Campioni con lo zaino: gli sportivi più celebri che hanno raccontato la loro passione per il trekking

Nel racconto contemporaneo dello sport è presente un elemento che ritorna sempre più spesso, anche quando si parla di campioni abituati a palcoscenici globali, stadi pieni e pressione mediatica costante: il bisogno di rallentare

8 gennaio 2026 - 19:00

Non di fermarsi, ovvio, bensì di cambiare ritmo, di apportare delle modifiche “strutturali”.

E tra le attività che meglio incarnano questa esigenza, il trekking occupa un posto speciale.

Camminare in montagna, affrontare dislivelli, seguire un sentiero immerso nella natura rappresenta per molti atleti un ritorno all’essenziale.

Il trekking è allenamento fisico, certo, ma è soprattutto uno strumento di equilibrio mentale: aiuta a ritrovare concentrazione, a gestire lo stress e a riconnettersi con il proprio corpo senza cronometri né classifiche.

Negli anni, numerosi sportivi di fama mondiale hanno raccontato apertamente questa passione, rendendola parte integrante della propria identità.

Le loro storie mostrano come il successo ad altissimo livello non sia incompatibile con la semplicità, anzi: spesso ne ha bisogno.

Roger Federer e il legame con la natura svizzera

Roger Federer ha più volte parlato del suo rapporto con il territorio svizzero, non solo come luogo di nascita ma come spazio vissuto.

Laghi, montagne e sentieri fanno parte del suo immaginario personale, soprattutto dopo il ritiro dall’attività agonistica.

In diverse occasioni ha raccontato quanto le camminate e le escursioni siano diventate una componente importante della sua quotidianità, anche condivisa con la famiglia.

Il trekking, in questo caso, non appare come un’attività accessoria, ma come un modo di abitare il paesaggio e di mantenere un benessere costruito nel tempo, lontano dalla frenesia del circuito professionistico.

Novak Djokovic e l’equilibrio tra mente e corpo

Novak Djokovic ha spesso sottolineato l’importanza del benessere mentale nella sua carriera.

Alimentazione, meditazione, respirazione e attività all’aperto fanno parte di una routine molto più ampia rispetto al semplice allenamento tennistico.

Tra queste abitudini, il trekking e le camminate in natura vengono citati come strumenti utili per ristabilire equilibrio, ridurre la tensione e ritrovare lucidità.

Per un atleta che basa il proprio gioco sulla resistenza mentale e sulla continuità, il contatto diretto con l’ambiente naturale diventa una sorta di allenamento invisibile ma fondamentale.

Serena Williams e l’outdoor come libertà

Serena Williams ha raccontato più volte il suo amore per l’aria aperta, parlando apertamente di camminate, escursioni e momenti trascorsi nella natura come parte del proprio benessere personale.

Il suo approccio è particolarmente interessante perché rompe alcuni stereotipi legati agli sport di potenza: anche un’atleta abituata a sforzi esplosivi e a un’intensità elevatissima può trovare nel trekking una forma di rigenerazione, accessibile e sostenibile.

La montagna e i sentieri diventano così spazi di libertà, non di competizione.

Michael Phelps e il trekking come complemento atletico

Anche Michael Phelps, leggenda del nuoto mondiale, ha mostrato come il trekking possa integrarsi in una preparazione atletica di alto livello.

Le camminate in salita e le escursioni vengono spesso utilizzate come allenamento alternativo, capace di migliorare resistenza e capacità polmonare senza sovraccaricare le articolazioni.

Nel suo caso, il trekking assume anche una dimensione esperienziale: esplorare, cambiare ambiente, uscire dalla routine della piscina. Un modo per mantenere stimoli diversi e preservare la motivazione nel lungo periodo.

Lindsey Vonn e il ritorno consapevole alla montagna

Per chi pratica sport invernali, la montagna è casa. Lindsey Vonn ha raccontato il proprio rapporto con l’ambiente alpino anche al di fuori delle competizioni, mostrando come il trekking rappresenti un modo diverso di vivere lo stesso spazio che l’ha resa celebre.

Dopo anni trascorsi a scendere pendii ad altissima velocità, camminare diventa un gesto più riflessivo, quasi meditativo.

È un cambio di prospettiva: la montagna non più come sfida estrema, ma come luogo di ascolto e consapevolezza.

Sport, narrazione e contesto contemporaneo

Lo sport moderno non è solo performance, ma anche racconto. Attorno alle discipline sportive ruotano media, sponsor, analisi, statistiche e contenuti di vario tipo.

In questo ecosistema rientra anche il tema delle quote online, che accompagna molti sport popolari come elemento informativo e di contesto, citato spesso insieme a piattaforme e siti di scommesse come DomusBet.

In questo scenario complesso, le storie legate al trekking svolgono una funzione importante: restituiscono umanità agli atleti, mostrano il lato meno spettacolare ma più autentico dello sport, fatto di silenzio, fatica lenta e contatto con la natura.

Una lezione che va oltre lo sport

La passione per il trekking condivisa da campioni provenienti da discipline diverse racconta una verità semplice ma potente: la performance non è solo intensità, ma anche recupero. Non è solo competizione, ma equilibrio.

Camminare, salire, fermarsi a guardare un panorama sono gesti che aiutano gli atleti a durare nel tempo.

E forse è proprio per questo che, quando il calendario lo consente, molti di loro scelgono un sentiero invece di un campo. Non per allontanarsi dallo sport, ma per ricordarsi perché lo amano.

 

 

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