View of Varaita Valley next of Col Agnel Pass
Tra le Alpi Cozie, in Valle Varaita si sviluppa un mosaico di itinerari che racconta bene il carattere di queste montagne.
Valichi storici, creste panoramiche e cime isolate che si affacciano sul confine francese.
Si alternano ambienti molto diversi tra loro.
Dai grandi passaggi d’alta quota come il Colle dell’Agnello alle salite più raccolte ma spettacolari della Rocca Senghi, fino alle lunghe dorsali della Rocca la Marchisa e ai crinali sopra la diga di Pontechianale.
Ecco 4 itinerari da godersi al fresco in Valle Varaita con vista sul Monviso.
Tra i valichi alpini più spettacolari delle Alpi Cozie, il Colle dell’Agnello è uno dei passi carrozzabili più elevati d’Italia, secondo solo allo Stelvio.
A 2.748 metri di quota, infatti, mette in comunicazione il Piemonte con la Francia, in un contesto dominato da ambienti severi e panorami di grande respiro.
Ph: Gettyimages/clodio
Ci si trova non lontano dal massiccio del Monviso, in un’area dove la montagna si fa immediatamente aspra e verticale. Il Colle dell’Agnello conserva anche una forte identità storica.
L’antica via che lo attraversa era già utilizzata secoli fa come mulattiera di collegamento tra le due versanti delle Alpi.
Probabilmente fin dal Seicento, percorsa da pastori e commercianti per superare il confine naturale delle Cozie.
Oggi quel passaggio è diventato una soglia panoramica privilegiata, sospesa tra Italia e Francia, dove la sensazione è quella di trovarsi in uno spazio aperto e isolato allo stesso tempo.
Dal valico si apre un ambiente che invita all’esplorazione a piedi.
Gli itinerari escursionistici che si sviluppano attorno al colle sono numerosi e permettono di salire rapidamente di quota, entrando in un contesto tipicamente d’alta montagna.
Uno dei percorsi più classici conduce verso il versante del Pan di Zucchero, con un dislivello contenuto ma sufficiente a portarsi attorno ai 3.200 metri, in un ambiente sempre più minerale.
La progressione avviene su terreno detritico, tra sfasciumi e pendii esposti a ovest, dove il sentiero richiede attenzione soprattutto nell’ultimo tratto.
Alcuni passaggi su roccette obbligano a piccoli aggiramenti, ma la difficoltà resta accessibile per escursionisti allenati e abituati all’alta quota.
La ricompensa, una volta raggiunta la parte alta, è un colpo d’occhio ampio e continuo sulle creste circostanti e sulle vallate che si aprono tra Italia e Francia.
La Rocca Senghi domina il paesaggio di Sant’Anna di Bellino, emergendo come una grande massa rocciosa isolata e perfettamente scolpita che si staglia verso nord-ovest.
A 2.450 metri di quota, questa struttura naturale si presenta come un autentico pulpito panoramico.
Lo sguardo si apre sulle alte cime di confine tra Valle Varaita, Valle Maira e Francia, in un contesto tipicamente alpino, ampio e luminoso.
Ph: Gettyimages/Alessandro-Giamello
Raggiungendo Sant’Anna di Bellino, il colpo d’occhio è immediato: la Rocca Senghi appare improvvisamente sopra le borgate, imponente e riconoscibile anche da lontano.
La tradizione locale la lega a una leggenda antica.
La sua origine sarebbe il risultato di una disputa tra forze divine e diaboliche, ma al di là del racconto popolare è soprattutto la sua posizione isolata a renderla un punto di riferimento naturale nella valle.
L’accesso avviene lungo la provinciale della Valle Varaita, superando i principali centri abitati della valle fino a raggiungere il vallone di Bellino.
Dopo Casteldelfino la strada si addentra tra borgate alpine e pascoli d’alta quota, fino all’area del rifugio Melezé e poi a Sant’Anna, dove l’escursione prende avvio.
Dal piccolo nucleo abitato si segue la mulattiera che risale dolcemente il vallone, entrando progressivamente in quota.
Il tracciato si sviluppa inizialmente su fondo agevole, con un dislivello complessivo di circa 670 metri e una lunghezza di circa 8 chilometri, fino a raggiungere la quota massima di 2.450 metri.
La difficoltà è escursionistica, ma il percorso richiede passo sicuro soprattutto nei tratti più ripidi sotto la bastionata rocciosa.
Superata Sant’Anna, il sentiero si allunga in direzione del vallone.
La salita avviene con andamento progressivo, tra stradine e mulattiere che si addentrano verso le pendici della Rocca.
Avvicinandosi alla base della montagna, il terreno diventa progressivamente più ripido e roccioso. Qui la vegetazione lascia spazio ai detriti, fino a raggiungere le balze superiori.
Nella parte alta del percorso si incontrano i resti di strutture militari dismesse e un ambiente più aperto, dove la roccia domina completamente la scena.
Gli ultimi metri conducono al colletto finale, da cui si apre la vista sui versanti opposti e sul sistema di valloni che si diramano verso la Francia.
Da qui la vetta è ormai vicina e si raggiunge con un breve tratto finale su terreno misto di roccia e pendio erboso.
La croce di cima segna un punto di osservazione privilegiato: verso sud-ovest si riconoscono le grandi cime del settore, mentre a ovest emergono le strutture più alte e frastagliate del confine alpino.
La salita alla Rocca la Marchisa attraverso il Colle di Vers è un itinerario ampio, di respiro, dove la montagna cambia carattere più volte lungo il cammino, passando dai pascoli iniziali alle dorsali detritiche di quota.
Dal piccolo nucleo di Sant’Anna si imbocca la sterrata oltre il ponte, ma quasi subito si lascia il tracciato principale per una diramazione secondaria che si alza con una serie di tornanti regolari.
Ph: Gettyimages/Andrea-Parola
La strada sale con gradualità, attraversando un ambiente ancora aperto e luminoso.
Fino a raggiungere il Pian Traversagn, un ampio ripiano dove la traccia sterrata si esaurisce nei pressi di alcune baite.
È qui che l’itinerario cambia ritmo. Restando sul lato sinistro del vallone si segue la traccia diretta al Colle di Vers, che si raggiunge con una progressione regolare, scandita da dossi successivi e da un terreno mai realmente impegnativo.
Superato il colle, il paesaggio si fa più severo. Sul versante opposto si perde leggermente quota per aggirare una fascia rocciosa che interrompe la continuità del crinale, poi la salita riprende su un terreno più ruvido.
Qui la traccia si fa meno morbida e il fondo alterna detriti e tratti di pendio erboso ormai rarefatto.
Salendo ancora, si raggiunge la zona del colletto occidentale, punto di passaggio che anticipa il grande ripiano superiore della Rocca la Marchisa.
Da qui la struttura della montagna si legge con chiarezza: le due cime emergono distinte, separate ma vicine, come due punti terminali della stessa cresta.
L’ultimo tratto è breve ma più faticoso, su terreno detritico che richiede attenzione nella progressione.
Si raggiunge così il colletto tra le due elevazioni principali, un punto quasi sospeso tra le vallate.
La cima orientale, segnata da una grande croce, e quella occidentale, coronata da un piccolo castello di massi, sono entrambe facilmente accessibili e offrono un panorama ampio e coerente su tutto l’arco delle Cozie, tra Val Varaita e Val Maira.
In estate l’anello tra Cima di Bardia e Monte Peyron da Chianale offre un’escursione d’alta quota che si sviluppa su crinali ampi.
È un itinerario che alterna ambienti erbosi e dorsali aperte, sempre con lo sguardo rivolto al grande bacino di Pontechianale e alle cime che chiudono la Val Varaita.
La partenza avviene da Chianale, uno dei villaggi più alti della valle. Da qui si imbocca il sentiero che risale il versante con un lungo traverso nel bosco di larici, un tratto iniziale piacevole che sale gradualmente.
Il percorso raggiunge così il laghetto di Torrette, piccolo specchio d’acqua incastonato nel bosco, prima di proseguire verso il Colle del Rastel, a circa 2.372 metri.
In questo tratto l’ambiente si apre progressivamente man mano che si guadagna quota, fino a lasciare spazio alle prime visuali più ampie sulla valle.
Dal colle, ci si dirige verso il Monte Peyron, che si raggiunge rapidamente seguendo il crinale in direzione sud.
Il terreno è comodo e intuitivo, e in breve si arriva alla cima, segnata da una croce posizionata su uno sperone panoramico che domina in modo diretto la diga di Pontechianale.
Rientrati al Colle del Rastel, si può abbinare anche la salita alla vicina Cima di Bardia.
Qui si abbandona il comfort del sentiero per entrare in un ambiente più libero, dove la progressione avviene lungo la dorsale est senza una traccia continua.
Si segue il filo del crinale oppure i pendii erbosi poco sotto, sempre su pendenze regolari che non presentano difficoltà tecniche rilevanti.
Man mano che si sale, il terreno si fa più aperto e progressivamente più detritico, con la sensazione di muoversi su una lunga cresta sospesa tra due vallate.
Intorno ai 2.800 metri si incontra un evidente punto di passaggio segnato su un masso, dove si stacca anche una direttrice più diretta verso Chianale.
È qui che il percorso presenta il tratto leggermente più delicato.
Un breve passaggio su zolle e roccette compatte, di pochi metri, che richiede attenzione soprattutto in discesa.
Superato questo punto, la salita riprende in modo più lineare lungo il crestone finale, dove la vegetazione lascia definitivamente spazio al pietrame.
La progressione è ormai diretta verso la cima, che si raggiunge a 2.870 metri, in corrispondenza della croce di vetta.
La vista è ampia e continua, con lo sguardo che spazia sulle grandi cime della Val Varaita e sulle creste di confine.
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