View of the old medieval bridge, called "Ponte del Diavolo" or "Ponte Gobbo" over the river Trebbia in the small town of Bobbio (northern Italy)
Dalle anse del Trebbia alle cascate dell’Appennino, l’Emilia offre numerose occasioni per camminare a contatto con l’acqua e scoprire paesaggi molto diversi tra loro.
Ecco quattro passeggiate, di difficoltà e lunghezza differenti, tra borghi in pietra, boschi, gole rocciose e fiumi, mostrando alcuni degli angoli più interessanti dell’Emilia.
Nel cuore dell’Appennino piacentino, l’Anello di Brugnello attraversa un paesaggio appartato della Val Trebbia, alternando boschi, piccoli abitati e affioramenti rocciosi a panorami aperti sulle vallate.
È un itinerario di circa 13 chilometri, con 700 metri di dislivello.
Ph: Gettyimages/Roberto-Lo-Savio
Il punto di partenza si trova lungo la strada per Carana, dove si può lasciare l’auto in uno spiazzo nei pressi di un tornante.
Da qui si imbocca il sentiero 143, che sale nel bosco fino a Moglia, piccolo abitato raccolto lungo il versante.
Superate le case, il percorso torna a immergersi nella vegetazione e passa accanto ad alcuni ruderi ormai quasi inglobati dal bosco.
La salita continua verso le pendici del Bric Carana, caratterizzato da una particolare formazione di roccia ofiolitica che emerge dai prati.
Qui il bosco lascia spazio a un’ampia visuale sulle due vallate: da una parte la Val Trebbia, dall’altra la Val Carlone.
Da questo punto inizia la discesa, che attraversa l’abitato di Pietranera e prosegue fino all’incrocio con il sentiero 143a.
Seguendolo per circa venti minuti si raggiunge finalmente Brugnello, uno dei piccoli borghi più caratteristici della valle.
Le case in pietra restaurate, raccolte attorno alla chiesetta, sorgono su uno sperone roccioso dal quale si gode una vista particolarmente suggestiva sui meandri del fiume Trebbia.
Da Brugnello si riprende il sentiero 143a in direzione opposta, seguendo un percorso panoramico sulla Val Trebbia.
Il rientro alterna brevi salite a tratti più dolci, fino a raggiungere la strada asfaltata che conduce nuovamente al punto di partenza.
L’esperienza può essere completata con una visita a Bobbio, uno dei centri storici più importanti della Val Trebbia.
Il borgo conserva un ricco patrimonio medievale e, soprattutto, il celebre Ponte Gobbo, caratterizzato dal profilo irregolare delle sue arcate in pietra.
Nel Piacentino, il torrente Perino attraversa uno dei tratti più suggestivi del suo corso formando una serie di cascate incastonate in una stretta gola.
Il Sentiero delle Cascate del Perino permette di risalire la valle seguendo il corso d’acqua e incontrando, una dopo l’altra, le numerose rapide e cascate che caratterizzano questo angolo dell’Appennino.
Ph: Gettyimages/MicheleVacchiano
L’escursione prende avvio dalla chiesa di San Lorenzo a Calenzano, frazione di Bettola, e segue per gran parte del percorso il sentiero CAI 155, riconoscibile dalla tradizionale segnaletica bianca e rossa.
Dopo il passaggio nei pressi dell’agriturismo Le Cascate, il tracciato conduce verso il torrente e raggiunge l’area delle prime cascate, proseguendo poi fino all’antico Mulino di Riè e agli altri salti d’acqua.
La conformazione della valle rende il percorso particolarmente interessante: il Perino, normalmente più tranquillo nei tratti a monte, qui si incanala tra pareti rocciose stratificate e supera una serie di dislivelli ravvicinati.
Sono circa una dozzina i salti naturali presenti lungo questo tratto del torrente, con la cascata più alta che raggiunge circa 17 metri.
L’itinerario si sviluppa per circa 7 chilometri, interamente su sentiero o sterrato.
Dopo aver raggiunto l’ultima cascata, il percorso permette di completare l’escursione seguendo una strada sterrata che riconduce verso il punto di partenza.
Nel territorio di Villa Minozzo, il torrente Secchiello forma la Cascata del Golfarone, una delle mete naturalistiche più conosciute dell’Appennino reggiano.
Il salto d’acqua si trova all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, in un ambiente boschivo che rende la breve escursione interessante soprattutto nei periodi in cui la portata del torrente è maggiore.
Ph.: Gettyimages/Calcifer87
L’accesso alla cascata è breve: il sentiero si imbocca dalla strada per Febbio e scende nel bosco con un percorso piuttosto ripido.
Occorrono circa 15 minuti per raggiungere la cascata e una ventina per risalire, con tempi naturalmente variabili in base al passo e alle condizioni del terreno.
Una volta raggiunto il torrente, il percorso conduce nei pressi del salto del Golfarone, dove l’acqua del Secchiello supera la parete rocciosa creando un ambiente unico.
La brevità dell’itinerario non deve però far dimenticare che ci si trova in prossimità dell’acqua e su un terreno accidentato.
Un percorso breve e alla portata di tutti permette di conoscere la Corte di Giarola da una prospettiva diversa, seguendo un piccolo anello che dalle antiche strutture della corte conduce fino ai terrazzi affacciati sul fiume Taro.
È un itinerario di appena un chilometro, percorribile in circa mezz’ora, ideale per una passeggiata tranquilla alla scoperta del paesaggio e della vegetazione del Parco del Taro.
Ph: Parchi del Ducato
Il sentiero prende avvio sul lato meridionale della corte, dove tra le antiche murature spiccano alcuni grandi esemplari di bagolaro.
Da qui il percorso scende dolcemente verso un frutteto dedicato alla conservazione di antiche varietà locali.
Proseguendo si raggiunge la presa del Naviglio, il canale che da secoli convoglia parte delle acque del Taro per l’irrigazione e altri utilizzi.
Il sentiero non attraversa il corso d’acqua, ma piega verso destra e continua alternando tratti alberati e piccole radure.
Poco dopo compare il primo affaccio sul Taro, che permette di osservare il fiume dall’alto e di cogliere la struttura dei suoi terrazzi fluviali.
Il panorama si apre progressivamente fino a raggiungere un punto da cui è possibile osservare più da vicino le sponde del Taro, modellate dall’erosione.
In estate, sulle pareti terrose possono essere avvistati anche i nidi dei gruccioni, riconoscibili per il piumaggio dai colori vivaci e per il volo rapido.
L’ultimo tratto, in parte su strada asfaltata, riconduce alla Corte di Giarola e completa l’anello.
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