Trentino, Parco dello Stelvio: Cevedale, trekking in 3 tappe in alta quota

Un itinerario in alta quota in tre giorni e tre tappe tra i ghiacciai del Parco Nazionale dello Stelvio. Per trekker allenati e desiderosi di vivere tre giorni di scenari maestosi in una delle più affascinanti aree wilderness delle Alpi

13 luglio 2021 - 12:38

Cevedale: camminare nel Parco dello Stelvio

 

Istituito nel 1935, lo Stelvio è il parco montano più vasto d’Europa, 130.700 ettari, e anche il più ricco di biodiversità.

I ghiacciai che impreziosiscono questo settore delle Alpi, infatti, sono tra i più importanti, affascinanti ed estesi di tutta la catena continentale.

Dall’Ortles al Gran Zebrù, dal Cevedale al Vioz, queste vette, che arrivano a sfiorare i 4000 metri, sono una risorsa inesauribile di acqua.

Costituiscono uno dei principali serbatoi idrici delle Alpi, indispensabile per la sopravvivenza di tutti gli esseri viventi, animali e vegetali, e in grado di produrre grandi quantità di energia elettrica.

Trekking in alta quota sul Cevedale: 3 giorni, 3 tappe

Quello che vi suggeriamo è un grande trekking in alta quota, adatto a qualsiasi escursionista allenato in grado di camminare 7-8 ore al giorno con dislivelli quotidiani superiori ai 1000 metri.

1° giorno – Rabbi – Rif. Dorigoni – 4-5 ore, dislivello +1000 metri

 

Partiti dal parcheggio di Colèr, dove finisce la strada, l’alta Val di Rabbi ci accoglie con lo straordinario spettacolo delle cascate di Saent.

Dopo un’ora raggiungiamo la malga omonima situata in una magnifica piana a 1700 metri di quota circondata da un grande lariceto.

All’interno della struttura, una interessante installazione di vecchie foto che raccontano la storia dell’alpeggio.

Una faticosa camminata a zigzag consente di superare uno sperone di circa 500 metri di dislivello.

Poi si risale una bella valletta glaciale fino ai 2457 metri di quota del rifugio Dorigoni (4 ore dalla partenza).

Da qui il terreno è quello tipico dell’alta montagna, rade formazioni prative tra rocce di morena e massi erratici, con numerosi piccoli torrenti e suggestivi laghetti.

 

In due ore si sale fino al Passo di Saent (2965 metri – segnavia 101).

Gli ultimi 200 metri di dislivello sono veramente impegnativi, per la pendenza ma soprattutto per i 1400 metri già saliti, che pesano nelle gambe.

1600 metri di dislivello in un giorno sono una buona prestazione.

Dal Passo godiamo magnifiche visioni glaciali, poi ci aspetta una discesa massacrante di due ore prima su neve e poi su una morena sconnessa e ripida (segnavia 12).

Superiamo un bel lago glaciale e quindi ancora sassi verticali per scendere il ripidissimo costone morenico che precipita verso la Val Martello.

Decidiamo di fermarci a quota 2300 metri, nel primo pezzo di erba in piano che riusciamo a trovare, vicino a un impetuoso torrente che fornisce deliziosa acqua ghiacciata.

Bivacchiamo a ridosso di un grosso masso erratico che ci farà da casa per la notte.

Sullo sfondo, le sagome imponenti dell’Ortles e del Gran Zebrù.

2° giorno – Rifugio Dorigoni – Rif. Martello – 6-7 ore, dislivello +1400 -1100

Scendiamo circondati da un magnifico rado bosco di larici, con spettacolari sguardi sulla Val Martello.

A quota 1900 troviamo un bivio, a destra il sentiero 12 scende ancora verso il rifugio Genziana, a sinistra inizia la salita (segnavia 40 e poi 37/Sentiero Glaciologico).

Attraverso un affascinante itinerario glaciologico raggiungiamo il Rifugio Martello, quota 2610 metri.

Gli scenari sono veramente fantastici, anche se la salita in alcuni tratti è molto ripida e faticosa, ma permette di osservare enormi strutture moreniche, laghi di circo, depositi glaciali.

Dal nostro bivacco al rifugio abbiamo camminato per circa quattro ore.

Il rifugio è noto peri suoi favolosi piatti fumanti di Kaiser-schmarren con marmellata di mirtilli.

Si può resistere quasi a tutto, ma non a un piatto di Kaiser-schmarren… il Passo della Forcola, a 3083 metri, dovrà aspettare ancora un po’!

Quattrocento metri di dislivello, quasi tutti su ghiacciaio, e un paio d’ore ci separano dal punto in cui la cresta della Zufallspitze si interrompe per concedere il passaggio verso la Val di Pejo.

Dal Passo della Forcola, il panorama è grandioso: a nord l’Ortles (3905 metri) e la piramide perfetta del Gran Zebrù (3859 metri).

A ovest le due punte gemelle del Cevedale (3769 metri) e della Zufallspitze (3758 metri), e un po’ spostata la cima del Vioz (3645 metri).

Verso sud si allarga nella sua maestosità dolomitica il Gruppo di Brenta e, sull’estrema sinistra, la parete nord della Presanella (3558 metri).

L’incontro con un camoscio qui è quasi routine.

Ci vuole un’altra ora abbondante, con una traversata un po’ faticosa su morena, per raggiungere il magnifico lago glaciale a quota 2700 metri, sulla sinistra orografica della valle, dove bivaccheremo la seconda notte.

Guardare il sole che morendo dipinge di rosa i ghiacciai del Palon de la Mare, nel piacevole tepore dei nostri sacchipiuma, è un’esperienza da consigliare.

3° giorno – Rif.Martello-Rif.Larcher-rif. Dorigoni – 8 ore, dislivello +500 – 600

Se le condizioni meteo lo consentono si può scendere al Rifugio Larcher, 2610 metri, per poi risalire col sentiero 104 a 3100 metri sotto Cima Campolungo, attraversare il ghiacciaio del Careser e quindi scendere al Rifugio Dorigoni e tornare al punto di partenza (8 ore dal Larcher al parcheggio del Colèr).

In caso di condizioni non perfette del ghiacciaio meglio evitare e scendere direttamente con il sentiero 102 a Malga Mare (2000 metri) e da qui a Pejo.

È possibile tornare a Rabbi con mezzi pubblici.

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