Valle d’Otro. Ritratto di un alpeggio

18 marzo 2020 - 10:26

Meta ideale per tutti coloro che vogliono allontanarsi dal traffico
della città e vivere la montagna nella tranquillità più totale, la Val
d’Otro si presenta ai turisti che la raggiungono, come l’affresco di un
pittore;  gruppi di baite qua e la raccolte che, a ragione, sono
considerate come uno degli scorci paesaggisticamente più pittoreschi
delle Alpi.

La frazione di Follu, oltre che essere la prima che si scorge non
appena termina il ripido sentiero nel bosco, è sicuramente anche la più
caratteristica;  dominata com’è dalla bianca chiesetta della
Madonna della Neve, risalente al 1659, in antichità era popolata tutto
l’anno da buona parte degli abitanti di Alagna, che facevano tappa in
paese esclusivamente nei giorni di Natale. L’attaccamento di queste
genti alla loro valle, unito alle perfette condizioni ambientali e
naturali, ha fatto di Otro uno degli alpeggi più produttivi di tutta la
Valsesia con la coltivazione di patate, segale, orzo e addirittura
canapa.
L’architettura delle abitazioni che si incontrano sia lungo il sentiero
che si snoda da Alagna, sia una volta raggiunta l’alpe, permette di
comprendere quale siano le origini del Vallone d’Otro. Baite dalla
struttura quadrata, rigorosamente in legno e pietre certificano la
presenza dei Walser nel passato. Al piano terra, contornata da mura in
pietra, era collocata la stalla: in questo locale, essendo il più caldo
della costruzione, si ricavava anche una sorta di piccolo soggiorno. Il
primo piano veniva adibito alle camere da letto. Nell’ultimo piano,
contornato da pareti in legno come quello sottostante, veniva collocato
il fienile che poteva essere raggiunto solo con la scala esterna.

Come ogni vallata che si rispetti, anche la Valsesia presenta una
tradizione gastronomica di alta qualità. Dal sapore unico, il formaggio
prodotto negli alpeggi di questa zona dell’alto Piemonte può avere dei
connotati diversi a seconda delle lavorazioni e dei trattamenti a cui è
sottoposto. Forma cilindrica, crosta sottile dal colore giallognolo: la
tuma valsesiana viene considerata come il fiore all’occhiello della
cultura culinaria della vallata. Questo tipo di formaggio si può
suddividere in tre categorie: la tuma grassa ha un gusto pieno e la
consistenza abbastanza solida, la tuma magra è delicata dal sapore di
latte, ed infine la tuma vecchia che deve tutto il suo carattere alle
cure delle donne e dei pastori che la “coccolano” con olio e acqua
salata fino a farle raggiungere un gusto inconfondibile.
Sarebbe un errore però limitarsi a descrivere questa qualità di
formaggio. La Valsesia infatti vanta anche il Tomin d’ crava, il
Salagnun ed il Fracheut; il primo è fatto con il latte di capra, il
secondo ed il terzo invece sono ottenuti dalla stagionatura
dell’impasto fra toma fresca, mascarpone, sale e pepe. La
caratteristica particolare del Frauchet è la presenza, a volte,
nell’impasto di un sorso di grappa.

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