La Via degli Dei: in cammino tra Bologna e Firenze

Più che una via della fede questo itinerario, che attraversa l’Appennino fra Bologna e Firenze, è stato per secoli un una via degli affari: affari di borsa e affari d’arme. I primi ad avventurarsi su queste montagne furono, infatti, gli etruschi, che fra l VII e il IV secolo avanti Cristo trovarono sul crinale fra Setta e Savena il valico attraverso cui espandere i propri traffici e i propri domini verso la Pianura Padana.

31 luglio 2021 - 6:20

Se ne sente parlare spesso e sono sempre di più i viandanti che l’affrontano; il suo successo è da attribuire a molteplici fattori.

In primo luogo collega due tra le città più belle ed importanti d’Italia: Bologna e Firenze, ognuna col suo bagaglio di storia e di cultura.

In secondo si percorrono territori molto diversi per livello di antropizzazione e per caratteristiche paesaggistiche; si parte dalla città, si incontrano borghi, castelli e conventi suggestivi, pian piano ci si immerge nella natura che ci sorprende con manifestazioni sempre diverse e affascinanti: dal Contrafforte Pliocenico ai boschi dell’Appennino, ai crinali della Futa finché, gradualmente, si torna in città.

Il nome “Via degli Dei” ne fa un cammino dal sapore mistico, un po’ pagano un po’ cristiano.

Ma dove sono gli Dei? In realtà la Via degli Dei non è un pellegrinaggio religioso ma prende il nome dalle montagne e dai luoghi che si percorrono, infatti incontriamo Monte Adone, Monzuno (ovvero Mons Iovis – Monte di Giove), Monte Venere e Monte Luario (dedicato alla dea romana Lua).

Il percorso, pur essendo impegnativo, in particolare nella tratta che attraversa il confine tra le due regioni, è sicuramente affrontabile purché fisicamente preparati e dotati di una buona attrezzatura.

Infatti è fondamentale avere uno zaino che consenta una corretta distribuzione dei carichi, dei buoni scarponi, i bastoncini telescopici ed una buona scorta d’acqua; inoltre non bisogna trascurare l’attrezzatura da pioggia (poncho, ghette, ecc.) perché in Appennino gli acquazzoni sono sempre in agguato!

Senza poi dimenticare la Carto-Guida ufficiale e le Credenziali!

La “Via degli Dei” è un cammino che sconsigliamo di affrontare da soli, meglio organizzarsi in piccoli gruppi di amici o affidarsi a serie associazioni che organizzano trekking.

Anche un gruppo di persone alla partenza disomogeneo e guardingo, quando giunge a alla meta, dopo giornate di fatiche, mangiate e bevute, non è più lo stesso, si è amalgamato ed è diventato veramente un Gruppo.

La Via può essere percorsa in cinque o sei giorni, dipende dalla gamba e dipende da quanto tempo si vuole dedicare ai panorami e all’osservazione dei luoghi.

Sconsigliamo di affrontarla come fosse una performance sportiva, orologio alla mano ed in guerra contro il tempo. Inoltre, organizzandosi bene ed usando i mezzi pubblici, è anche possibile “spacchettarla” in tappe da uno a due giorni.

 

Le tappe del cammino:

_ Tappa 1 – da Bologna a Sasso Marconi (16 km)

Tappa corta, permette a chi arriva a Bologna di non fare eccessive levatacce notturne, quasi tutta pianeggiante. Il trovarsi ed il partire da Piazza Maggiore (q. 55) deve lasciare il tempo di guardarsi attorno.

A Bologna non si perde neanche un bambino” cantava Dalla, ma solo se stai attento a come hai impostato il navigatore, perché può giocare tiri mancini.

Se si arriva in treno per giungere a Piazza Maggiore è meglio cercare subito Via Indipendenza, magari chiedendo, perché se per distrazione si è lasciato il navigatore impostato su “automobile” (è successo) invece di impiegare dieci minuti ci si ritrova in via San Vitale, dopo aver fatto un quarto di giro delle porte cittadine!

Dalla piazza si parte seguiti dallo sguardo del Nettuno lungo via D’Azeglio, si scorre davanti al portone della casa che fu di Lucio Dalla e dopo dieci minuti si entra sotto i portici di via Saragozza fino ai confini dell’antica cinta muraria (purtroppo non più esistente) delimitati dal cassero di Porta Saragozza.

Attraversato il viale ecco l’arco “Buonaccorsi”, ovvero l’arco numero 1 del portico di San Luca.

La fine del tratto pianeggiante è segnata dall’arco del Meloncello, annunciato dai primi gradini, dal quale si sale a San Luca (q. 280) rompendo il fiato sulle scalinate delle “Orfanelle”.

Il panorama dalla Basilica è tutto da godere, con la città su un lato ed i colli dall’altro. Per chi possiede le “credenziali” il consiglio è di giungere prima della chiusura del mezzodì per non perdere la possibilità di timbrare.

Dopo la sosta si scende fino al parco Talon da dove si può vedere dall’alto la “chiusa”, la diga costruita verso la metà del XIII secolo per incanalare parte delle acque del Reno verso la città.

Da qui si costeggia il fiume lungo un sentiero pianeggiante fino a Sasso Marconi, è consigliata una piccola deviazione per attraversare il ponte di Vizzano e sostare dieci minuti a Palazzo dei Rossi.

 

_ Tappa 2 – da Sasso Marconi a Monzuno (24 km)

Qui comincia il percorso appenninico. Parlando di attrezzatura ora uno zaino con lo schienale regolabile fa apprezzare la sua funzionalità.

Da Sasso Marconi (q. 115) si sale ai Prati di Mugnano (q. 250) e si entra nella riserva del Contrafforte Pliocenico.

Giunti al Raleda di Mezzo (q. 500) ci si inerpica sino a Monte Adone (q. 654) dove consiglio una sosta per pranzare godendosi il panorama della valle. Per me che li uso soltanto in salita questo è il momento giusto per apprezzare un paio di buoni bastoncini.

Finita la sosta è il momento di stringere i lacci degli scarponi e scendere sino a Brento per poi proseguire con lunghi tratti di asfalto sino a Monzuno (q. 623).

 

Tappa 3 – da Monzuno a Traversa (25 km) o Futa

Questa è tappa più impegnativa, praticamente divisa in due tratte.

Con la prima si sale da Monzuno a Monte Galletto (q. 950) tra boschi e crinali, per poi riscendere a Madonna dei Fornelli (q. 795) dove durante la sosta si può approfittare del bar per gustarsi una birra od un gelato, preparandosi alla seconda tratta.

Tratta che parte subito con una salita di 3 chilometri fino a Monte dei Cucchi (q. 1130).

Non è raro trovarsi sotto un diluvio di acqua come è capitato a me, si apprezzano in questi caso una buona mantella, il cappello a falde larghe e le ghette.

Varcato il confine tra Emilia e Toscana, con foto d’obbligo a fianco del cippo, facendo una piccola deviazione a Monte Bastione (q. 1189) si va ad ammirare un tratto di selciato della Flaminia Militare, dopodiché, rientrati sul tracciato, si percorrono verdeggianti prati e crinali, in discesa fino a Passeggere (q. 1013).

In questo tratto è possibile sostare presso una delle poche sorgenti poste lungo il percorso. La mia scorta d’acqua standard è di due litri, ma, dato il mio consumo, approfitto sempre delle occasioni per reintegrare.

Ultimo strappo in salita (q. 1170) per arrivare Poggio Castelluccio (q. 1119), qui si aprono due soluzioni, la prima porta al Passo della Futa, la seconda scende, deviando dalla Via, a Traversa (q. 890) alla fine della tappa.

 

Tappa 4 – da Traversa a San Piero a Sieve (km 27)

Al passo della Futa (q. 903) sosta d’obbligo al cimitero di guerra tedesco, costruito con le pietre dell’Appennino con lo scopo di inserirsi discretamente nel paesaggio naturale.

Adesso si parte per affrontare l’unica salita impegnativa della tappa che in circa tre chilometri e mezzo porta prima alla Croce di Gazzaro, dove, nebbia permettendo, si sosta qualche minuto per ammirare il panorama, poi alla cima del monte Gazzaro (q. 1100).

Di nuovo giunge il momento di stringere i lacci degli scarponi perché da qui, affrontando un primo tratto talmente scosceso da dover ricorrere all’aiuto delle funi d’acciaio fissate ai bordi del sentiero, si scende fino al Passo dell’Osteria Bruciata ((q. 910).

Dopo un breve riposo ricomincia la discesa fino a San Piero a Sieve (q. 210).

 

Tappa 5 – da San Piero a Sieve a Olmo (km 20)

Da San Piero a Sieve si compiono tre balzi. Il primo, il più piccolo, porta di fronte alla rocca (q. 300).

Alla fine del tratto in discesa (q. 266) comincia il secondo balzo che in due chilometri porta al castello di Trebbio (q. 450) non visitabile ma comunque da ammirare.

Ancora discesa fino a Tagliaferro (q. 250) per affrontare il più impegnativo dei tre balzi che in cinque chilometri porta a Monte Senario (q. 800) tappa obbligata per rifornire le borracce, godersi un gelato e un amaro del convento.

Scendendo si comincia a vedere in lontananza Firenze, consapevoli di avere ancora un giorno davanti si percorrono campi fioriti e verdeggianti fino alla fine della tappa, Olmo (q. 520).

 

Tappa 6 – da Olmo a Firenze (km 18)

Questa è la tappa dove la testa fa più delle gambe ormai provate dal percorso, si cerca Firenze come cani da tartufo e ci si ferma ogni volta che la si scorge.

Da Fiesole quasi la si annusa, un “forza che ci siamo” percorre il gruppo, ultimo balzo a capofitto, per me sotto la pioggia, fino a piazza Signoria (q. 55) per le foto di gruppo e gli abbracci.

 

Da portare in cammino:

_ Le credenziali – Attraverso il sito scout.coop è possibile ricevere informazioni e la credenziale ufficiale del cammino su cui far apporre i timbri per comprovare di aver percorso la via.

 

_ La cartografia ufficiale – La carta topografica ufficiale edita dal Comune di Sasso Marconi. Nuova edizione 2020. Scala 1:25000. La confezione comprende una breve guida ricca di informazioni sia sugli aspetti naturalistici che storico paesaggistici, l’elenco dei punti tappa e delle strutture ricettive.

 

_ La guida – La guida completa della via edita da Terre di Mezzo la casa editrice nata venticinque anni fa come giornale di strada, sempre molto attenta al sociale, al consumo critico e agli stili di vita sostenibili. Terre di Mezzo propone una ricca collana dedicata ai cammini, fra cui, appunto, la Via degli Dei.

Ciò che più ci piace è che il tracciato è descritto in entrambe le direzioni, completo di mappe dettagliate, altimetrie e delle indicazioni su dove dormire, anche in tenda.

 

Le attrezzature consigliate:

Scarpone Aku Slope

Per il cammino proponiamo lo scarpone Slope, un classico di Aku. È una calzatura leggera e altamente traspirante, con fodera in Gore-Tex e tomaia realizzata in pelle scamosciata e AIR 8000, un tessuto fino a 11 volte più traspirante rispetto ai tessuti tradizionali, realizzato con una speciale tecnica proprietaria di Aku.

La suola è Vibram con una scolpitura dall’ottimo grip e ammortizzata grazie all’intersuola in EVA microporosa a doppia intensità.

Ciò che più ci piace è la sua leggerezza e la sua estrema versatilità che lo rendono uno scarpone adatto ai percorsi misti e di media difficoltà.

Se doveste decidere di affrontare la Via nel periodo autunnale o invernale non dimenticate un buon paio di ghette alte fino al ginocchio.

 

Zaino Ferrino Finisterre

Se sosterrete presso le strutture ricettive presenti lungo percorso, viaggiando senza tenda e con poco cibo vi consigliamo uno zaino di non oltre 40 – 50 litri, come ad esempio il Ferrino Finisterre, la versione donna ha una capacità di 40 litri, la versione uomo 48 litri.

Ciò che più ci piace è il buon rapporto qualità/prezzo e l’ottima ventilazione dello schienale.

 

 

Salewa Spice -2,  Ferrino Mummy e Ferrino Air Lite

Se decidete di percorrere la Via degli Dei in un’unica soluzione avrete la necessità di attrezzarvi per dormire.

L’Appennino, anche in estate, può riservare delle brutte sorprese climatiche, quindi vi consigliamo un sacco a pelo caldo e che non trattenga eccessivamente l’umidità.

Il Salewa Spice -2 è un sacco a pelo imbottito con fibre cave sintetiche, quindi adatto al clima umido, garantisce una temperatura di confort +3° -2°. Ciò che più ci piace è il peso relativamente contenuto rispetto alla capacità di trattenere il calore, circa 1 Kg.

Se deciderete di dormire al chiuso in una delle tante strutture che offrono ospitalità o vorrete aumentare il confort termico del vostro sacco a pelo vi consigliamo l’uso di un sacco lenzuolo come il Ferrino Mummy

Infine se dormirete sdraiati per terra dovrete assolutamente avere un materassino, non solo per essere più comodi ma specialmente per isolarvi dall’umidità del terreno.

Vi consigliamo il Ferrino Air Lite, 5 cm di spessore per soli 400 g. Ciò che più ci piace è la compattezza una volta sgonfiato e ripiegato nel suo sacchetto.

 

 

Bastoncini telescopici Ferrino Spantik

I bastoncini telescopici Ferrino Spantik sono bastoncini in lega di alluminio 7075, telescopici e pieghevoli, adatti sia al running che al trekking.

Ciò che più ci piace è il sistema di montaggio rapido e la leva Lock&Go per la regolazione dell’altezza e l’impugnatura antiscivolo molto lunga che permette di impugnare al meglio i bastoncini anche sui pendii più ripidi.

 

Giacca impermeabile Regatta Imber IV

La Imber IV di Regatta è una giacca con una impermeabilità di circa 10000 mm di colonna acqua realizzata in Isotex, tessuto impermeabile / traspirante.

La Imber è una giacca minimale pensata per un uso estivo, può essere ripiegata occupando pochissimo spazio nello zaino. Ciò che più ci piace è il notevole rapporto qualità prezzo.

 

Borraccia Scout.Coop

Nella dotazione non può mancare una borraccia da almeno un litro (oltre al sistema di idratazione nello schienale dello zaino). La borraccia, rispetto al sistema di idratazione, si riempie più facilmente ed è di più facile utilizzo quando si cucina.

Vi proponiamo un modello in alluminio dalla classica forma a bottiglia con tappo a vite con moschettone, realizzato in esclusiva per la nostra cooperativa. Ciò che più ci piace è che è realizzata in Italia utilizzando alluminio riciclato.

 

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