“Camminando” la vita: Pietro Scidurlo

19 marzo 2020 - 13:28

Pietro Scidurlo: c’è sempre una chiave per ogni gabbia e una via d’uscita.Ma per uscire bisogna entrare. Da ragazzo arrabbiato ad ambasciatore itinerante.

Si parla spesso di supereroi, di quegli esseri umani che dotati di poteri fuori dalla norma, cambiano il mondo. Si parla meno di semplici esseri umani, che privati di qualcosa e dotati di sola volontà, non fermano il proprio cammino.

Il mondo si può cambiare con l’unico potere che si ha: quello su noi stessi. Protagonista di questa storia non è un supereroe ma un semplice “pellegrino” che non trovava la sua strada. Paraplegico dalla nascita, a causa di un’errata valutazione medica, Pietro ha scelto di vivere facendo ciò che da sempre gli è stato negato.

Dopo tanto trascinarsi ha imparato a “camminare” e ha compreso che l’accettazione è l’unica via d’uscita, anche se ciò che veramente conta è il modo di accettare. Solamente nel punto più estremo si è accorto del coraggio vero che possedeva e ha trasformato la debolezza in forza e la sua croce in una valigia.

“Sono un uomo che ha dovuto confrontarsi fin dalla nascita con una realtà che gli stava stretta”.

Chi ha aiutato sua madre a metterlo al mondo, ha commesso un grave errore che gli ha provocato una lesione midollare. Crescere su una sedia a rotelle a cavallo degli anni ’80 e ’90 non è stato facile perché una persona con disabilità non poteva interagire nel modo giusto con la società, ancora non pronta a questa integrazione.

“Ero molto arrabbiato con il mondo e questa rabbia si ripercuoteva soprattutto sulla mia famiglia”.

La continua ricerca di risposte e la mancanza delle stesse, non erano che un terreno fertile per un viaggiatore verso l’oblio.

L’esteriorità è un elemento fondamentale nella crescita perché la differenza è il primo aspetto che viene percepito dalla persona con handicap quando si confronta con gli altri e viceversa.

Io non ho avuto le stesse opportunità sociali di altri, le amicizie erano difficili da costruire ed anche interfacciarsi con l’altro sesso non era semplice in quanto, spesso, la persona con disabilità era considerata limitata o incapace di provare sentimenti ed emozioni”.

Il problema non è la disabilità ma il contesto in cui viene inserita. In questo quadro di altalenanti emozioni Pietro tenta, dal trampolino più alto, un tuffo nel vuoto: la presa di consapevolezza della sua realtà. Ciò che lui definisce una quotidianità ad ostacoli.

“Era un continuo rimanere indietro, un continuo vedere gli altri arrivare prima di me e mi sentivo l’eterno secondo”.

A livello psicologico i suoi primi trent’anni non sono stati altro che una scuola di vita capace di creare quella forma mentis necessaria alla sua metamorfosi. A volte – sebbene ne si farebbe anche a meno – passare da determinati crocevia rappresenta l’opportunità per varcare la soglia del cambiamento.

Quella che sembrava essere una caduta, è stato l’inizio di un volo. Attraverso la lettura del romanzo “Il Cammino di Santiago” di Paulo Coelho, donatogli da sua sorella Chiara e successivamente l’invito dell’amico Gianpiero a partire per un’esperienza di viaggio spirituale, balena in lui l’idea di intraprendere questo pellegrinaggio. È senza ombra di dubbio uno dei primi pionieri con disabilità in Italia ad affrontare un trekking di lungo raggio, ma ciò che sarebbe poi accaduto ancora taceva dentro di lui.

Nel 2012 l’idea si concretizza: parte e percorre con la sua handbike quasi 1000 chilometri.

Ero alla ricerca di qualcosa, ma non sapevo cosa; e prima che potessi trovarla, lei trovò me”.

Nel punto più alto del percorso si ritrova a fare ciò che lui definisce “le tre P” ossia pedalare, piangere e pregare. Ecco come ciò che doveva essere un lungo trekking in bici si trasforma in un’occasione di rinascita.

Il cammino lo ha rifatto altre tre volte, non pensando più ai suoi limiti ma a tutto quello che poteva fare nonostante questi. Alle opportunità che comunque poteva cogliere.

Partendo non ho trovato una risposta ma una strada da seguire ”.

Dalla sua esperienza nasce la guida “Santiago per tutti” (di cui è autore assieme a Luciano Callegari, edita da Terre di Mezzo) con tre itinerari possibili:

    • Quello storico,
    • Quello adatto per le carrozzine da fuori-strada e
    • Quello asfaltato per biciclette.

 È la prima guida europea destinata anche a – come Pietro le chiama secondo i più alti standard europei – “persone con esigenze speciali” perché tutti, in un modo o nell’altro, hanno le proprie esigenze. Anche chi vede nella disabilità un limite, ha un altro tipo di handicap, dato dal pregiudizio e dalla paura di ciò che non si conosce. Tutti siamo inabili in qualcosa e come Pietro, possiamo trasformare l’inabilità in opportunità. Un viaggio “zaino in spalla” ne può rappresentare l’occasione.

Nel 2012 fonda Free Wheels onlus, un’associazione che aiuta tutte le persone a intraprendere esperienze di Trekking lungo gli itinerari della fede e della Cultura di cui la nostra Europa è disseminata; e un messaggio importante porta con se lungo queste vie: “le barriere più grandi sono quelle della mente”.

Tra un cammino e l’altro, percorre in canoa 530 chilometri lungo le acque del fiume Ticino, Po e la laguna di Venezia fino a piazza San Marco, superando così un’altra barriera. Dopo Venezia tasta la Via Francigena o Romea, percorrendo 885 chilometri fino a Roma, accolto dal Ministro Dario Franceschini e da Papa Francesco.

Quest’ultimo percorso è stato dichiarato “Itinerario Culturale del Consiglio di Europa”, assumendo un’importanza pari a quella del Cammino di Santiago. L’orografia italiana è però più complessa e Pietro sogna una Via Francigena per tutti.

Subito dopo il progetto Free Wheels raccoglie attenzioni oltre Alpe, perché viene presentato al Consiglio d’Europa di Strasburgo come buona pratica per gli Itinerari Culturali. In questi progetti lo accompagna suo padre Bartolomeo Scidurlo, assieme a tanti altri amici, perché nel cammino “in un perfetto sconosciuto trovi la persona che ti accompagnerà per tutta la vita”. Molteplici sono i progetti che bollono in pentola, Pietro ribadisce sempre che l’accessibilità è la possibilità di poter scegliere e spetta a tutti questa facoltà.

Il concetto di pari opportunità risiede proprio nel fatto che tutti possono fare tutto se messi nelle giuste condizioni”.

Il trekking è senz’altro un’esperienza inclusiva e come tale l’accessibilità deve essere parte integrante dei nostri itinerari culturali, non un blasone secondario. Per questo oggi si parla molto di fruibilità universale dei Cammini.

Pietro rappresenta l’esempio assoluto di come l’azione del singolo, influenzi l’azione di tanti: partendo da se stesso e dal proprio cambiamento, ha cambiato il destino di molti altri che come lui cercano ancora oggi una strada da seguire.

 

di Giulia D’Angeli

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