Successo dell’escursione in Val Maira di Legambiente Piove di Sacco

18 marzo 2020 - 17:59

Ha riscosso grande successo l’escursione in Val Maira del gruppo Legambiente di Piove di Sacco.

Ecco il resoconto nel diario degli stessi partecipanti.

 

Una terra da scoprire e da amare

Giovedì 1 Giugno 2017

Le partenze da Codevigo, Piove di Sacco e Padova, dei 52 partecipanti avvengono con minimi ritardi causate dal traffico dell’ora di punta e per le 18,30 la nostra corriera procede speditamente sull’autostrada A4 in direzione Verona mentre il grosso del traffico, sulle corsie opposte, procede lentamente verso le località marine dell’Adriatico.

Arrivati al “Cavallo Bianco”, hotel in centro a Dronero (CN), l’efficientissima signora Cinzia fornisce le chiavi delle stanze, piccole ma molto accoglienti, disposte su più piani e accessibili da un labirinto di corridoi arredati con mobili d’epoca e macchine da cucire.

Sono le 1,30, buona notte ….

Venerdì 2 Giugno

Il sole di prima mattina che entra dalle finestre ci dà il benvenuto a Dronero e dai balconi dell’albergo si possono intravvedere i banchetti dei commercianti arrivati per la “Festa dell’acciuga”. Le acciughe a Dronero? Qui non c’è il mare… Vero, ma un tempo gli abitanti andavano con i carretti nelle località di mare con le loro merci che scambiavano, appunto con sale e acciughe, quest’ultime diventate parte integrante della cucina tradizionale della Valle.

Alle 8.30 viene servita la colazione: davanti a noi si presenta un tavolo pieno di ogni ben di dio, torte, focacce, pastine, frutta, macedonia, prosciutto, formaggio e altro ancora…. Qualcuno si sarà sentito come l’asino di Buridano, morto di fame per non aver saputo quale fascio di fieno scegliere?

Alle 9.00, terminato il lauto banchetto, zaini in spalla raggiungiamo il pullman e partiamo per Macra, località situata all’interno della Val Maira a circa 820 metri di quota, da dove inizia l’itinerario trekking della giornata.

La Val Maira è una valle stretta, incassata tra due file di monti e chiusa all’estremità ovest dalla catena delle Alpi Cozie su cui si trova il confine con la Francia; il torrente Maira, come altri relativi a vallate adiacenti, raccoglie le acque che formeranno il fiume Po nei pressi di Torino; la zona, abbandonata da gran parte della popolazione migrata a valle negli ultimi due secoli, conserva integro il patrimonio naturale e culturale della gente rimasta sul luogo, gli occitani, che conservano una lingua locale e tradizioni tutte da riscoprire.

La nostra guida è Alberto, occitano purosangue, e il percorso inizia procedendo verso est sul “Sentiero dei ciclamini” stradina poco scoscesa dove si incontrano varie edicole votive affrescate da pittori anonimi, alcune ben tenute, altre fatiscenti; qui, in questa stagione, non ci sono ciclamini, ma s’incontrano una miriade di orchidee, genziane e altri variopinti fiori di montagna.

La prima chiesetta che incontriamo è “cappella di San Pietro”, luogo di accoglienza dei pellegrini, ma anche sbarramento contro gli appestati, affrescata con una rappresentazione della “Danza macabra” a ricordare la caducità della vita terrena. Essendo chiusa, riprendiamo qualche immagine interna dalle finestrelle.

Giungiamo poi presso la “Locanda del Silenzio” luogo ameno, oasi di serenità e di pace, da cui si può godere uno splendido panorama. A fianco svetta la bandiera occitana, croce bianca su fondo rosso.

Raggiungiamo poi il borgo di Camoglieres, località ancora abitata da pochi irriducibili, fieri delle loro tradizioni, le cui abitazioni rustiche ma restaurate presentano ancora le coperture in lastre di ardesia come nel passato più remoto; i locali appaiono incuriositi da questo gruppo così numeroso che transita davanti alle loro case, cosa insolita per quei luoghi…

Abbandonato il sentiero dei ciclamini, si segue il segnavia giallo in direzione ovest e comincia una salita che, seguendo un itinerario a ferro di cavallo, porta ai borghi di Caricatori e Langra (circa 1000 metri di quota) e poi ancora più su, seguendo le pieghe della montagna sino a quasi 1400 metri di quota, posizione favorevole per ammirare la sottostante vallata e osservare il borgo di Macra, nostro punto di partenza.

Ora il sentiero è in discesa e porta a Centenero, altra località sperduta ma abitata e qui ci fermiamo, presso una fontana da cui esce un potente e continuo getto di acqua fresca, per consumare il nostro pranzo al sacco: sono le 13,30. E’ simpatico parlare con una dei pochi abitanti del luogo, una signora anziana, che si informa sul nostro cammino: curiosità e desiderio reciproco di comunicare? Anche l’aspetto umano ha la sua importanza in queste esperienze.

Dopo circa mezz’ora ci rimettiamo in cammino; le nuvole ormai ricoprono completamente il cielo ma non è ancora tempo di pioggia e il percorso ancora lungo… Nella località successiva di Caudano appare subito interessante il lazzaretto o ospedale dei poveri, fatto costruire nel 1400 dal marchese di Saluzzo, ai tempi in cui questo luogo era molto popolato; l’edificio è stato restaurato e recuperato e attualmente accoglie una famiglia di contadini, anch’essi molto interessati al nostro tour.

Il sentiero ritorna a salire fino a che, nei pressi di Stroppo, appare la bellissima chiesa di San Peyre, di origine romanica, ma con aggiunte successive. Notevoli sono gli affreschi, di epoche diverse, tra cui primeggiano quelli della cappella di destra, del cosiddetto “Maestro di Stroppo”, raffiguranti una Natività e la Dormizione della Vergine. Molto interessante il suonatore di cornamusa, strumento un tempo diffuso in questa realtà, dove si praticava la pastorizia.

Un pulmino è qui pronto per risalire la strada sino all’agriturismo Alpes d’Oc di Morinesio, ma per chi vuole il cammino non è ancora finito e l’ultimo strappo (circa 200 metri di salita) si effettua sul sentiero che passa per Ruata Valle e poi, con un largo giro tra i boschi, raggiunge la chiesa di Santa Maria di Morinesio che domina tutta la vallata per scendere infine al suddetto paese.

Anche qui a dirigere le operazioni una donna manager, la signora Consolata, titolare dell’agriturismo Alpes d’Oc, La quale ci invita su un terrazzo dove viene servito un aperitivo di benvenuto accompagnato da bocconcini vari, pensiero ovviamente gradito a tutti, quasi necessario per recuperare le energie spese durante la camminata. In nostro onore pizza e focaccia vengono innaffiate da buon prosecco di Valdobbiadene.

Arriva il momento di prendere alloggio nelle stanze e negli appartamenti, arredati in armonia con la tradizione occitano-provenzale, espressioni di buon gusto e di fantasia. I fiori del territorio, come anemone, bucaneve, rododendro, regina delle Alpi…. danno il nome ad alcune camere sulle cui pareti sono stati dipinti.

Anche chi alloggia all’Agriturismo Codirosso, a meno di 1 km di distanza, trova un’ottima sistemazione. Alla sera raggiungono Morinesio dove si cena tutti assieme; i piatti, molto abbondanti, sono espressione della cucina locale e spiccano le acciuga in salsa verde, i raviolas, la toma; il locale che ci accoglie è un piccolo prefabbricato di legno nei pressi della piazza dove tavoli e panche sono disposte aderenti l’una all’altra.

La serata si chiude con la musica. Come da programma, prima un suonatore fornito di fisarmonica accompagna canzoni popolari venete, improvvisando con maestria i ritmi appena accennati dagli stonati cantanti della compagnia; poi inizia il trio Cap Levat che interpreta, rivisitandola, la musica occitana; Federico intervalla le canzoni con spiegazioni interessanti circa la storia della lingua e della cultura locale; la musica viene realizzata con strumenti tradizionali come la Gironda e il flautame vario, oltre che da chitarra e batteria. I ritmo coinvolge tutti, residenti e ospiti, i quali si mettono a ballare. Non si vorrebbe finire mai. La stanchezza sembra svanita.

A mezzanotte si decide di andare a dormire. Buona notte

Sabato 3 Giugno

La giornata si presenta anche oggi limpida e il programma si preannuncia meno impegnativo di ieri; alle 7.45 colazione all’italiana servita in terrazzo con vista sulle montagne circostanti.

Partenza da Morinesio su un sentiero a mezza costa in leggera discesa verso le località di Cucchiales e poi Ciamino, il paesaggio si presenta verde e ricoperto di prati fioriti, davvero un bello spettacolo!

Il percorso originale viene leggermente modificato passando a nord di San Martino per non allungare ulteriormente la salita verso colle Bettone (quota 1830 m) e il successivo Colle San Giovanni dove è prevista la sosta pranzo. Il sole va e viene ma la veduta in lontananza delle Alpi Cozie e Graie è molto nitida.

Ora il sentiero procede in leggera discesa verso nord e il sottobosco appare ricoperto di viole del pensiero; Elva viene raggiunta in poco più di un’ora di marcia prima delle ore 15,00. Sarà la locanda di San Pancrazio ad ospitarci tutti per la notte, la sistemazione è un po’ spartana in stanze e cameroni molto puliti. Alle 16.00 visita alla chiesa di Santa Maria dov’è esposto il capolavoro di Hans Clemer, un pittore fiammingo del ‘400, chiamato qui dal Marchese di Saluzzo: “scene della vita di Maria”, tratte dai Vangeli ufficiali e da quelli apocrifi e dominate al centro dalla Crocifissione, il tutto veramente pregevole.

Con piacere un gruppo accoglie la proposta di visitare il Museo dei capelli, molto particolare e originale. In passato i maschi elvesi sciamavano in tutta l’Italia Settentrionale a comperare capelli che poi venivano portati in paese e lavorati soprattutto dalle donne. No ricci, no capelli del meridione perché troppo grossi, sì capelli chiari e soprattutto bianchi, che venivano poi venduti in tutto il mondo. Alcuni Elvesi hanno fatto una fortuna con le parrucche. L’attività è durata a lungo, fino a dopo la metà del XX secolo, soppiantata solo dall’avvento delle fibre artificiali.

Nel frattempo ha luogo un breve temporale estivo.

La cena si svolge dalle 19.30 con menù costituito da un abbondante antipasto, un primo a base di ravioles, un secondo di carne d’agnello e patate, un dolcetto finale; evidentemente il pensiero comune è stato quello di farci cosa gradita nell’offrirci piatti locali tradizionali.

Caliamo un velo pietoso sulla finale di Champions League, chi ha assistito alla disfatta ha aggiunto proprio alla fine l’unica nota stonata della giornata. Buona notte!

Domenica 4 Giugno

La sveglia è per le 6,00 e la ricca colazione tre quarti d’ora dopo, la partenza per le 7,30, alla guida del gruppo questa volta ci sarà Riccardo mentre Alberto si occuperà di portare con i pulmino i nostri “bagagli della notte”.

La prima parte dell’itinerario è su una stretta strada asfaltata di raccordo lunga circa 2,5 km che collega ad Elva le frazioni di Chiasso e Chiasso Superiore, poi si imbocca un viottolo e si sale nell’ombra di un fitto bosco per raggiungere le soprastanti radure, caratterizzate anche queste da una splendida fioritura, dai rododendri, agli anemoni, alle orchidee, da dove si possono ammirare ampi squarci sulla valle sottostante e sulle montagne tutt’intorno.

Raggiunto Colle San Michele (quota 1940 m) il sentiero di montagna diventa una stradina in leggera discesa che in meno di un’ora conduce all’Agriturismo “Al Chersogno” ; sono le 12 e il pranzo a buffet a base di insalate di cereali, torte salate e lasagne è pressoché servito. Tutto molto buono e a dirigere le operazioni ancora una volta una donna, la Sig.ra Pasqualina.

Il sole è ancora alto in cielo, un vero peccato lasciare quella località in pulmino per mere esigenze d’orario… Maurizio sollecita i partecipanti restii a muoversi a raggiungere i due mezzi predisposti per il trasporto a Prazzo Inferiore, 500 metri più a valle, dove il pullman è pronto per intraprendere il viaggio di ritorno. Si parte alle 14.40 e senza intoppi, con un paio di fermate di servizio, arriviamo a destinazione, gli ultimi a Codevigo alle 22.20.

Ringraziamo: per l’organizzazione del giro Riccardo, Alberto e Maurizio, per la redazione di questo diario di viaggio Antonia e Claudio, per l’ospitalità le strutture Hotel Cavallo Bianco di Dronero, gli Agriturismi Alpes d’Oc e Codirosso di Morinesio, la Locanda San Pancrazio di Elva e l’agriturismo Al Chersogno di S.Michele di Prazzo.

I 52 partecipanti si faranno ambasciatori della Val Maira, affinché il processo di recupero in atto prosegua nel rispetto dell’ambiente e della tradizione e dia benessere e lavoro a tutta la comunità.

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