A beautiful view of Alpine range and lake Laghi Gemelli. Bergamo Alps, Lombardy, Italy
In estate le Orobie sono un paradiso per l’outdoor.
I sentieri salgono da fondovalle — dalla Val Brembana, dalla Val Seriana, dalla Valtaleggio — attraverso boschi di abete e larice che cedono progressivamente il posto ai pascoli di malga, poi alle pietraie e alle creste dove il vento porta con sé l’odore del ghiaccio anche in pieno luglio.
E in mezzo a tutto questo, sparsi come specchi dimenticati da qualche gigante distratto, i laghi.
I laghi alpini delle Orobie sono una delle risorse più preziose e meno celebrate di questa catena.
Ecco 4 laghi alpini sulle Orobie da raggiungere a piedi.
Se esiste un’escursione capace di rappresentare la sintesi della montagna orobica nella sua forma più accessibile e insieme più appagante, quella è la salita ai Laghi Gemelli da Carona, in alta Val Brembana.
Il percorso è frequentato, segnalato con cura dal CAI, e il rifugio in quota è un punto di riferimento consolidato da decenni.
Ph: Gettyimages/michelangeloop
Si parte dal paese di Carona, a 1.110 metri di quota, raggiungibile in circa tre quarti d’ora da San Pellegrino Terme risalendo la Val Brembana.
Il sentiero sale con pendenza regolare attraverso un bosco misto che si apre progressivamente verso i pascoli alti, in un paesaggio che acquista respiro mano a mano che il fondovalle scompare sotto i piedi.
Dopo circa due ore e mezza di cammino, con un dislivello positivo nell’ordine degli 850 metri, si raggiunge la soglia della conca e i due laghi appaiono quasi in simultanea, divisi da un sottile cordolo erboso come fratelli che non vogliono stare troppo lontani.
Il percorso non è mai esposto né tecnicamente impegnativo, e questo lo rende adatto anche a famiglie con bambini che abbiano già qualche uscita in montagna alle spalle.
Il lago inferiore è il più ampio: una superficie che in estate riflette le nubi e i profili rocciosi circostanti con la nitidezza di uno specchio appena pulito, dominata sullo sfondo dalla sagoma severa del Pizzo del Diavolo di Tenda.
Il secondo bacino, più in alto e più raccolto, ha un’atmosfera diversa, più intima, quasi riservata.
Tra i due sorge il Rifugio Laghi Gemelli, uno dei punti di sosta più amati dell’intera catena orobica.
La polenta taragna preparata secondo la tradizione bergamasca è diventata nel tempo quasi una ragione di visita autonoma.
Le panche di legno sul terrazzo regalano uno di quei panorami che si fatica a lasciare.
Le rive erbose intorno ai laghi si prestano alla sosta lunga, alla lettura, al semplice guardare l’acqua cambiare colore con il passare delle nuvole.
_Il sito del Rifugio Laghi Gemelli
Il nome non promette nulla di buono, e quasi certamente è quello che tiene lontana la maggior parte dei potenziali visitatori.
Il Lago Marcio è incastonato su un pianoro selvaggio a circa 1.832 metri, in un angolo delle Orobie settentrionali che guarda verso il Pizzo dei Tre Signori.
Si tratta di uno dei luoghi più quieti e autenticamente alpini dell’intera catena, e il suo nome è probabilmente la migliore protezione che abbia mai avuto.
Da precisare: il lago è artificiale (la diga, costruita negli anni Venti, è alta circa 17 metri), ma nonostante questo il risultato è di rara bellezza.
Lo si raggiunge da Carona, parcheggiando sul lungolago dove inizia il sentiero che porta ai Laghi Gemelli.
Il sentiero risale a zig-zag tutto il versante della montagna.
Questa parte è abbastanza facile, anche se in alcuni punti scorrono delle fonti d’acqua che rendono scivolosi i sassi e le foglie cadute.
In circa un’ora e mezza si raggiunge il bivio con un cartello del CAI: andando a sinistra si può raggiungere il Rifugio Calvi, mentre tenendo la destra, dopo 10 minuti si arriva alla diga del Lago Marcio.
Il dislivello, di circa 700 m, seleziona naturalmente chi arriva fin lassù.
L’acqua del Lago Marcio è scura e profonda nelle prime ore del mattino, quando le creste circostanti sono ancora in ombra e la superficie assorbe il cielo grigio senza restituirlo.
Poi, quando il sole supera le pareti rocciose che chiudono la conca a nord, diventa d’improvviso azzurrissima, quasi irreale, e riflette le creste con quella nitidezza che sembra elaborata.
Il pianoro circostante è brullo e ventoso, con ciuffi di erba bassa: un paesaggio da alta quota vera, senza la domesticità delle conche più basse.
La finestra ideale è luglio e agosto, quando i sentieri sono liberi dalla neve e le giornate lunghe permettono di salire con calma e scendere senza fretta.
_Scopri di più sul sito dell’Ente turismo
Bisogna davvero volerlo, il Lago Rotondo.
Non nel senso che il percorso sia pericoloso o riservato agli alpinisti: è un’escursione impegnativa ma percorribile da chi abbia buone gambe e un minimo di esperienza.
Bisogna volerlo nel senso che si trova lontano.
In fondo a una vallata che non porta da nessun’altra parte, nei pressi del Rifugio Calvi che è già di per sé una destinazione remota nel cuore delle Orobie settentrionali.
Quella distanza, però, è la sua qualità principale.
Ph: Gettyimages/Moiola-Domenico
Il punto di partenza più comune è il piazzale di Carona.
Lo stesso che serve i Laghi Gemelli, ma il sentiero per il Rifugio Calvi — segnavia CAI 214 — prende subito una direzione diversa, più impegnativa.
Sale verso quote più elevate attraverso un paesaggio che diventa progressivamente più aspro e grandioso.
Il rifugio si trova in una posizione panoramica di prima categoria, e il Lago Rotondo si apre poco distante a 1.972 metri in una conca che ha, nel nome, tutta la sua geometria.
La forma è quasi un cerchio perfetto, come se qualcuno l’avesse disegnato con il compasso su un pianoro di roccia levigata dai ghiacciai pleistocenici.
Questa regolarità gli conferisce un aspetto lievemente irreale, da illustrazione botanica medievale o da carta geografica antica.
Tutto intorno, il silenzio è del tipo spesso e concreto che si trova solo sopra i duemila metri lontano dalle strade, dove il vento è l’unico rumore di fondo e il tempo sembra scorrere a una velocità diversa.
Le creste che chiudono l’orizzonte sono quelle delle Orobie più settentrionali.
Affilate e poco battute, con una qualità selvatica che molte altre zone della catena hanno in parte perduto.
L’abbinamento ideale è una notte al Rifugio Calvi.
Al mattino presto, con la luce radente che scivola sulle creste e l’aria fredda che odora di roccia bagnata, il lago cambia completamente faccia, e i colori dell’acqua si fanno più intensi e più veri di qualsiasi fotografia.
Si scende poi con le gambe stanche e la testa piena di paesaggio, che è esattamente l’ordine giusto delle cose.
_Qualche info utile sul Rifugio Calvi
Il Lago del Barbellino Naturale ha un elemento che nessuno degli altri possiede: la sua posizione remota e radicale.
Non si raggiunge in automobile né a pochi minuti di passeggiata: richiede diverse ore di salita complessiva, con un dislivello di oltre 1.000 metri dalla valle.
Ph: Gettyimages/Mrkit99
È esattamente questo il suo segreto.
Bisogna meritarselo.
E la ricompensa, una superficie d’acqua immobile a 2.128 m in una conca di roccia levigata, con le pareti verticali del Pizzo Coca che dominano lo sfondo, arriva puntuale.
Il percorso parte da Valbondione, in alta Val Seriana, seguendo le indicazioni fino al Rifugio Curò a 1.916 metri.
Il rifugio è grande, ben attrezzato, con una cucina di sostanza e una terrazza che guarda verso la testata della valle.
Si tratta del punto di sosta naturale prima di proseguire ancora per una mezz’ora abbondante fino al bacino del Barbellino Naturale.
A oltre 2.100 metri, in una conca di roccia levigata e pareti verticali.
L’acqua cambia colore con le ore.
Azzurro glaciale la mattina, verde smeraldo nelle ore centrali della giornata, quasi nero quando le nuvole si abbassano sulle creste del Pizzo Coca che domina la testata con i suoi 3.050 metri.
Le rive sono di roccia liscia e inclinata, senza erba né comodità, e invitano alla sosta in modo diverso rispetto agli altri laghi: non ci si sdraia su un prato, ci si siede sulla pietra, si ascolta l’acqua, si guarda la parete.
La formula consigliata: weekend con pernottamento al Rifugio Curò.
Il pomeriggio del primo giorno per salire al Barbellino con la luce calda del tardo pomeriggio.
La mattina del secondo per godersi l’alba sulla conca prima che arrivino gli altri escursionisti.
_Il sito del Rifugio Curò
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