04-08-2024, Bologna province, Italy. Four women walking along the Path of the Gods in a hot summer day; near the borough of Cedrecchia. San Benedetto val di Sambro, Bologna Province, Emilia Romagna, Italy.
C’è un percorso, tra i boschi bolognesi, che non è stato progettato da nessun urbanista moderno.
Lo hanno tracciato i legionari di Roma, nel 187 a.C., seguendo i crinali dell’Appennino sotto il comando del Console Caio Flaminio.
Si chiama Flaminia Militare, e collegava Bononia ad Arretium – ovvero l’odierna Bologna ad Arezzo – con quella precisione geometrica che solo i Romani sapevano imprimere al territorio.
Per secoli è rimasta sepolta sotto strati di terra, vegetazione e dimenticanza. Poi, nel 1979, qualcuno ha iniziato a scavare — e l’antica strada ha ricominciato a parlare.
Il tratto più accessibile e meglio documentato si sviluppa per circa venti chilometri attraversando i comuni di Monzuno e San Benedetto Val di Sambro, fino al confine con la Toscana.
Non è un itinerario per soli escursionisti esperti: la difficoltà è contenuta e il percorso è adatto anche a chi cammina in montagna occasionalmente, purché in buona forma fisica e con le calzature giuste.
Ph: Legambiente Settasamoggiareno
Il dislivello complessivo è moderato, con salite mai particolarmente ripide ma costanti, tipiche del crinale appenninico.
Si tratta di un percorso ad anello parziale, che si affronta comodamente in una giornata intera, organizzandosi bene con i tempi.
Il punto di accesso consigliato è la località Brento, nel comune di Monzuno, facilmente raggiungibile in auto da Bologna in circa 40 minuti percorrendo la SS64 o l’autostrada A1 con uscita a Roncobilaccio.
Nei pressi di Brento è disponibile un’area di sosta dove lasciare il veicolo prima di iniziare il cammino a piedi.
Non esistono al momento collegamenti diretti in trasporto pubblico fino al punto di partenza, quindi l’auto rimane la soluzione più pratica per le famiglie.
Dal parcheggio di Brento si imbocca il sentiero CAI n. 910, ben segnalato e facile da seguire anche per chi non ha grande esperienza di orientamento in montagna.
Ph.: Gettyimages/Laura Zago
La salita conduce alla vetta del Monte Adone, a 655 metri sul livello del mare, una delle cime più spettacolari del Parco del Contrafforte Pliocenico.
La camminata fino alla cima richiede circa un’ora e mezza di passo tranquillo. In cima si apre un panorama a 360 gradi sull’Appennino bolognese: nelle giornate limpide si scorgono nitidamente sia la pianura padana verso nord che le prime propaggini toscane verso sud.
Scendendo dalla vetta e rientrando verso l’abitato di Monzuno, il sentiero conduce alla seconda tappa: Monte Venere.
Il nome è già una promessa, e il punto panoramico sulla sommità la mantiene: nelle giornate terse la vista spazia in modo spettacolare su vallate e rilievi circostanti, regalando scorci che valgono da soli la gita.
Questa parte del percorso è più agevole rispetto alla prima salita, con un tracciato che si snoda dolcemente tra boschi e radure.
Proseguendo verso sud il paesaggio cambia progressivamente carattere: la vegetazione si fa più fitta e il silenzio del bosco diventa protagonista.
Si raggiunge Pian di Balestra, una piccola area pianeggiante immersa nel verde che offre un ottimo punto di sosta per una pausa pranzo o una merenda.
Ph: Gettyimages/GiorgioMorara
Il terreno qui è più omogeneo e il cammino si fa meno impegnativo, adatto anche ai bambini più grandicelli.
È la tappa conclusiva, e anche la più ricca dal punto di vista storico. Addentrandosi nel bosco si giunge alle falde del Monte Bastione, dove affiorano i basolati romani originali — le pietre su cui marciavano le legioni oltre duemila anni fa.
Vederli emergere dal terreno boschivo ha qualcosa di sorprendente: non è un sito museale allestito, è semplicemente la strada, ancora lì.
Salendo fino alla vetta si raggiunge ciò che rimane di un’antica fortezza o bastione, struttura che ha evidentemente dato il nome all’intero rilievo.
Un punto di arrivo che unisce la soddisfazione fisica della camminata a una prospettiva storica difficile da trovare altrove nell’Appennino bolognese.
Il periodo ideale per percorrere la Flaminia Militare va da aprile a giugno e da settembre a novembre. In primavera il bosco è nel pieno del suo risveglio e i colori della vegetazione rendono il paesaggio particolarmente vivace; in autunno le sfumature del fogliame trasformano l’intera camminata in uno spettacolo cromatico.
I mesi estivi sono percorribili ma sconsigliati nelle giornate di caldo intenso, soprattutto con bambini, a causa della scarsa ombra nei tratti di crinale.
In inverno il percorso può risultare scivoloso e richiede attrezzatura adeguata.
La Flaminia Militare non è un cammino “attrezzato” nel senso turistico del termine. È qualcosa di più grezzo e, per questo, più autentico: un ambiente rimasto sostanzialmente intatto, dove la sovrapposizione tra natura e storia è ancora leggibile a occhio nudo.
Niente pannelli ogni cento metri, niente infrastrutture ridondanti — solo il tracciato, i boschi, e ogni tanto un basolato che riemerge dalla terra come un promemoria millenario.
Per chi abita a Bologna o nei dintorni, è anche un’ottima scusa per scoprire un angolo d’Appennino che, pur vicinissimo alla città, resta sorprendentemente lontano dal turismo di massa.
Una mezza giornata fuori porta che, volendo, può diventare una delle gite più memorabili dell’anno.
_Il sito ufficiale del Parco del Contrafforte Pliocenico
_La pagina dedicata al percorso
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