A passo lento nelle Ande Peruviane

27 aprile 2020 - 13:49

A passo lento nel “Camino del Apu Ausangate”, attraverso le Ande peruviane, si cammina, spesso a 5.000 m, alla scoperta di territori scarsamente antropizzati e immensi tesori culturali, protetti dall’Ausangate e dagli altri “apu” (montagne ritenute protettrici) della Cordillera Vilcanota.

Solo procedendo a piedi lungo i sentieri silenziosi utilizzati dai “cocheros” (i pastori andini) si colgono quei particolari che sfuggirebbero viaggiando con qualsiasi altro mezzo, raggiungendo ambienti naturali straordinari.

L’incontro con le popolazioni locali dà senso al viaggio stesso, fermandosi ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare, considerando la diversità un punto di partenza per approfondire nuove realtà e diversi modi di interpretare la quotidianità. Serve un discreto allenamento e un paio di giorni iniziali per acclimatarsi ma non una preparazione specifica.

Da Arequipa, la “Ciudad Blanca” coloniale adagiata nella fertile vallata del fiume Chili, circondata da due imponenti vulcani, il Misti (5.850 metri) e il Chachani (6.030 metri), si inizia a salire lungo le falde del Chachani fino a raggiungere la zona di Pampa Cañahuas e la Riserva Naturale Salinas y Aguada Blanca dove vivono allo stato selvaggio gli esemplari del più grazioso dei camelidi andini: la vigogna, che fornisce lana pregiata.

A passo lento si attraversano altopiani sconfinati, contornati da una natura avvolgente, dominante, lontano dalla frenesia e dal rumore del mondo.

Lasciata la strada principale si prosegue verso la Valle inter-andina del Colca, regno degli ultimi condor, fino alla “Ventana del Colca”, una spettacolare formazione rocciosa situata a 4.300 m, dove inizia il Canyon Colca. Puma, volpi e uccelli rapaci vivono in una scenografia naturale di rara bellezza, sulla strada di ingresso della Valle del Colca e la confluenza dei fiumi La Pulpera e Colca.

Lungo strade sterrate, si cammina fino a raggiungere il paese di Pulperas e “i Castelli di Callali”, spettacolari formazioni rocciose a forma di torrioni di roccia friabile erosi dal vento e dalla pioggia.

L’orogenesi andina fu accelerata da imponenti manifestazioni vulcaniche, oltre cinquanta i vulcani attualmente attivi, le cui manifestazioni, unitamente ai frequenti fenomeni sismici, testimoniano l’appartenenza del sistema andino alla grande “cintura di fuoco del Pacifico”.


Le fantastiche immagini di una terra ricca di natura e colori, ci si addentra nella natura seguendo il proprio passo lento.

Le Ande sono costituite da rocce di età paleozoica (quarziti, scisti, arenarie), mesozoica (calcari e conglomerati) e cenozoica (depositi continentali non fossiliferi).

Dalla Valle del Colca si prosegue in direzione nord dove il fiume impetuoso ha scavato una gola gigantesca che, con i suoi oltre 3.000 metri di altezza, il doppio del Grand Canyon del Colorado, è una delle più profonde della Terra.

Dal “Cruz del Cura” si cammina lungo la gigantesca spaccatura in direzione della zona in cui nidificano i condor, dove s’incontrano remoti insediamenti di pastori e branchi di alpaca e lama.

Dal villaggio di Sibayo verso il passo di Condoroma, si raggiunge il lago Lagunillas, preludio al grande Lago Titicaca, che in certe zone forma una laguna con erbe acquatiche dove spesso é possibile vedere sterminate colonie di fenicotteri.

Una breve deviazione conduce al complesso archeologico di Sillustani, impreziosito dalla necropoli pre-Inca, costituita da una serie di “Chullpas”, tombe funerarie di forma cilindrica sparse su un promontorio che si getta nelle acque del lago Umayo.

Da Puno, a 3.830 metri di altitudine sulle sponde del lago Titicaca, si naviga verso l’isola di Taquile, al centro dell’immenso bacino blu cobalto del grande lago sacro degli Incas e, rientrati, si approda fra le suggestioni del tramonto nelle cosiddette isole galleggianti.

Piattaforme realizzate ammucchiando fasci di totora, un particolare tipo di canna che cresce sulle sponde del lago, dove viveva l’etnia Uros, oggi abitate in prevalenza da abitanti di lingua Aymara che vivono di pesca e vendita di prodotti artigianali.

Dal lago Titicaca si raggiunge la Cordillera di Vilcanota, dove inizia lo spettacolare trekking al Nevado Ausangate. Si devia verso il canyon di Tinajani, un luogo sacro chiamato dai locali “Apu Tinakani” ovvero “Dio Tinajani”.

Un silenzio assordante s’insinua fra grotte e giganteschi obelischi dalla forma di primordiali totem, alti fino a 70 metri. Non lontano, in fuoristrada si percorre la valle di Pitumarca fino all’inizio del trekking, risalendo la valle in direzione della piccola comunità di Chilca, a 4.100 metri, percorrendo per circa un’ora di cammino una valle dominata da montagne innevate e frequentata da branchi di alpaca.

A piedi, in 5-6 ore, si attraversa l’ampia vallata di Upis contornata da impressionanti montagne plasmate dalle glaciazioni. Non di rado, percorrendo questi stretti sentieri fino alla cascata che scende dal nevado Santa Catalina, s’incrociano i pastori locali con i lorogreggi di lama e alpaca, uomini indomiti che dalla terra ricavano il loro sostentamento.


Per affrontare le Ande Peruviane, è necessario avere una buona preparazione fisica. A meno che non abbiate la stoffa dei locali pastori che affrontano quotidianamente questi cammunini.

Si cammina in sentieri sempre più stretti, resi ancora più duri dall’altitudine. Ma la fatica vale la vista di una seconda laguna, sormontata da imponenti ghiacciai.

Dal Machuracay Tambo, alle pendici dell’imponente Ausangate, si sosta prima di riprendere il cammino verso il passo di Palomani, a 5.200 metri, uno dei punti più alti dell’itinerario.

Almeno cinque o sei le ore da percorrere a piedi, scortati dai lama che portano i bagagli, con lo sguardo rivolto alla cima del Nevado Ausangate, che svetta a più di 1.000 metri sopra il nostro sentiero.

Ma la vera sorpresa è la Laguna di Ausangate Cocha, che catapulta nell’impressionante vista della parete sud dell’Ausangate.

Poi il paesaggio muta improvvisamente, con rocce vulcaniche ricoperte di terriccio rosso carminio. Lungo pendii sabbiosi e terrosi, in direzione del “Nevado del Inca”, si attraversano vallate solitarie abitate da remote comunità di pastori che vivono nei tambos (in lingua quechua “rifugio”, luoghi di sosta per i chasquis, i messaggeri che percorrevano a piedi l’enorme impero incaico).

Il giorno successivo, altre 6-7 ore a piedi conducono ad altro passo superiore ai 5.000 metri, con una sensazionale vista dei Nevados circostanti. Rocce di color rosso, sabbie color ocra e grigio, inserzioni di rocce ferrose e incrostazioni di rame tingono di mille colori il paesaggio.

Un caleidoscopio di colori accecanti, inaspettati, intensi come in nessun altro luogo del mondo. Dopo la notte in lodge, all’alba si parte per altre 4-5 ore di trekking con scorci mozzafiato dei ghiacciai della cordigliera di Vilcanota tra cui il Nevado del Inca e il maestoso Ausangate.

Qua e là il territorio è adornato da borgate abitate da pastori quechua, intenti a lavorare i tessuti artigianali prodotti dai “comuneros”.

Informazioni utili:

  • Quando andare: da maggio a ottobre
  • Difficoltà: media
  • Altezza massima raggiunta: 5.100 m
  • Ente Nazionale per il turismo peruviano: http://www.peru.travel/it/

Testo e foto:
Laura COLOGNESI e Maurizio LEVI

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