Il Sentiero del Viandante da Dervio a Bellano | Trekking.it

Il Sentiero del Viandante da Dervio a Bellano

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Sentiero del Viandante
REGIONE
Lombardia
COME ARRIVARE
In auto: La strada più panoramica e piacevole è la Provinciale 72 che si imbocca da Lecco o dalla Valtellina, costeggia il lago e transita per il centro di Dervio. La via più veloce e la Superstrada 36, uscita Dervio.
In treno: Stazione di Dervio lungo la linea Milano – Lecco – Sondrio – Tirano
LOCALITÀ DI PARTENZA
Stazione ferroviaria di Dervio
TIPOLOGIA ITINERARIO
a piedi, Mountain bike
DISLIVELLO
+ 450 m, - 448 m
LOCALITÀ DI ARRIVO
Stazione ferroviaria di Bellano
TEMPO DI PERCORRENZA
3 ore
DIFFICOLTÀ
E
FONDO STRADALE
Misto

Il piatto simbolo del Lario ha il sapore della terra e dell’acqua e racconta la cultura e le tradizioni della gente che da sempre vive con un piede a lago e l’altro in montagna, nei paesini arroccati sulle rive scoscese percorse dal Sentiero del Viandante, uno dei più affascinanti itinerari escursionistici della Lombardia.

C’è una geografia delle amministrazioni e una dello spirito. La prima è vera sui libri e sulle mappe, la seconda quando cammini per strada, quando parli, quando muovi la mano in un gesto di stizza o di saluto e pure quando ti metti con le gambe sotto un tavolo e pensi a quello che ti piacerebbe mangiare.

Entrambe hanno i loro aggettivi. Così, se per la prima gli abitanti dei paesini che si affacciano sulle sponde del Lario sono comaschi o lecchesi, in base l’ottuso discrimine stabilito da una linea immaginaria, alla seconda basta un solo termine per tratteggiarne il profilo: lagheé. Lagheé sono tutti quelli nati con i piedi a mollo nelle acque profonde e che a portarli lontano dalle loro darsene e pontili rinsecchirebbero come alberi a cui hanno tagliato le radici.

Ma come gli alberi cercano l’acqua e nello stesso tempo si aggrappano alla terra per tenersi saldi, così la gente del lago da sempre se ne sta abbarbicata ai costoni ripidi che salgono su per mille e più metri, verso le cime scabrose: sopra il lago le case, addossate le une alle altre, e sopra ancora gli orti, i ronchi, i boschi e i pascoli. Li si potrebbe chiamare marinai per la loro sapienza in fatto di nodi, remi e venti, ma il passo è quello dei montanari e trattano caprioli e galli forcelli con la stessa confidenza che danno alle alborelle e ai pesci persici.

Una tavolozza di colori, dal blu del lago al bianco delle vette innevate

Una tavolozza di colori, dal blu del lago al bianco delle vette innevate

  • Di terra e di acqua

Ecco, lo spirito lagheé è un impasto di acqua e terra, di lago e montagna. Lo si vede nel paesaggio, lo si percepisce nelle abitudini della gente e lo si assapora nei cibi più caratteristici di questa zona come la polenta con i missoltini, o meglio “pulenta e misultin” per dirla con il dialetto locale, duro e ferrigno come le rocce delle Grigne, ma che, almeno quando parla di delizie alimentari, sa essere più musicale dell’italiano!

Sulle rive del Lario il frutto dei campi, quel mais che ha nutrito intere generazioni di “paisan” dell’Italia settentrionale, trasformato in polenta affettata e abbrustolita va a far da contrappunto al sapore acquatico dei misultin, gli agoni sotto sale. Non è un piatto per mammolette: per godertelo devi avere il gusto dei sapori decisi e ci vuole anche del coraggio per guardare nell’occhio quella mummia di pesce e lasciarti raccontare la sua cruda storia, che comincia ben prima dei fornelli della cucina.

Sì, perché prima di esser tale il misultin è stato agone, nella notte dei tempi pesce migrante fra mare e lago, poi divenuto abitante stanziale delle profondità più nere del Lario, dove nessuna fiocina, rete o amo potrà mai arrivare. C’è però un periodo

Pulenta e Misultin

Pulenta e Misultin

breve, nella prima metà di giugno, in cui tutta l’etnia risale verso la superficie per andare a depositare le uova sui bassi fondali sassosi delle rive. Lì per secoli li hanno attesi i lagheé, appollaiati in cima ai “cavalit”, gli esili pontili di lego che ancora oggi si vedono fluttuare sopra le acque del lago e che, fino a pochi decenni fa, nella stagione propizia, occupavano ogni metro della costa. Ogni cavalit il suo pescatore, ogni pescatore uno strumento indispensabile per l’economia familiare: guai a chi avesse osato usurpare una postazione!

Una volta pescati gli agoni passavano nelle mani dei “pesat”, sapienti sacerdoti del culto lariano della mummificazione ittica. Puliti dalle interiora, salati secondo quantità e modalità note solo agli iniziati, venivano deposti in un contenitore e rigirati ogni dodici ore, infine allineati su uno spago e messi ad essiccare al primo sole estivo, in lunghi festoni d’argento che adornavano le case dei paesi rivieraschi. Ci voleva, e ci vuole ancora oggi, mano esperta e orecchio fino per tastare consistenza e scricchiolii e capire quando è il momento di togliere gli agoni dall’essiccatura e passarli nella misolta di legno o di latta, disposti come petali di un fiore, pressati per giorni, ripuliti dall’olio in eccesso e infine trasformati in misultin, un tempo preziosa riserva di cibo a lunga conservazione e oggi delizia degli amanti della buona tavola.

  • Il Sentiero del Viandante

Non c’è modo migliore per inoltrarsi nell’universo lagheé, nelle sue atmosfere e nei suoi sapori, che scendere dall’auto e mettersi in cammino. Sulla sponda orientale del Lario c’è un sentiero che sembra rimbalzare sull’acqua come un sasso piatto: da Abbadia a Lierna, poi Varenna, Bellano, Dervio e Colico. Ogni volta giù alla riva e poi di nuovo in costa, attraverso la montagna. Oggi si chiama Sentiero del Viandante, ma nei secoli è stato Via Ducale, Via Regia oppure Napoleona.

Non è un sentiero della storia, almeno non di quella degli eserciti e dei condottieri, troppo ingombrante per riuscire a transitare su quelle viuzze strette fra le rocce e il Lario. Anche l’armata dei Lanzichenecchi proveniente dalla Svizzera, una volta arrivata a Bellano, piuttosto che proseguire in fila indiana lungo il lago, preferì infilarsi su verso Taceno e proseguire per il largo fondovalle della Valsassina, per poi calare su Lecco e sulla pianura come quell’orda scenografica magistralmente descritta dal Manzoni.

Quello del Viandante è piuttosto un sentiero del quotidiano, lungo il quale hanno camminato prima di noi le generazioni di chi ha costruito il mondo lagheé, pietra su pietra, casa su casa, darsena su darsena, ma è anche la “cerniera” che unisce i due estremi di questo mondo, acqua e montagna, in un connubio che regala panorami e paesaggi di commuovente bellezza.

Ci si addentra nella terra Lecchese, seguendo i passi di chi ha costruito questa terra

Ci si addentra nella terra Lecchese, seguendo i passi di chi ha costruito questa terra.

  • Sul Sentiero del Viandante da Dervio a Bellano

L’itinerario parte dalla stazione ferroviaria di Dervio, imboccando la scalinata e proseguendo diritti, si incontra sulla sinistra la piazzetta Cavour con il Palazzo De Magni del XIV secolo. All’incrocio si prende a destra lungo via Diaz sino a raggiungere il percorso vero e proprio del “Sentiero del viandante”, in prossimità della chiesa di San Quirico e Giulitta con il bel campanile romanico.

L’itinerario prosegue lungo la carrabile via Duca D’Aosta per raggiungere la località Balma, dove s’incontra un lavatoio alimentato dalla sovrastante valle Sedeia. Procedendo lungo la strada, si giunge al “Crotto del Cech” da dove, prima del sottopasso della ferrovia, parte la bella mulattiera in acciottolato che sale verso le cascine del Chignolo. Attraversata la valle del Chignolo si sale verso i Ronchi, un nucleo di cascine posto sulle propaggini del monte Muggio, cui si accede lungo la mulattiera che sale con i gradini scavati nella roccia e segnati dal secolare passaggio delle slitte. Sul percorso si incontrano diverse testimonianze della frequentazione umana del territorio fin dalle epoche remote come incisioni e coppelle. Al bivio con la via ai Ronchi si prende a destra in direzione sud lungo il percorso dove si aprono belle viste panoramiche su Bellano e Dervio. Attraversata, su un ponte di legno, la “Val Granda” si entra nel territorio di Bellano incontrando poco dopo la località di Verginate, con cascine ristrutturate ed una cappelletta di fattura barocca. Procedendo fra i terrazzamenti con tracce delle colture della vite e dell’olivo si supera una valle da cui parte la strada che porta alla parte alta della frazione Oro.

Procedendo si imbocca sulla sinistra una gradinata di recente realizzazione che sale verso Pendaglio, al bivio si prende a destra con un sentiero che, superata una fontanella, attraversa i prati in posizione soprelevata rispetto alla superstrada. Si attraversa l’ombrosa valle dei mulini con i ruderi degli edifici e si procede poi fra prati con stalle e castagneti superando una valle con ponte in pietra. Si raggiungono così le prime cascine e case di Lezzeno ed attraversando la provinciale per Vendrogno si passa vicino ad un vecchio lavatoio ed in mezzo al nucleo storico.

Il percorso raggiunge così il Santuario di Lezzeno dal cui piazzale si ammira un bellissimo panorama sul lago. Dopo una doverosa sosta per la visita, si passa sul retro da dove si imbocca un sentiero che raggiunge la provinciale. Prendendo a sinistra si entra nella località di Ombriaco incontrando la chiesa di San Bernardino, poco prima della quale si prende a destra una mulattiera in ripida discesa verso Bellano, si costeggia il cimitero e si raggiunge la chiesetta di San Rocco.

Il “Sentiero del viandante” prosegue a sinistra in direzione di Biosio attraversando il ponte sul fiume Pioverna, ma il nostro itinerario si conclude scendendo la scalinata che porta all’Orrido, monumento naturale che merita una visita, con una serie di salti d’acqua e cascate all’interno di forre. Si passa poi di fianco alla parrocchiale dedicata ai santi Nazaro e Celso ed all’edificio di archeologia industriale dell’ex Cotonificio Cantoni, infine attraversando il Pioverna sulla provinciale 72 si raggiunge la stazione ferroviaria di Bellano da dove con tutti i treni locali o gli autobus per la Valvarrone si può rientrare a Dervio.

_ La Seconda Tappa che conduce da Dervio a Dorio.

Panorama di Dervio dai Ronchi

Panorama di Dervio dai Ronchi

AUTORE TESTO e FOTOGRAFIE
Serafino Ripamonti - Anegelo Colombo, Gruppo Fotoamatori Dervio, Pro Loco Unpli S.O. Lago di Como

Il Sentiero del Viandante da Dervio a Bellano

Via Giacomo Matteotti, 30, 23824 Dervio LC, Italy