Cinque Terre: POESIA della TERRA

18 marzo 2020 - 17:47

Quelle liguri sono terre avare, addomesticate dall’uomo che con caparbietà e sacrificio ha ritagliato fazzoletti di suolo coltivabile, oggi testimoni di un profondo legame insito tra l’operosità contadina, il vino e il paesaggio inebriante che dalla sommità di montagne scende ad accarezzare il mare.

Cantata e narrata da poeti e scrittori innamorati dei suoi colori e dei suoi profumi, la Liguria si pone al centro della letteratura italiana ed europea.Eugenio Montale, Italo Calvino, Camillo Sbarbaro, Lord George Gordon Byron, Percy Bysshe Shelley: tutti loro, grazie al senso ritrovato della parola e della poesia, hanno esportato anche all’estero l’aspetto distintivo del paesaggio ligure, inebriante quanto il suo vino.

 

Inconsapevoli ispiratori di questo scenario, unico, ai quali va il riconoscimento più grande per aver reso possibile questo miracolo – non si potrebbe definire diversamente la costruzione di migliaia di chilometri di muri in pietra a sostegno delle fasce – sono indubbiamente i viticoltori che perpetuano nel tempo una fratellanza sana e genuina tra laboriosità contadina, ambiente e prodotto unico.

Solo le mani innamorate, forti e tenaci del contadino ligure potevano partorire un paesaggio senza uguali e fonte d’ispirazione; la stessa che sin dall’antichità portò la dea Atena a piantare il primo ulivo destinato, con i suoi frutti, a donare un succo meraviglioso, e Dionisio ad introdurre presso i popoli la coltura della vigna e l’arte del vino.

La divinità dell’Olimpo condannato ad errare per il mondo intero nelle sue frequenti estasi mistiche, non si scordò certo delle Cinque Terre, punto d’incontro fra mare e monti. Uomini colti, uomini caparbi, ineffabili déi: un sodalizio terreno e divino capace di dar vita ad un territoriodai forti contrasti ambientali e culturali, dove la comunanza tra il remo e la vanga si fanno sentire più che in ogni altra regione d’Italia.

Qui l’uomo ha disegnato le eleganti geometrie delle fasce e dei vigneti che si affannano per ripidi pendii esposti al sole. Qui aleggia il profumo della salsedine e del mosto, qui la vite con le sue radici succhia gli umori vitali della terra, riempie gli acini, li porta a perfetta maturazione. Ed il vino che ne nasce racchiude una verità piena di emozioni e di certezze. Il contadino, in questo mondo perfetto, regala momenti di laboriosità agreste, di tradizione, di sapere colturale millenario. È lui l’artefice del paesaggio sublime delle Cinque Terre, o di ogni altro angolo erto della Liguria… da scoprire camminando.

 

Cinque Terre & cinque borghi

Di rara dolcezza sono le case dai toni color pastello che ci accolgono e ci trattengono a Riomaggiore. Una bellezza dominata dall’alto del vecchio castello. Più in alto, verso ponente, un pugno di case disposte a chiocciola, circondate dai vigneti: è Volastra. Da qui scesero al mare i padri di Manarola: le case paiono volersi tuffare in mare, in realtà sono ben salde alla roccia natia. La trecentesca Chiesa parrocchiale di San Lorenzo, costruita con la pietra dura del posto, mostra un magnifico rosone.

Corniglia ha un legame meno stretto con il mare rispetto agli altri quattro borghi. Qui resiste il più antico muro sacro delle Cinque Terre, seppure incorporato al fianco sinistro della Chiesa parrocchiale dedicata a San Pietro, dove si può ammirare la facciata gotico-ligure alleggerita da uno stupendo rosone e da un portale altrettanto bello.

Due elementi decorativi notevoli dal punto di vista compositivo, si riconosce la finezza dell’intaglio attribuibili a Matteo e Pietro da Campillo, gli stessi che hanno regalato il loro genio artistico ai rosoni della Chiesa di San Pietro di Monterosso e di San Lorenzo a Manarola. Sotto al paese si trova lo Spiaggione e la spiaggia di Guvano, forse la più bella del Parco Nazionale.

Vernazza ha la stessa tipologia costruttiva di Riomaggiore e Manarola: il caruggio principale, nato dalla copertura del rio Vernazzola, scende verso il mare raccogliendo i pittoreschi vicoletti collegati da ripide scalinate, logge, vecchi porticati e portali lavorati. Il cuore del paese è la piazza dove si affaccia Santa Margherita di Antioca, il palazzo porticato e le abitazioni medievali dalle forme antiche ma nobili. La chiesa presenta una bellissima torre campanaria a sezione ottagonale che guarda la vicina torre di avvistamento del Castello Doria.

Ultima e non ultima, Monterosso al Mare, con l’antica torre di guardia che si riconosce nei merli di San Giovanni Battista, la parrocchiale del 1300 che annovera uno splendido rosone in marmo bianco, aperto sulla facciata gotica a righe bianche e nere. Ma nelle Cinque Terre quello che più di ogni altra cosa affascina il turista è il sole che attraverso la biancheria sospesa tra i muri delle alte case, inonda di colori cangianti i carruggi, il cuore e l’anima di ogni paese rivierasco che si rispetti.

Viticoltura eroica e Sciacchetrà

Ripide e strette fasce, in bilico sul mare, sfidano l’equilibrio di chi vendemmia. I grappoli raccolti partoriscono il “Cinque Terre Doc” (D.M. 29/05/73 – G.U. n. 217 del 23/08/73). Il vino è ottenuto dalle uve di Bosco (minimo 60%) e di Albarola, vitigni autoctoni delle Cinque Terre, al quale è stato affiancato il Vermentino.

 

 

Con le stesse uve si ottiene uno dei vini passiti più rari d’Italia: lo Sciacchetrà, che trae il suo curioso nome dai vocaboli dialettali sciacca (pigia, schiaccia) e trae (tira via, in quanto il mosto non deve completare la fermentazione). È un vino di colore giallo dorato con riflessi ambrati, ad alta gradazione alcolica (17°), che si ottiene distendendo i grappoli all’ombra, ad essicare su graticci posti in luoghi ventilati, fino alla fine di novembre. Il vino deve essere conservato in cantina per un anno, anche se l’invecchiamento raggiunge la perfezione dopo cinque.

 

Testo e foto di Enrico Bottino

 

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