Le montagne di fuoco – Il Parco Nazionale del Vesuvio

18 marzo 2020 - 9:54

Dal parcheggio su terreno ricoperto da una polverosa coltre di ceneri e lapilli si guadagna l’orlo occidentale del cratere (1180 m) e si giunge così al punto di ristoro ove c’è anche la biglietteria. Da qui parte un percorso guidato lungo il quale si notano concrezioni sulfuree con scorie di lapilli e sabbie, costituenti la struttura lapidea del cono. La vista da quassù spazia dal golfo di Gaeta alla penisola dei monti Lattari con le isole di Capri, Ischia e Procida sullo sfondo. Il cratere della sommità del Vesuvio, à l’ultima “versione” prodotta dall’eruzione del 1944. Di forma quasi circolare, presenta al suo interno una cavità profonda oltre 300 m, con una circonferenza dell’orlo craterico di circa 500 m. Le pareti interne alla cavità presentano delle “fumarle”, e ciò sta a significare come l’attività vulcanica non sia completamente ferma, ma solo in un apparente stato di calma. Il sentiero continua in una zona dai caratteristici spuntoni e in breve porta alla Capannuccia (1170 m) alle cui spalle, per un faticoso pendio in salita, è possibile giungere al punto più alto del Vesuvio (1277 m). Si ritorna per la stessa strada percorsa in salita.
Dal Piazzale è anche possibile una breve ma interessante escursione lungo la Strada Morrone risalente all’inizio del Novecento. Danneggiata dall’eruzione del 1944, ma poi ricostruita, è percorribile solo a piedi e porta in circa trenta minuti al margine della foresta di pini e di lecci che riveste il versante sud del Vesuvio.

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