Nel magnifico scenario alpino del Trentino Alto Adige i laghi di montagna sono spesso la meta finale di tanti sentieri e passeggiate: piccoli specchi di acqua cristallina su cui si specchiano i monti.
In estate diventano l’obiettivo naturale di chi mette lo zaino in spalla e sale di quota, in cerca di frescura e di panorami che ripagano ogni passo.
In Trentino Alto Adige le montagne sono più che un elemento del paesaggio: appartengono all’identità del territorio, ne disegnano i confini.
Tra queste valli si trovano cime invidiate in tutto il mondo per la loro bellezza, vette iconiche nell’alpinismo e parchi dove una natura selvaggia regna sovrana.
Ad abbellire queste terre, tanti piccoli laghi alpini punteggiano gli altopiani e le conche dolomitiche, così come le vallate più ampie. Ne abbiamo scelti tre, sempre circondati da scenari mozzafiato.
Il Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino è uno dei luoghi idiomatici del Trentino.
Una foresta secolare ricoperta da quegli abeti che furono usati già da Stradivari per costruire i suoi preziosissimi violini.
In quest’area protetta il color rosa delle Dolomiti incontra le rocce rossastre del Lagorai.
Caprioli e cervi scorrazzano indisturbati alle loro falde, tra le valli di Primiero, Fiemme e Fassa.
Foto credits: Getty Images
Uno dei centri più noti nel parco è San Martino di Castrozza, località turistica amata anche in inverno per le sue piste da sci.
Sulla strada statale del Passo Rolle, storica salita del ciclismo che da San Martino conduce in Val di Fiemme, si può percorrere un bellissimo sentiero verso i laghetti di Colbricòn: 2 ore e 40 minuti di cammino per un dislivello di 450 metri.
Siamo a 2.000 metri di quota: tutto intorno sono il Cimon della Pala e la catena del Lagorai a circondare la vista.
Lungo il sentiero, inserito nella rete ecologica europea Natura 2000, abeti, larici e pini cembri ombreggiano un habitat dove vivono camosci e marmotte, galli forcelli e aquile reali.
Partendo dalla Malga Rolle, uno sterrato conduce al sentiero 14/348, che in circa 45 minuti porta dritto ai laghi di Colbricòn.
Sopra, l’omonima cima scruta dai suoi 2.600 metri le rive delle pozze d’acqua, punteggiate da ginepri e rododendri.
Proprio qui, qualche decennio fa, furono ritrovati reperti risalenti al Mesolitico: una testimonianza degli antichi insediamenti di cacciatori che vivevano in quest’area 10.000 anni fa.
Per il secondo itinerario ci spostiamo un po’ più a sud, nella zona della Valsugana. Palù del Fersina è la nostra destinazione: un luogo che cela tra le mura delle sue antiche case in pietra una cultura secolare.
Sono le terre dei Mòcheni, una comunità di lingua germanofona che affonda le sue radici in antiche migrazioni risalenti al XIII secolo.
Foto Credits: Diego Di Salvo
Questo patrimonio di saperi è custodito oggi anche nell’istituto culturale mòcheno di Palù, visitabile per scoprire la storia che portò gli antichi contadini bavaresi tra queste montagne.
Dalla stessa Palù, un sentiero conduce alle gelide acque del Lago Erdemolo. Qui, nel punto in cui si genera il torrente Fersina, anche in estate rimane spesso uno strato di neve.
Dalla località Frotten si segue il sentiero 325 per circa una ventina di minuti, continuando a tenere lo stesso sentiero al primo bivio.
Dal lago si può poi imboccare il sentiero 324 per proseguire verso il rifugio Sette Selle, raggiungibile in circa un’ora e 30 minuti di cammino. Per ritornare al punto d’inizio è necessario imboccare il sentiero 343 e percorrerlo per 50 minuti circa, fino ad arrivare nuovamente alla località Frotten.
Carezza è un piccolo paese dell’Alto Adige, ai piedi del Gruppo del Catinaccio, poco lontano dalla Val di Fassa. Proprio nei pressi della strada che conduce a Vigo di Fassa si trova uno dei laghi più belli della regione.
È il Lago di Carezza, famoso per le sue acque color verde smeraldo. Arrivano dal Monte Latemar le sorgenti sotterranee che alimentano il bacino, tutto circondato da conifere che quasi immergono le radici nelle sue acque.
Ci vuole circa un’ora per percorrere a piedi l’anello intorno al lago: un’escursione perfetta, dunque, anche per chi non è allenato.
Per chi invece vuole camminare un po’ di più, si può partire da Obereggen seguendo un sentiero che per 7,5 km conduce al lago in circa due ore. Sempre nell’area di Carezza è possibile fare “l’Escursione delle Leggende”, un trekking di 11 km e 700 metri di dislivello che attraversa i prati di Latemar.
Colbricòn, Erdemolo e Carezza raccontano tre volti diversi della stessa regione: la foresta dei violini, la valle di una minoranza linguistica, il bacino smeraldo ai piedi del Catinaccio.
Ciò che li accomuna è il modo in cui si raggiungono. Sono luoghi che si guadagnano camminando, e proprio per questo restano impressi molto più a lungo di una fotografia.
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