Trekking: più piacere e attivazione dopo tre ore

"Non posso spiegarti a parole perché voglio andare lassù, ma se ci verrai anche tu lo capirai da solo"

24 giugno 2020 - 9:30

Per chi pratica trekking in modo abituale forse può essere abbastanza ovvio: fare un’escursione di solito dà più piacere e attiva di più che se stessimo seduti davanti al computer, alla tv o camminassimo sul tapis roulant.

Ma, come diceva William Deming, “Di Dio ci fidiamo, tutti gli altri devono fornire i dati”. E a portare i dati ci hanno pensato Niedermeier e colleghi in uno studio pubblicato nel 2017 (Niedermeier et al., 2017).

Questi ricercatori si sono infatti posti l’obiettivo di osservare le risposte affettive prodotte da tre ore di trekking rispetto a tre ore trascorse seduti o in palestra.

COSA SI INTENDE PER RISPOSTA AFFETTIVA – Prima di tutto chiariamo che, in ambito di attività motoria, per risposte affettive si intende quanto emerge dalla continua interazione tra stimoli interocettivi – cioè le sensazioni inviate dal corpo, segnali che ci danno il senso della nostra condizione fisica e costituiscono la base degli stati d’animo e delle emozioni (ad esempio, il respiro, la fame, la sete, il sonno, le sensazioni di caldo e freddo e la cognizione del dolore) – e aspetti cognitivi (ad esempio, considerazioni collegate alla propria autoefficacia, a come appariamo agli altri, gli obiettivi che ci poniamo) (Ekkekakis e Petruzzello, 2001).

Per misurare le risposte affettive viene di solito considerata la valenza affettiva, intesa come il grado di piacere o dispiacere in una situazione specifica e l’attivazione percepita, che prende in considerazione la sensazione di arousal, basso o alto (Ekkekakis et al. 2000), cioè, appunto, lo “stato di attivazione dell’organismo, fisiologico e psichico, che varia lungo un continuum fra sonno profondo ed intensa eccitazione” (Bortoli e Robazza, p.3, 2019).

Nello studio di nostro riferimento (Niedermeier et al., 2017), 42 partecipanti vengono esposti via via a tre situazioni differenti, ma della stessa durata temporale e sempre in sottogruppi mediamente di 5 persone: un trekking, una camminata sul tapis roulant in palestra e una situazione di controllo sedentaria (guardare un film, chiacchierare o stare davanti al pc).

Il trekking e la camminata erano della stessa intensità: 12 km, dislivello positivo di 600 mt; unica differenza, sul tapis roulant non era possibile percorrere il tratto in discesa, presente nel trekking.

Ne risulta che prendere parte al trekking suscita un incremento delle risposte affettive positive e un decremento di quelle negative, rispetto alla situazione di controllo, ma anche rispetto a svolgere attività fisica al chiuso.

Nello specifico si osserva che, durante e immediatamente dopo il trekking, la valenza affettiva si modifica in positivo (piacere), aumentano attivazione, euforia, calma e diminuiscono ansia e fatica, rispetto a trascorrere lo stesso tempo seduti.

Inoltre l’attività fisica in natura ha effetti positivi sulla valenza affettiva, sull’attivazione, che aumentano e sulla fatica, che diminuisce durante e immediatamente dopo il trekking, di più di quanto rilevato per l’attività in palestra (Niedermeier et al., 2017).

GLI EFFETTI POSITIVI DELL’AMBIENTE NATURALE – Quest’ultimo dato in conformità con quanto già osservato nella meta-analisi di Thomson Coon e colleghi (2011), che in sintesi evidenzia sensazioni più intense di rivitalizzazione e di coinvolgimento positivo dopo l’attività fisica all’aperto.

Questi autori concludono, infatti, che l’ambiente naturale può avere effetti positivi sul benessere.

Niedermeier e collaboratori (2017) avanzano tre possibili spiegazioni di questi risultati: l’esposizione alla natura, gli effetti dell’attività fisica stessa e l’interazione di queste due variabili; cioè, a loro avviso, i dati emersi suggeriscono un effetto sinergico di attività fisica e stare all’aperto.

Dunque, fare trekking, cioè praticare attività fisica in natura, aumenterebbe le risposte affettive positive e diminuirebbe quelle negative, più dell’attività fisica al chiuso.

A loro volta, le risposte affettive sembrano giocare un ruolo importante nell’incrementare la motivazione delle persone sia ad iniziare (Ekkekakis et al., 2004; Ekkekakis et al., 2010; Gollwitzer, 1996; Hall et al., 2002) che a mantenere l’aderenza (Kwan e Bryan, 2010; Rothman, 2000) all’attività fisica. In particolare, si è visto anche che un incremento della valenza affettiva, cioè, come già detto, del grado di piacere sperimentato durante l’attività fisica, aumenterebbe il tempo trascorso a farla (Williams et al., 2008).

Quindi il trekking potrebbe spingerci a iniziare a fare attività motoria, a continuare a praticarla e ad aumentare il tempo che vi dedichiamo.

IL RUOLO DELL’ATTIVITÀ FISICA – Consideriamo l’importante ruolo che sempre più viene riconosciuto all’attività fisica, vera e propria panacea per alcune malattie e fattore di riduzione del rischio di mortalità prematura (Ding et al., 2016; Ekelund et al., 2016).

Prendiamo atto, però, che nei paesi ad alto reddito, il 36,8% della popolazione risulta inattiva (nel 2001 era il 31,6%) (Guthold et al. 2019) e che, in Europa, più del 70% della popolazione svolge quantitativi di attività fisica insufficienti a migliorare la salute (Sjostrom et al., 2006).

Potrebbe dunque rivelarsi particolarmente importante promuovere il trekking, certamente attraverso proposte di escursioni, ma anche con pubblicazioni, conferenze e incontri formativi e informativi, che abbiano l’obiettivo di aumentare la consapevolezza sugli effetti positivi dell’attività fisica in gruppo e nella natura.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

13 errori che le guide notano sempre. Li fai anche tu?

Più ti alleni, più ti infiammi? Il paradosso che la scienza ha chiarito

Notti in bianco? Perché chi cammina nella natura dorme meglio