Il piacere di sbagliare strada

18 marzo 2020 - 10:10

Qualche settimana fa il navigatore satellitare della mia auto è passato a miglior vita. Dopo anni di onorato servizio ha deciso di piantarmi in asso nel traffico di Milano all’ora di punta. “Fra cento metri, svoltare a…”, queste le sue ultime parole.


Poi silenzio, ognuno per la sua strada.

Già, la mia strada! E quale accidenti è? La prima cosa che ho notato, dopo la dipartita del caro estinto, è stata proprio questa: grazie all’ausilio del navigatore ho macinato centinaia di migliaia di chilometri, risparmiandomi un sacco di problemi, errori e contrattempi. Tanto che mi sono accorto di non conoscere neppure le strade già più volte percorse, segno che non un minuto del mio prezioso tempo è mai andato sprecato per capire come arrivare alla meta.

Sotto la guida del Gps non c’è bisogno di pensare al viaggio, basta seguire le istruzioni: “svolta a destra, svolta a sinistra”. Comodo, certo. Eppure questo pensiero mi ha fatto sorgere un dubbio:

“ma non è che questa ennesima applicazione della tecnologia alla vita quotidiana, assieme ai problemi e ai contrattempi, ha finito per eliminare anche gran parte del fascino del viaggiare?”

In fondo, se Colombo non avesse preso una colossale cantonata, a quest’ora sarebbe solo uno dei tanti che hanno trascorso le vacanze in Oriente, invece di passare alla storia come lo scopritore del Nuovo Mondo

Non è che per essere viaggiatori felici si debba per forza puntare su Ronco Bilaccio e finire a Kathmandu, ma la possibilità di imbroccare un bivio nella direzione sbagliata o la necessità di fermarsi ad un bar per chiedere informazioni possono essere finestre spalancate sull’ignoto dalle quali entra il fresco vento dell’avventura: ci si può ritrovare in qualche meraviglioso angolo di mondo di cui s’ignorava l’esistenza e si possono incontrare persone che di quel mondo ti sanno raccontare molto più del semplice “svolta a destra, svolta a sinistra”.

Adesso sembra che nelle nostre vite sia in arrivo un’altra novità tecnologica: il menù digitale. Per fare le ordinazioni al ristorante basterà sedersi al tavolo e digitare sul display i piatti desiderati.

Niente più noiose attese, niente più rischi di vedersi arrivare un piatto di riso agli asparagi invece della tanto attesa bistecca ai ferri… il computer non può sbagliare! Anche in questo caso il progresso non si può fermare e di sicuro a breve sarà normale fare le proprie prenotazioni tramite il menù digitale, naturalmente dopo aver raggiunto il ristorante seguendo le indicazioni del Gps!

Spero solo fra qualche anno il mio navigatore si rompa di nuovo, magari piantandomi in asso verso l’ora di pranzo su qualche stradina dei Colli Albani. Allora forse entrerò in una vecchia trattoria per chiedere informazioni e verrò accolto da qualche paffuto cameriere: “A Dotto, se famo du spaghi ajo e ojo?”.

Le riflessioni di:
Italo CLEMENTI 

 

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