Dolomiti friulane: montagne da scoprire

27 aprile 2020 - 13:52

Il lembo estremo dell’Italia nord-orientale è un vero e proprio scrigno in cui sono conservate bellezze tanto varie quanto contrastanti

I paesaggi spaziano dalle coste alle cime dolomitiche in una manciata di chilometri, aspre terre carsiche e dolci colline, fiumi che hanno fatto la storia del nostro Paese e non solo, con i loro greti ampi e pietrosi.

Un piccolo quadrato di terra, situato in quell’angolo di Italia che venne combattuto e conteso per decenni. Un punto d’incontro di paesaggi ed ecosistemi, così come di genti, culture e tradizioni, che su questo territorio hanno imparato a relazionarsi, convivere e condividere gli spazi.

Città d’arte dalle architetture eleganti ed aggraziate, piccoli borghi sulle pendici dei monti, luoghi dove i grandi eventi storici sono impressi nella memoria collettiva, melting pot linguistico dove si incontrano friulano, italiano, tedesco e sloveno.

A dominare le ultime propaggini della grande Pianura Padana e, più ad est, le prime alture dell’altopiano carsico, sono le austere cime delle Dolomiti Friulane, delle Alpi Carniche e delle Alpi e Prealpi Giulie.

Il Parco delle Dolomiti Friulane

Le prime luci del giorno (Ph Luciano Gaudenzio)

Basta inoltrarsi di qualche chilometro tra le valli del Parco Naturale Regionale delle Dolomiti Friulane, per rendersi conto di essere in un luogo dove la natura è ancora incontaminata e selvaggia.

Da sempre, l’assenza di strade a grande percorrenza e strutture ricettive, ha garantito al territorio una pressione antropica dagli impatti minimi, permettendo così la conservazione dell’ambiente naturale in tutta la sua maestosità, grazie anche al contributo sempre attento della popolazione locale.

Il cuore del parco, che si estende fra le province di Pordenone e Udine, è circondato da tre vallate che prendono nome dai relativi corsi d’acqua.

Dall’alta valle del Tagliamento con i comuni di Forni di Sopra e Forni di Sotto, alla val Tramontina che culla i borghi di Frisanco e Tramonti di Sopra, fino alla val Cellina con Erto, Casso, Cimolais, Claut, Andreis e Barcis, dove il torrente Cellina scende a valle dando prima luogo all’omonimo Lago e modella lo spettacolare canyon della Forra del Cellina.

Claut, dove l’outdoor è di casa

 

Claut è un borgo della media valle dove si possono percorrere dei suggestivi sentieri natura, come il percorso del Col dei Piais e del Truoi de l’Arthith. Poco lontano dal centro si trova un luogo magico dove è possibile provare un’esperienza unica di contatto con la natura.

È il Tree Village, un piccolo villaggio immerso in un fitto bosco di abeti e pini, e composto da casette costruite sugli alberi. Il Tree Village, che offre escursioni diurne, notturne e corsi di nordic walking, è il luogo ideale per chi ha sempre desiderato addormentarsi sotto le stelle, armati di sacchi a pelo e cullati dai suoni del bosco notturno.

Le proposte per l’outdoor galleggiano a pelo d’acqua sul torrente Ciolesan, lungo cui è presente un percorso di canyoning immerso tra le gole calcaree, caratterizzato da calate in corda doppia, numerosi salti e scivoli naturali.

Sempre a Claut è possibile immergersi nelle tradizioni del luogo visitando il Museo Casa Clautana, dove si ritrovano gli oggetti e gli utensili in legno che venivano poi rivenduti dalle donne del paese.

Valcellina: incastri d’acqua e pietra

Seguendo il corso del Cellina, si incontra un bacino artificiale che offre una miriade di opportunità per gli amanti della vita all’aria aperta. È il lago di Barcis, con le sue acque cristalline a due passi dalla Riserva naturale Forra del Cellina.

A Barcis si possono praticare sport acquatici come la vela, il surf, la canoa, il kayak, mentre intorno al lago si sviluppano percorsi ciclabili, sentieri naturalistici e pareti per il free-climbing.

Prima che il Cellina sbocchi nell’alta pianura pordenonese a Montereale, si sviluppa un incredibile canyon nato dalla paziente opera di erosione del torrente tra le rocce calcaree.

È la Forra del Cellina, riserva naturale gestita dal Parco delle Dolomiti Friulane che manifesta un interessante aspetto geomorfologico con rocce carbonatiche del Cretacico. Le strette gole della Riserva sono attraversate dalla “Vecchia strada”, che un tempo rappresentava l’unica via di comunicazione tra la valle e la pianura: è senza dubbio questo il modo migliore per visitare la forra.

Da maggio a ottobre, la vecchia strada è percorsa dal Trenino della Valcellina, che consente di godersi il maestoso panorama seduti in piccole carrozze all’aria aperta. Un altro scorcio sulla forra è quello che si gode dallo sky walk del Dint, passerella di acciaio sospesa nel vuoto sopra il canyon o quello che si gode attraversando il nuovo Ponte Tibetano.

Borghi autentici scavati nella roccia

Tra le viuzze dei borghi friulani, il tempo rincorre gli eventi storici che hanno modellato la fisionomia del territorio. È il caso di Erto e Casso, due agglomerati costruiti sulle pareti delle Dolomiti a pochi metri dal Veneto, che hanno conservato il tipico aspetto rurale dei borghi di montagna legato all’agricoltura, all’allevamento e all’artigianato.

I due borghi, dichiarati monumento nazionale, offrono spunti per inoltrarsi sui sentieri un tempo percorsi dai malgari e ammirare rocce dalle forme curiose ed originali come le Laste de San Danial del monte Borgà. Accomunati dal tristemente noto disastro del Vajont del 1963, i due borghi sono stati ricostruiti e hanno saputo al contempo mantenere nel tempo la forte identità locale.

In Val Colvera, alle falde del monte Raut, sorgono invece i borghi di Frisanco e Poffabro, contornati da borgate e frazioni che rappresentano al meglio lo stile architettonico locale. A Poffabro – inserito nel club de “I Borghi più belli d’Italia” – le piccole case in pietra e legno si armonizzano perfettamente con la natura circostante, mentre a Frisanco si possono scoprire i segreti della storia culinaria locale nel Centro Visite del Parco e imboccare il sentiero natura dei Landris per addentrarsi nelle peculiarità faunistiche, vegetali e geomorfologiche del luogo.

In Val Tagliamento fa bella mostra di sé il borgo di Forni di Sopra, punto di partenza per innumerevoli percorsi escursionistici e di mountain bike. Al cospetto del Monte Clap Varmost – che può essere arrampicato con una ferrata sportiva – si sviluppa il Dolomiti Adventure Park, con i suoi 5 percorsi per adulti e 3 per bambini disegnati in altezza con funi, reti e teleferiche tra gli alberi del bosco.

I nostri itinerari giornalieri alla scoperta delle Dolomiti Friulane

Abbiamo scelto 4 percorsi di diversa difficoltà e lunghezza per ammirare in tutta la sua maestosità il paesaggio, dal Campanile di Valmontanaja alle cime più incontaminate, dove è possibile vivere trekking ad alta quota dormendo nei rifugi. Inoltre vi presentiamo anche due grandi itinerari a tappe: l’Anello delle Dolomiti Friulane e l’Alta Via dei Forni

Il Campanile di Valmontanaja

Da Cimolais a Forni di Sopra

Dolomiti Friulane: il sentiero delle Bregoline

Via Alpina / Tappa B15: da Sauris di Sotto a Forni di Sopra

Vajont: il percorso sulla diga

 

I trekking più belli: l’Anello delle Dolomiti Friulane

L’anello delle Dolomiti Friulane è un percorso plurigiornaliero tra le vallate più spettacolari delle Dolomiti Friulane: si attraversa in quota i gruppi del Pramaggiore, dei Monfalcone, degli Spalti di Toro e del Cridola.

Un anello da 30 chilometri e 3.000 metri di dislivello, che tocca 4 rifugi dove è possibile appoggiarsi per le soste notturne. Partendo da Forni di Sopra, si raggiunge il Rifugio Giaf e si prosegue lungo il Truoi dai sclops, le forcelle Urtisiel, Brica e dell’Inferno fino al Rifugio Flaiban-Pacherini (+ 1000 m, 6 ore).

Nella seconda tappa si sale al Passo di Suola valicando la forcella Rua Alta, la forcella Pramaggiore e si scende verso il Rifugio Pordenone per la Valle dell’Inferno (+ 800 m, 6 ore). Nella tappa successiva si tocca la Val Montanaja con il suo campanile, per poi proseguire verso il rifugio Padova attraverso la forcella Segnata (+ 1.100 m, 5 ore).

L’ultima tappa, che chiude l’anello verso il rifugio Giaf, comincia immergendosi nel paesaggio dei Monfalconi e prosegue superando le forcelle Monfalcon e del Cason (+ 700 m, 3 ore).

I dati tecnici complessivi sono i seguenti:

Località di partenza e arrivo Rifugio Giaf (1.400 m) / Difficoltà E / Dislivello + – 3.000 metri circa (dai 700 ai 1.100 giornalieri di dislivello positivo) / Tempo di percorrenza 4 giorni, dalle 3 alle 6 ore al giorno / Come arrivare A23 fino a Carnia-Tolmezzo, poi SS52 in direzione Tolmezzo/Ampezzo/Forni di Sopra

I trekking più belli: l’Alta Via di Forni

Un percorso da dividere in 5 tappe giornaliere appoggiandosi ai rifugi che contornano la conca di Forni di Sopra. L’itinerario dell’Alta Via consente una full immersion nella wilderness del parco e allo stesso tempo può essere percorsa solo in parte tornando facilmente a valle. Partendo dal centro di Forni (o dalla frazione Andrazza) ci si appoggia in quota nelle casere custodite, nelle malghe o nei rifugi.

La prima tappa prevede la salita al Rifugio Flaiban-Pacherini per la Val di Suola, mentre nella seconda si procede al Rifugio Giaf percorrendo il “Truoi dai Sclops”, il sentiero delle genziane.

La terza tappa prevede l’arrivo al Rifugio Casera Tartoi per il Passo della Mauria e le casere Lavazeit e Varmost, mentre nella successiva si giunge alla Casera Tragonia per la Forca Rossa, nelle Alpi Carniche.

L’ultima tappa è quella che porta alla Malga Montemaggiore con discesa finale ad Andrazza, che un tempo faceva parte della storica Via delle Malghe.

I dati tecnici complessivi sono i seguenti:

Località di partenza e arrivo Forni di Sopra (900 m) / Difficoltà E / Tempo di percorrenza 5 giorni, dalle 5 alle 7 ore di escursione al giorno / Come arrivare A23 fino a Carnia-Tolmezzo, poi SS52 in direzione Tolmezzo/Ampezzo/Forni di Sopra

 

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PARCO NATURALE DOLOMITI FRIULANE

Via Roma, 4 – 33080 Cimolais (PN)

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Testo di Marco Carlone – Foto di L. Gaudenzio e M. Verin

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