante canyon il cui nome ricorda quanto Giovanna d’Angiò, la mitica Reina Jano, sia rimasta viva nella memoria dei luoghi.

A breve distanza, la piccola cascata di Colletta, un angolo fiabesco nascosto in un anfratto della montagna.

Le bastionate di aspetto dolomitico del Bussaia accompagnano infine chi sale da Entracque verso la cascata del Suffiet, dove un antico ponte e una vigorosa cascata formata dal rio Bousset chiudono la camminata.

1. Le foreste della colla della Croce, con vista sui tremila

Una gradevole camminata conduce dal suggestivo borgo di Andonno fino alla colla della Croce. L’itinerario si sviluppa tra boschi di latifoglie che si alternano a zone dove crescono lavanda, ginepro e timo.

Le rocce calcaree conferiscono al paesaggio toni mediterranei, in contrasto con le cime innevate del Gelas e dell’Argentera, visibili da vari punti del percorso.

Verso sud si apre la valle di Roaschia: segnata al suo imbocco da una grande cava, mostra a monte lo splendido gruppo del monte Bussaia. Dai pressi della colla della Croce si può osservare il lato nord del Gelas, dove si annida un piccolo ghiacciaio di circo.

Dal parcheggio immediatamente a valle del paese (730 m) si sale alla Madonna del Gerbetto (760 m), seguendo le indicazioni verticali “sentiero N37 – colla della Croce”. Alla chiesetta si imbocca la stradina a destra, anch’essa segnalata: dopo un breve tratto ripido e bitumato, il fondo diventa naturale.

A circa 870 metri di quota si trascura uno sterrato che sale verso destra e si continua per la poderale, prima in falsopiano, poi con pendenza moderata.

Attraversato un rio che forma una suggestiva cascata, a quota 910 si lascia a destra una pista forestale di recente realizzazione e si prosegue ancora diritto, seguendo le indicazioni per la colla.

Alternando tratti nel bosco a tratti tra arbusti di ginepro e lavanda, si arriva a un altro bivio (1125 m), dove si ignora la carrareccia che sale a destra, puntando a un tornante da cui il panorama si apre sulla media e alta valle Gesso.

Attraversato un ombroso gruppo di faggi, si sale a un secondo punto panoramico (1250 m) da dove appaiono Bussaia, gruppo dell’Argentera e Gelas. La stradina tocca quota 1280 metri circa, per poi scendere alla colla della Croce.

Scheda tecnica

  • Partenza: parcheggio a valle di Andonno (730 m)
  • Difficoltà: T
  • Tempo di percorrenza: 2 ore circa
  • Segnavia: indicazioni verticali per Colla della Croce, sentiero N37
  • Come arrivare: da Cuneo si prosegue per Borgo San Dalmazzo (SS20), quindi per Andonno (SP22), dove si lascia la provinciale per salire verso il centro del paese; dopo un breve tratto, in prossimità di una curva, il parcheggio è a sinistra
  • Periodo consigliato: autunno

 

2. Le Grotte del Bandito, dove vivevano uomini e orsi

L’itinerario è diviso in due parti e può essere percorso nella stessa giornata o in giorni diversi.

La prima si sviluppa tra Tetto Bandito e Valdieri, lungo il Gesso, seguendo una carrareccia con pendenze modestissime: durante la salita si visitano dall’esterno le grotte del Bandito, un corridoio che si allunga nella montagna per 217 metri con tre aperture.

La seconda parte segue dapprima il torrente, poi risale la Comba dell’Infernetto grazie a una poderale usata dai boscaioli.

Il panorama è limitato dal fogliame, ma in autunno si potranno osservare le pareti calcaree che delimitano la comba, non ultime quelle della Rocca della Scregna.

Non mancano scorci sul monte Saben e sulla riserva naturale dove cresce il Ginepro di Fenicia, comune a questi luoghi e alle coste del Mediterraneo, come l’isola di Montecristo.

Da Tetto Bandito si segue la carrareccia che passa a margine dell’abitato, con indicazioni per le Grotte. Dopo un breve percorso si incontra il primo ingresso, seguito da altri due con altrettanti pannelli informativi.

Lasciate alle spalle le cavità ipogee, la poderale corre a lato del torrente, passa presso Tetti Cialombard alternando prati e bosco e, superate una fontana e un’azienda di troticoltura, arriva al ponte di Valdieri sul Gesso.

Non lo si attraversa: in prossimità di un rio minore si continua per la strada sterrata, quasi pianeggiante, che si allunga sul fondovalle.

Giunti sotto la verticale di una protuberanza rocciosa che sporge dal lato nord del monte Corno, a un bivio si svolta a sinistra e inizia il tratto più faticoso della camminata.

Saliti a quota 880 si trascura una variante a sinistra, mentre a 935 metri circa si ignora una seconda deviazione verso destra, volgendo nettamente a sinistra e risalendo il lato ovest della Rocca Vanciarampi.

Si cammina alternando bosco e brevi radure: a 1200 metri circa si raggiunge una radura più ampia, con panorami più aperti, dove ci si può fermare oppure salire fino a quota 1335 circa, dove la poderale termina.

Scheda tecnica

  • Partenza: Tetto Bandito
  • Difficoltà: T
  • Tempo di percorrenza: 3 ore circa
  • Segnavia: segnaletica per Grotte del Bandito e per Valdieri nella prima parte; nessuna segnaletica nella seconda
  • Come arrivare: da Cuneo si raggiungono Borgo San Dalmazzo e poi Roccavione; si prosegue in direzione Roaschia, senza raggiungerla, e si parcheggia in uno spiazzo in località Tetto Bandito
  • Periodo consigliato: autunno


3. Le Gorge della Reina, un canyon che sa di Provenza

Breve ma interessante escursione, che raggiunge un suggestivo canyon scavato da un torrente minore nelle rocce calcaree del gruppo del Bussaia.

In autunno è possibile inoltrarsi nella gola per diverse decine di metri, preferibilmente indossando un casco protettivo.

La salita si sviluppa tra cespi di lavanda e ginepro, in un ambiente che ricorda le montagne della Provenza.

Da Tetti Violin, seguendo un tratturo, si scende appena verso un valloncello, passando nei pressi di una fontana.

Dopo un breve tratto si ignora una carrareccia a sinistra e si sale a un secondo bivio, dove si abbandona un altro sterrato che volge a sinistra.

Si prosegue su sentiero, abbastanza sconnesso ma con pendenza moderata, tra ginepri, lavanda, betulle e qualche larice.

Trascurata una traccia minore che si stacca a destra, si continua per il sentiero principale verso la base di una bastionata rocciosa.

Ignorata la deviazione per il pian di Funs e per l’attacco della ferrata Ico Quaranta, si attraversa un boschetto di faggi e si arriva all’imbocco del canyon.

Scheda tecnica

  • Partenza: Tetti Violin (Entracque)
  • Difficoltà: E
  • Tempo di percorrenza: 1 ora circa
  • Segnavia: segnaletica verticale e frecce azzurre dipinte sulle rocce
  • Come arrivare: da Entracque si procede verso Trinità; giunti a Santa Lucia, si svolta a sinistra per Tetti Violin
  • Periodo consigliato: autunno

 

4. Strada Sartaria e ponte del Suffiet, tra ponti, fiumi e foreste

La camminata, quasi interamente a lato del torrente, risale il vallone del rio Bousset, passando ai margini del Parco delle Alpi Marittime e inoltrandosi nel territorio protetto a monte del ponte di Porcera (1083 m).

Protagonista del paesaggio è il gruppo del monte Bussaia con le sue luminose falesie calcaree.

Durante la salita incuriosisce l’Uja di Santa Lucia, insolita torre simile a un enorme simbolo fallico, visibile a oriente.

Oltre il ponte di Porcera ci si inoltra nella parte alta del vallone, delimitato dalla suggestiva e dentellata Costa Garbella. Meta finale è la vigorosa cascata del Suffiet, presso l’antico ponte omonimo.

L’escursione può essere suddivisa in due parti: da Entracque al ponte di Porcera e da quest’ultimo, raggiungibile in auto da Trinità, al ponte del Suffiet.

Nei pressi della Cappella del Cornaletto, nella parte più a monte di Entracque, ha inizio la strada Sartaria. Inizialmente pianeggiante, lo sterrato attraversa una zona coltivata, dove si trascura una carrareccia minore a sinistra.

Presto si scende verso il torrente, si ignora un altro sterrato che confluisce da destra e si seguono le indicazioni verticali per il ponte di Porcera.

La stradina torna a salire con moderazione, tenendosi in destra idrografica, fino al ponte della Sartaria che supera il rio Bousset.

Da qui si terrà sempre il torrente alla propria sinistra.

Ignorate alcune deviazioni minori e restando sulla strada principale, si raggiunge il ponte di Porcera, anticipato da una breve discesa.

Lasciato il ponte alle spalle, si prosegue per la carrareccia che risale il vallone del Bousset attraverso boschi di latifoglie dove non manca qualche larice, senza deviazioni significative. Giunti al ponte del Suffiet, si può ammirare la cascata.

Scheda tecnica

  • Partenza: Cappella del Cornaletto, Entracque (oppure ponte di Porcera, raggiungibile in auto da Trinità, per la sola seconda parte)
  • Difficoltà: T
  • Tempo di percorrenza: 3 ore circa
  • Segnavia: indicazioni verticali per il ponte di Porcera; da quest’ultimo, indicazioni per vallone del Sabbione
  • Come arrivare: da Cuneo si raggiunge Borgo San Dalmazzo per la SS20 e si continua per Entracque; la cappella del Cornaletto è nell’estremità a monte del paese
  • Periodo consigliato: autunno

 

5. La cascata di Colletta, mezz’ora per un angolo fiabesco

Le falesie di Entracque nascondono al fondo di alcuni valloni inattese bellezze naturali, come la cascata di Colletta: un velo d’acqua che scende per alcuni metri lungo la parete calcarea, creando una pozza cristallina.

Un angolo tanto suggestivo da riportare alla mente le immagini evocate dai poeti del dolce stilnovo.

Dalla frazione Colletta Soprana (1095 m) si segue verso monte l’unica carrareccia presente.

Oltrepassato un bivio, dove si ignora una strada che scende a sinistra, si prosegue per la strada bianca che si fa più ripida.

Poco a monte si passa accanto a un ruscello, spesso in secca, dove non sarà difficile notare un sasso con la scritta azzurra “cascata”.

Si imbocca la traccia di sentiero che oltre il rio si fa più evidente, distendendosi in costa alla montagna, spesso in piano.

Nella parte finale il tracciato entra in una valletta e arriva a ridosso della parete calcarea, dove appare all’improvviso la piccola ma suggestiva cascata di Colletta.

Scheda tecnica

  • Partenza: Colletta Soprana (1095 m)
  • Difficoltà: T / E
  • Tempo di percorrenza: 30 minuti circa
  • Segnavia: vernice azzurra su una roccia a inizio sentiero
  • Come arrivare: da Cuneo si raggiunge Borgo San Dalmazzo per la SS20, si continua per Entracque, poi per corso Francia e per la SP273, salendo a Santa Lucia dove si svolta a sinistra e in breve si raggiunge Colletta Soprana
  • Periodo consigliato: autunno

 

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