Viaggio del gusto lungo i Colli ALBANI

19 marzo 2020 - 13:41

Culla di grandi civiltà, nonché centro del cattolicesimo, il Lazio è ricco di peculiarità storiche, artistiche, religiose e culturali, a cui si affianca una natura da riscoprire e una cucina ricca e variegata.

Andiamo pertanto alla scoperta dei luoghi di villeggiatura di Papi e famiglie gentilizie dei Colli Albani.

Dirigendosi verso le rinomate cittadine dei Castelli Romani, una volta usciti da Roma, si inizia a distinguere la sagoma dei Colli Albani e dei Monti Tuscolani.

Si tratta di un’area dai molteplici spunti d’interesse, a cominciare da quello geologico, visto che stiamo parlando di una delle più importanti aree vulcaniche del centro Italia.

Sembra strano, ma proprio in corrispondenza dei placidi laghi con le loro acque limpide e la loro rigogliosa vita vegetale e animale, non più tardi di qualche migliaio di anni fa – 60.000 per l’esattezza – si stava scatenando il consueto inferno di lava, ceneri e lapilli tipico di un’attività vulcanica.

È proprio questo aspetto del passato, insieme al clima umido, che ha reso la terra particolarmente fertile donandole, almeno fino al XVIII secolo, enormi foreste di faggio, boschi misti e cerrete.

Oggi permangono, a testimonianza delle foreste originarie in gran parte sostituite da castagneti, elementi arborei o arbustivi sparsi tra i castagni.

Tra essi l’agrifoglio, la dafne laureola, il tiglio, il nocciolo, l’acero campestre, il carpino nero, la vitalba. Un paesaggio talmente suggestivo, a così poca distanza dalla Capitale, che lo ha reso ambito luogo di villeggiatura di papi e famiglie gentilizie, così come testimoniano alcune splendide dimore come Palazzo Chigi, ad Ariccia, e Villa Aldobrandini, a Frascati.

L’Itinerario turistico

Il suo nome deriva da Nemus Dianae, bosco sacro a Diana, perché sulle sue sponde sorgeva un tempio dedicato alla dea della caccia e personificazione della vita animale e vegetale.

→ Primo giorno

L’itinerario percorre la Via Appia, la Regina Viarum dei Romani, toccando alcuni dei 16 borghi comunemente conosciuti come “Castelli Romani”.

Cittadine dal clima mite, dal buon vino e dalla tradizione culinaria basata su pane, formaggi, salumi, porchetta, specialità da gustare nelle “fraschette”, le osterie tipiche. In questa zona il Papato e le famiglie nobili romane hanno lasciato molte tracce, a partire da alcuni edifici storici e opere d’arte: citiamo, tra i tanti, Gian Lorenzo Bernini.

Costeggiando le rive del lago di Albano, ci si imbatte in diversi stabilimenti balneari, noleggi di canoe e circoli velici. Qui ha sede, tra l’altro, il Centro Federale di Canottaggio dove si allena la squadra nazionale italiana.

Una salita porta a Castelgandolfo, che ha il suo centro in Piazza della Libertà dove, da un’ampia terrazza, si può ammirare tutto il cratere del lago. In questa splendida cornice dominano la fontana e la chiesa di San Tommaso, opere del Bernini: all’interno, sull’altare maggiore, si può osservare una bella pala di Pietro da Cortona.

Sulla piazza, riconoscibile dalle Guardie Svizzere che montano la guardia, si affaccia il Palazzo Pontificio; il vasto giardino si spinge fin quasi alla vicina Albano e contiene i resti della Villa di Domiziano. Fanno parte dello Stato Vaticano anche la Specola Vaticana, osservatorio astronomico ben visibile dal lago, e Villa Barberini.

Proseguendo sull’Appia, si incontra Albano, dove si accampavano i legionari romani (Castra Albanii). Meritano una visita il Duomo di San Pancrazio e il Cisternone Romano, scavato direttamente nella roccia, con 5 navate e soffitto a botte.

Il Parco Regionale dei Castelli Romani offre una varietà incredibile di percorsi, scorci, borghi e boschi. Partendo dal Convento dei Cappuccini di Albano Laziale, troviamo un ampio e comodo sentiero, che, superato il bivio sulla sinistra che conduce al Romitorio di Sant’Angelo. Qui di seguito la descrizione:

I laghi vulcanici di Albano e Nemi

Ariccia è considerata la patria d’elezione del gustoso maialino allo spiedo e, nelle vie del centro, sono moltissime le bancarelle che vendono le fettine di porchetta con il classico pane casereccio.

La porchetta viene preparata con carne di suino giovane (in genere di 6/7 mesi), disossata, aromatizzata con sale, pepe, aglio e finocchio selvatico e cucinata allo spiedo.

Subito dopo Ariccia, il famoso ponte, fatto erigere da Pio IX, poi distrutto durante l’ultima guerra e ricostruito nel dopoguerra.

Ariccia, considerata di grande importanza strategica al tempo dei Romani, cadde in abbandono fino a quando non fu acquistata dalla famiglia Chigi. I nobili romani affidarono dunque al Bernini il compito di ricostruirla: l’architetto ridisegnò così la piazza di Corte (oggi Piazza della Repubblica), il castello (attuale Palazzo Chigi) e la chiesa, ancora oggi i monumenti più visitati della città.

 

→ Secondo giorno

Genzano e Nemi, si affacciano sul secondo invaso vulcanico di questo itinerario, quello del lago di Nemi. Genzano si caratterizza per un particolare assetto urbanistico: i “Tridenti”, ampi viali alberati che collegano i suoi edifici più importanti, dando così l’effetto di quinte teatrali. Una soluzione scenica che ha successivamente ispirato la costruzione della Villa Aldobrandini di Frascati.

Durante l’“Infiorata”, la più celebre manifestazione religiosa dei Castelli, un tappeto di petali di fiori ricopre la via principale di Genzano, uno spettacolo che richiama migliaia di persone.

Dalla parte opposta del lago, Nemi, il “paese delle fragole e dei fiori” è circondato dalla selva da cui trae il nome (Nemus), dedicata a Diana. Dal “Belvedere” è possibile ammirare un panorama spettacolare sul lago, mentre sulle sue sponde si assiste allo spettacolo variopinto delle sue coltivazioni e si può visitare il Museo delle Navi.

Continuando ancora sull’Appia, si giunge poi a Velletri, sulle falde dell’Artemisio, celebre per i suoi vigneti ma anche per la cattedrale. Dalla piazza principale di Velletri, si lascia l’Appia, piegando in direzione di Valmontone e Cori, transitando su un territorio di confine, geografico e geologico, tra i Colli Albani e i Monti Lepini, dove si trovano alcune delle grotte più lunghe e profonde della regione.

Poco prima di Cori, una strada sterrata conduce al piccolo lago di Giulianello; sebbene di piccole dimensioni, il laghetto riveste notevole interesse naturalistico e recentemente è stato dichiarato Area Protetta.

A Rocca di Papa, il più alto dei Castelli romani, ha sede il Parco Regionale omonimo. Stretto intorno ai resti della vecchia rocca c’è il suo centro medioevale e il celebre “quartiere dei Bavaresi”.

La chiesa dell’Assunta conserva una pregevole Madonna di scuola senese del ‘300 e, nel Battistero, un Redentore attribuito a Perin Del Vaga.

Dal paese si raggiunge, in circa un’ora di cammino, Monte Cavo, il “Mons Albanus” dei Romani, con i resti del tempio di Giove Laziale.Nei pressi di Rocca di Papa l’ampia pianura di Campi d’Annibale, antico cratere vulcanico sprofondato, è legata a una curiosa attività del passato.

Gli abitanti ne riempivano di neve le doline per fare il ghiaccio che veniva poi trasportato a Roma in tipici carri tirati da cavalli e rivestiti di paglia, per favorire la conservazione della merce.

Ultima tappa è Marino: situata su un fianco del cratere del lago di Albano è una delle più frequentate località della zona. Famosa per il suo vino che viene venduto nelle caratteristiche fraschette, ma anche direttamente dai produttori in tutte le vigne dei dintorni. Non a caso, infatti, una delle sue attrattive principali è la fontana dei Mori, in Piazza Matteotti, da cui il giorno della Sagra dell’Uva sgorgano, grazie ad un ingegnoso meccanismo, fiumi di vino.

I sapori dei Castelli Romani

Il territorio dei Castelli Romani vanta una tradizione vinicola di ben ventitre secoli. I terreni della zona, infatti, sono ricchi di sali di potassio e di fosforo, e questo – congiuntamente alla presenza di un microclima ideale mitigato dai laghi di Albano e di Nemi – ha eletto i Castelli Romani a zona ideale per la viticoltura.

Oggi esistono sette diverse Doc: Colli Albani, Colli Lanuvini, Frascati, Marino, Montecompatri–Colonna, Velletri e Zagarolo, dai nomi dei rispettivi territori in cui vengono prodotti.

La famiglia delle malvasie e quella dei trebbiani, unitamente ad alcuni vitigni autoctoni a bacca bianca, sono alla base della produzione dei vini bianchi. Tra i vitigni a bacca rossa il più coltivato è sicuramente il cesanese.

I vigneti, grazie anche alla forte tradizione dei vignaioli, mantengono un’ottima resa economica e qualitativa. L’area Doc dei Castelli Romani comprende le tipologie del Bianco, del Rosso e del Rosato, anche nelle versioni Amabile e Frizzante.

Il rosso viene prodotto anche nella tipologia Novello. Passando alle prelibatezze gastronomiche, viene subito in mente la “pupazza frascatana”, un semplice biscotto a base di miele, farina e acqua, realizzato sul disegno di una figura femminile con tre seni!

Il terzo seno non produce latte, bensì vino. Si dice che rappresenti una curiosa reminescenza iconografica della dea dell’abbondanza.

Anticamente si pensava che i bambini che nascevano a Frascati, zona di antica tradizione enologica, venissero allattati anche con il vino. A Marino sono tradizionali i biscotti della sposa: fatti in occasione delle nozze, un tempo venivano avvolti in fazzolettoni di lino ricamati a mano dalle madri delle spose.

 

 

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