Il trekking e il cammino come forme di meditazione

10 luglio 2020 - 16:05

Camminare nella natura con un gruppo di amici è un’esperienza che salda i legami e aiuta la conoscenza reciproca. Durante la fatica e davanti alla bellezza della natura riesce più facile superare la timidezza e aprirsi all’altro.

A volte però è importante camminare da soli, per recuperare un contatto con la natura più pieno e diretto, senza essere distratti dalle parole e dai discorsi. Immergersi nella natura in solitaria amplifica i nostri sensi, ci rilassa e fa recuperare le energie mentali.

Il contatto con l’ambiente naturale infatti stimola i nostri sensi. Il profumo degli alberi e delle piante, i colori del bosco e il tappeto di melodie che solo madre natura sa suonare fanno provare al nostro cervello sensazioni nuove, ancorandoci al presente.

Studi condotti da numerose università europee e americane hanno accertato che stare nella natura ha un potere curativo per la mente umana, aiuta a ritrovare l’equilibrio, specie in periodi di forte stress e affaticamento mentale.

Stare all’aperto infatti aumenta il benessere, aiuta ad alleviare lo stress e l’ansia, promuove la creatività e aiuta il cervello a sconfiggere il pensiero negativo.

Questi benefici si possono amplificare affrontando il trekking in modo diverso, con l’obiettivo dichiarato di cercare un maggiore equilibrio mentale a scapito magari anche di una buona compagnia.

Infatti alcuni accorgimenti prima, durante e dopo il trekking possono rendere questa esperienza molto vicina alla meditazione.

 

La preparazione: cosa fare prima di mettersi in cammino

Nelle nostre giornate passiamo spesso da una scadenza ad un’altra, da un impegno ad un altro senza la possibilità di staccare davvero la spina.

Questo accade anche nel tempo libero, perfino quando decidiamo di metterci in cammino, capita di programmare tutto fin nei piccoli particolari e di avere una serratissima tabella di marcia.

Se vogliamo però cercare di camminare per ritrovare la calma e la serenità, dobbiamo avere un approccio diverso, è necessario rallentare il passo e bandire ogni programma.

Prima di imboccare il sentiero proviamo a fermarci, rilassarci un attimo e cercare di prendere piena consapevolezza di quello che stiamo per fare.

 

Camminiamo in modo diverso, più consapevole

Camminare in solitaria aiuta a recuperare i propri ritmi, è importante scegliere un sentiero semplice e conosciuto, così non avremo l’ansia di perdere tempo o di sbagliare strada.

Anzi è importante concedersi delle pause, sedersi su una roccia, appoggiarsi ad un albero e guardare la natura che ci circonda, osservare il vento che sposta le fronde.

Questi rumori e questa visione ci connetterà con l’ambiente naturale, permettendoci di vivere l’attimo presente e lasciando sullo sfondo preoccupazioni e pensieri. Il corpo inizierà a rilassarsi e la mente si stabilizzerà, inizieremo a depurarci dallo stress e dalla tensione del nostro quotidiano.

Alcune recenti ricerche stimano il 90% della nostra attenzione è assorbita dai pensieri, mentre solo un 10% lo dedichiamo agli stimoli dell’ambiente in cui ci troviamo.

Camminare nella natura ci aiuta a riequilibrare le nostre energie mentali, concentrandole su quello che stiamo vivendo nell’immediato.

 

Impariamo ad amplificare i nostri sensi

Prima di tutto impariamo ad osservare. Dobbiamo alimentare la nostra curiosità per un ambiente, quello naturale, a cui non siamo più abituati.

Gli occhi devono essere liberi di osservare alberi e piante, le nuvole in cielo o gli insetti che volano. Non dobbiamo porci troppi limiti, se siamo incuriositi dalla corteccia di un albero o da un’impronta sul terreno, fermiamoci per osservarla.

Poi proviamo ad ascoltare. Nelle nostre città l’inquinamento acustico è un problema irrisolvibile, il nostro cervello si è abituato a filtrare i rumori, come mezzo di autodifesa.

Nel bosco possiamo però immergerci in tutti quei suoni che non siamo abituati ad ascoltare, l’acqua che scorre, il vento, gli alberi che si muovono, gli uccellini e tanti altri, dall’enorme potere rilassante. Non è un caso che molte app per il rilassamento e la concentrazione utilizzino proprio questi suoni.

Anche il contatto fisico con l’ambiente naturale attiva i nostri sensi, per questo dobbiamo esplorare toccando. Il muschio su un albero, una roccia o anche il terreno umido, fermiamoci e tocchiamolo, le nostre mani sono abituate a superfici artificiali, questa è un’esperienza nuova e immersiva.

Ultimo, ma non in termini di importanza, è l’olfatto, infatti sono proprio gli odori rilasciati da piante, alberi e muschi a contenere elementi naturali dalle spiccate proprietà rilassanti, per questo è importante imparare a rallentare il passo per godere dei profumi di madre natura.

 

Un cammino diverso

Se ci mettiamo in cammino per recuperare l’equilibrio fisico e mentale dobbiamo farlo da soli, per immergersi davvero nell’ambiente naturale dobbiamo rispettare i nostri ritmi, prenderci le nostre pause e camminare senza fretta e distrazioni.

Viaggiare a piedi insieme è un’esperienza che salda i legami, ma se cerchiamo un momento di meditazione meglio essere soli.

Il silenzio è un alleato prezioso, una situazione che non riusciamo quasi mai a sperimentare, per questo all’inizio ci può infastidire o perfino inquietare.

Ma basta resistere un po’ e i pensieri che ci assalgono, gradualmente, si fanno più deboli fino a scomparire tra i rumori, i profumi e i colori della natura.

Dopo alcuni minuti, la nostra attenzione sarà calamitata dall’ambiente circostante, se mettiamo in pratica gli esercizi sensoriali di cui abbiamo parlato, ben presto saremo concentrati su quello che abbiamo intorno e tutto quel rumore di fondo dei nostri pensieri perderà forza. Ci sentiremo più rilassati ed equilibrati.

Insomma il trekking può essere tante cose: un modo di viaggiare, un mezzo per conoscere il mondo, un’ottima attività motoria ma anche una forma di meditazione per ritrovare l’equilibrio fisico e mentale.

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