Val Brembana in autunno, cinque itinerari che catturano lo sguardo

Laghi alpini incastonati tra le montagne, rifugi affacciati su paesaggi spettacolari e vette da cui abbracciare le Orobie con lo sguardo: ecco cinque escursioni in alta Val Brembana per scoprire alcuni degli angoli più suggestivi delle montagne bergamasche.

30 ottobre 2026 - 11:35

Val Brembana, 5 itinerari panoramici da fare in autunno

Le Orobie bergamasche custodiscono alcuni degli itinerari più suggestivi delle Alpi lombarde, tra laghi alpini, rifugi panoramici, boschi e cime che regalano ampie vedute sulle montagne circostanti.

Dall’alta Val Brembana partono escursioni adatte a chi desidera scoprire questi paesaggi, alternando piacevoli camminate tra pascoli e specchi d’acqua a salite più impegnative verso creste e vette panoramiche.

Ecco cinque itinerari per esplorare il territorio, dal Rifugio Fratelli Calvi ai laghi di Ponteranica, fino al Corno Stella, tra natura, silenzi d’alta quota e panorami che ripagano della fatica.

1 – Rifugio Fratelli Calvi: tra laghi alpini e le grandi cime delle Orobie

Nel cuore dell’alta Val Brembana, il Rifugio Fratelli Calvi è una meta suggestiva, circondata da alcune delle vette più caratteristiche delle Orobie bergamasche.

Situato a circa 2.015 metri di quota, poco oltre il Lago di Fregabolgia e sopra il Lago Rotondo, offre un ambiente d’alta montagna fatto di specchi d’acqua, pascoli, rocce e cime imponenti.

Il punto di partenza dell’escursione è Carona, in Val Brembana.

Da qui si segue la strada sterrata e asfaltata che risale la valle, attraversando boschi e tratti più aperti.

Lungo il cammino si incontrano il piccolo borgo di Pagliari, con le sue caratteristiche costruzioni in pietra, e una bella cascata alimentata dalle acque che scendono dalla Val Sambuzza.

Raggiunta la zona del Lago del Prato, il paesaggio comincia gradualmente ad assumere caratteri più alpini.

La strada continua a salire tra prati, rocce e radi alberi, fino a raggiungere il Lago di Fregabolgia, dominato dalla sua diga.

Da qui il rifugio è ormai visibile: il percorso costeggia il bacino e prosegue tra distese erbose e affioramenti rocciosi, con lo sguardo attratto dalle cime del Pizzo del Diavolo e del Diavolino.

Una volta arrivati al Rifugio Calvi, si apre uno scenario di grande fascino, circondato anche dalle cime del Grabiasca, del Madonnino, della Cà Bianca e del Poris.

Nei dintorni si trovano numerosi laghetti alpini, naturali e artificiali, che rendono la zona particolarmente interessante per chi ama esplorare gli ambienti d’alta quota.

L’itinerario descritto segue la strada dell’Enel, contrassegnata dal segnavia 210, e presenta un dislivello di circa 800 metri.

_Il sito ufficiale del Rifugio Fratelli Calvi

2 – I laghi di Ponteranica, specchi d’acqua nel cuore delle Orobie

In alta Val Brembana, una piacevole escursione conduce a tre suggestivi laghetti alpini raccolti in una conca naturale ai piedi del Monte Triomen, del Monte Valletto e del Monte Ponteranica.

Il punto di partenza è ai Piani del Monte Avaro, nel territorio di Cusio, dove si può lasciare l’auto nei pressi dell’Albergo-Rifugio Monte Avaro.

Per raggiungere la zona occorre percorrere l’ultimo tratto di strada a pagamento, verificando le modalità e la tariffa aggiornate.

Dal parcheggio si prosegue a piedi lungo una strada sterrata fino a imboccare il sentiero CAI 109.

Il cammino segue le pendici del Monte Triomen, attraversando un paesaggio aperto in cui i prati d’alta quota si alternano a scorci sulle montagne circostanti.

Raggiunto un bivio, si svolta a destra per collegarsi al sentiero CAI 101, che si segue fino a un’ulteriore diramazione.

Qui si abbandona il tracciato principale e si prosegue seguendo le indicazioni per i laghi.

Un breve tratto a mezzacosta conduce infine alla conca che ospita i tre specchi d’acqua.

È il momento di fermarsi ad ammirare il paesaggio, godendo della quiete e dell’atmosfera tipica dei laghetti alpini, particolarmente suggestivi quando riflettono i profili delle montagne.

3 – Monte Chierico da Carona, tra boschi e pascoli

Il Monte Chierico, con i suoi 2.535 metri di quota, è una meta interessante per un’escursione in ambiente alpino sopra Carona, in Val Brembana.

L’itinerario attraversa boschi, antiche baite e pascoli d’alta quota, fino a raggiungere una lunga cresta che conduce alla vetta, da cui si possono ammirare gli scenari montuosi delle Orobie bergamasche.

La partenza si trova a Carona, nello spiazzo con parcheggio da cui si accede ai sentieri per i rifugi Calvi e Longo.

Si imbocca la strada parzialmente cementata contrassegnata dal segnavia 210.

In prossimità della Baita Birone ai Dossi, a circa 1.475 metri di quota, si abbandona la strada principale per seguire sulla sinistra il sentiero 209, in direzione della Val Sambuzza e della Val Carisole.

La salita prosegue regolarmente nel bosco, passando accanto a baite e strutture legate all’attività pastorale, fino a raggiungere la Baita Vecchia, a 1.862 metri.

Qui si lascia il percorso diretto al Passo Publino e si prende il sentiero 208 verso Foppolo e la Val Carisole.

Dopo aver attraversato un piccolo torrente su un ponticello di legno, il tracciato sale a mezzacosta sul versante opposto della valle, seguendo i segnavia fino a raggiungere un dosso erboso.

Da questo punto si riconoscono gli impianti sciistici della Val Carisole.

Per raggiungere la cima si svolta a destra e si segue un sentierino non più segnalato, ma ben individuabile lungo la cresta.

Il percorso procede in quota fino alla vetta del Monte Chierico, contrassegnata dal tradizionale ometto di pietre.

L’ultimo tratto, più aperto e panoramico, regala una prospettiva diversa sulle montagne circostanti e ripaga della lunga salita.

4 – Rifugio Benigni e Cima Piazzotti, fino alla croce di vetta

Il sentiero 108 che sale da Cusio, in Val Brembana, conduce al Rifugio Benigni attraverso boschi di conifere, pascoli d’alta quota e passaggi rocciosi.

Il percorso inizia lungo la strada che da Cusio sale verso i Piani dell’Avaro.

Dal parcheggio, nei pressi di un tornante, una scalinata in pietra segna l’imbocco del sentiero.

Si procede inizialmente verso ovest, attraversando una piacevole pineta fino a raggiungere la Casera Valletto.

Superata la casera, si attraversa il torrente Valletto e si continua a guadagnare dislivello tra i tornanti, fino a incrociare il sentiero 107 proveniente da Ornica.

Seguendo le indicazioni per il rifugio si entra nella conca ai piedi del Passo di Salmurano.

Prima di raggiungere il valico, si abbandona il sentiero principale e si prosegue verso ovest, affrontando un canalino roccioso con gradoni.

È il tratto più impegnativo del percorso, da affrontare con attenzione.

Superato il passaggio, si raggiunge una conca più elevata e si risale verso nord fino all’ampio spartiacque che separa la Val Brembana dalla Valtellina.

Poco oltre si trova il Rifugio Benigni, in una posizione panoramica di grande fascino.

Chi desidera prolungare l’escursione può continuare per circa venti minuti verso ovest e raggiungere la cima Piazzotti, a 2.349 metri, riconoscibile dalla croce di vetta.

Da qui lo sguardo spazia sulle cime delle Orobie, con una vista privilegiata sul Pizzo dei Tre Signori.

5 – Corno Stella da Foppolo, il balcone panoramico della Val Brembana

Il Corno Stella è una delle cime più panoramiche dell’alta Val Brembana.

Dalla vetta, infatti, si gode una spettacolare vista a 360 gradi: da un lato le Orobie e le Prealpi, dall’altro le Alpi Retiche e il massiccio del Bernina.

L’escursione parte da Foppolo, dove si lascia l’auto nell’ampio parcheggio nei pressi degli alberghi.

Da qui si risalgono i pendii erbosi del Montebello, seguendo il tracciato degli impianti fino al Rifugio Montebello – Terrazza Salomon.

Si prosegue quindi lungo una strada sterrata che conduce al Lago Moro, un suggestivo specchio d’acqua alpino.

In prossimità del lago si seguono le indicazioni verso il Corno Stella, affrontando una salita più ripida che attraversa inizialmente i pendii erbosi e continua poi lungo un tratto di cresta fino alla croce di vetta.

Una volta raggiunta la cima, il panorama ripaga della fatica.

È uno di quei punti privilegiati in cui la posizione della montagna permette di leggere con chiarezza l’ampiezza e la varietà del paesaggio alpino.

 

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