Trekking in città: Palermo sotterranea

20 maggio 2019 - 16:26

Palermo, come tutte le città che vantano un passato storico millenario, cela, nel sottosuolo, un’altra città che descrive forse ancor più di quanto è in superficie, la sintesi delle culture che si sono succedute nei millenni.

Il territorio estremamente arido e la necessità di approvvigionamento idrico ha fatto si che sotto la superficie palermitana si sia sviluppato un mondo parallelo fatto di cunicoli, pozzi, cisterne, cripte e camminamenti ancor oggi visitabili.

I qanat, foggara, le muchate e le “Camere dello Scirocco”

Nel IX secolo i Musulmani invasero la Sicilia, Palermo fu presa nell’831 mentre la conquista dell’intera isola fu completata nel 965. L’arrivo degli arabi diede un forte impulso alla vita culturale e commerciale della città: le vie cittadine erano percorse da carovane di commercianti, da studiosi, da filosofi provenienti da tutto il mondo. In città, divenuta residenza dell’Emiro, cominciarono a fiorire numerose moschee (si diceva ne esistessero più di 300) e anche dal punto di vista urbanistico l’influsso mussulmano favorì lo sviluppo di un impianto idrico all’avanguardia, utile per il rifornimento idrico nelle case private e negli Hammam.

Come fu possibile ricavare un flusso d’acqua costante da un territorio così avaro di questo bene prezioso? L’idea risaliva all’applicazione di un’antica tecnica arabo-persiana, cioè la costruzione di una fitta rete di canalizzazioni sotterranee: i qanat. I qanat, anche conosciuti come ‘ngruttati, sono delle strette gallerie sotterranee scavate dai maestri d’acqua, con strumenti semplici come le mannaie, perché il sottosuolo della piana di Palermo è costituito prevalentemente da calcarenite, una roccia molto friabile e facile da lavorare.

Questi stretti cunicoli intercettavano la falda acquifera e tramite la gravità trasportavano acqua in superficie. Oltre questo sistema, ne veniva utilizzato un altro, anch’esso originario del deserto: i foggara, lunghi e stretti cunicoli che veicolavano le acque. Derivate da questi ingegnosi sistemi per attingere acqua dal sottosuolo nascevano le “Camere dello Scirocco”, ossia i precursori degli ambienti condizionati. Si trattava di spaziosi ambienti, decorati e piastrellati finemente, intagliati ad arte nella roccia e resi freschi dal flusso d’aria che transitava dai qanat medioevali: questi spazi formavano una sorta di torre del vento che facilitava la circolazione dell’aria fresca, espellendo quella calda.

I qanat attualmente conosciuti sono ubicati sia nell’area urbana sia nella Piana dei Colli e nelle borgate di Ciaculli e Brancaccio, mentre per vedere una bella “camera dello scirocco” si deve andare a Villa Naselli Agliata, a Villagrazia di Palermo.

La città sotterranea

Il percorso inizia con la visita alla cava sotterranea che si trova nella zona della Fiera del Mediterraneo, (dato che il suo ingresso si trova in proprietà privata è necessario contattare l’Associazione per il permesso di accesso e per essere accompagnati da una guida, che fornirà anche caschi di protezione).

La cava, scavata nel periodo arabo, è stata in attività fino agli anni ’20 del secolo scorso, mentre nella seconda metà dello stesso, dato l’elevato grado di umidità, alcuni “locali” sono stati utilizzati come fungaia. La cava si sviluppa su tre distinti livelli ed interessa la calcarenite pleistocenica che caratterizza il sottosuolo della Piana di Palermo.

Si potranno osservare le tecniche di scavo utilizzate per la realizzazione delle gallerie e per l’estrazione di quelli che, nel linguaggio comune, vengono impropriamente definiti “conci di tufo”. Il percorso si snoda attraverso gallerie le cui dimensioni variano in altezza, alcuni tratti (la maggior parte) potranno essere percorsi tranquillamente stando in piedi, in alcuni sarà necessario procedere carponi dato che alcuni di questi tratti rappresentano gallerie abbandonate durante il periodo di attività della cava stessa e quindi utilizzate come deposito di materiali di risulta, conci non utilizzabili e sabbia.

Tornati fuori, ci si dirigerà in Via Gaetano La Loggia dove, all’interno dell’ex ospedale psichiatrico, si trova il qanat Gesuitico basso o della Vignicella: uno dei due visitabili nella città. Ciò è dovuto al fatto che la rete sotterranea di acquedotti, diffusa nel sottosuolo, con l’espansione della città è stata drasticamente cancellata dagli scavi effettuati per le costruzioni e solo in pochi casi è possibile accedere a questi luoghi.

La straordinarietà è rappresentata dal fatto che opere realizzate diverse centinaia di anni fa continuano ad essere perfettamente funzionanti, attraversate come sono dai fiumi d’acqua che il sapiente lavoro dei maestri d’acqua di un tempo aveva canalizzato all’interno delle stesse. Questo Qanat, al quale si accede da una cava sotterranea ubicata sotto l’antico Monastero della Vignicella, presenta due cunicoli, quello di monte, lungo circa una trentina di metri e largo mediamente 80 cm. costituisce il tratto drenante, caratterizzato com’è dalla presenza di numerose venute d’acqua che rimpinguano la portata; il tratto a valle mostra una larghezza di circa 1 metro, e il livello dell’acqua raggiunge l’altezza di 1,20 metri, il che rende necessario l’utilizzo di pantoniere e ne sconsiglia la visita a bambini e ragazzi con altezza inferiore ad 1,50 metri.

Testo di Claudio Scaletta / foto Enrico Bottino e Riportiamo alla Luce (E. Fiorenza – M. Vattano)

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