Piemonte, Valle Gesso: 4 itinerari panoramici sulle Alpi Marittime

Quattro itinerari per esplorare la Valle Gesso a passo lento, tra salite panoramiche, traversate d’alta quota e facili escursioni verso rifugi e altipiani. Un viaggio tra acqua, roccia e grandi scenari alpini nel cuore delle Alpi Marittime

16 aprile 2026 - 10:04

Valle Gesso, 4 trekking sulle Alpi Marittime da fare in primavera

In Valle Gesso, nelle Alpi Marittime, l’acqua disegna paesaggi spettacolari, i boschi lasciano spazio a grandi altipiani e le cime rocciose dominano scenari tutti da esplorare.

La valle è una delle mete più interessanti per chi ama il trekking in Piemonte.

Ecco quattro itinerari tra montagne, rifugi e panorami.

1 – Cima del Chiapous, natura selvaggia

Questo itinerario si sviluppa nel cuore selvaggio delle Alpi Marittime.

Il punto di partenza è il Rifugio Genova, a 2015 metri di quota, raggiungibile dal Lago della Rovina con un avvicinamento di circa un’ora e mezza.

Fin dai primi passi si entra in un ambiente d’alta montagna segnato dalla presenza dell’acqua e delle grandi opere idroelettriche, che qui convivono con paesaggi di sorprendente imponenza.

Dal rifugio si torna inizialmente sui propri passi lungo il tracciato di accesso, costeggiando il vasto bacino del Chiotàs.

Raggiunta la strada asfaltata di servizio – interdetta al traffico privato – si prosegue verso sinistra.

In leggera salita si attraversa un breve tunnel e passando ai piedi della diga minore di Colle Laura.

Il percorso continua a mezzacosta su pendii detritici molto ripidi, fino a raggiungere l’imponente coronamento della diga del Chiotàs, punto panoramico di grande impatto.

Da un lato si apre il severo anfiteatro del Circo del Bròcan, dall’altro una profonda gola rocciosa incisa dalla strada di servizio che scende verso il Lago della Rovina.

Oltre la diga si imbocca una vecchia pista di cantiere, ormai in parte inghiottita dalla vegetazione, che si raccorda con un’antica mulattiera di caccia.

Questo storico tracciato, un tempo utilizzato anche prima della costruzione dell’attuale invaso, prende quota con una lunga sequenza di tornanti regolari sulle pendici erbose della Rocca Barbis.

La salita è progressiva e mai eccessivamente ripida, ma costante: si entra così nel Vallone del Chiapous, dove il terreno alterna tratti prativi a zone più detritiche.

Man mano che si guadagna quota, lo sguardo si amplia sulla conca del Chiotàs e sulle cime che la circondano.

Più in alto, la mulattiera taglia il vallone e si avvicina alle pareti scure che sostengono l’altopiano del Baus, quindi risale un pendio erboso più sostenuto fino alla testata del vallone.

Qui il paesaggio cambia bruscamente: una vasta pietraia domina la scena, incorniciata dalla mole del Monte Stella a sinistra e dalla più modesta ma elegante Cima del Chiapous sulla destra.

Con andamento ormai più dolce si raggiunge il Colle del Chiapous, a 2526 metri, riconoscibile anche per la presenza di un vecchio ricovero militare in rovina.

Dal colle si prosegue senza un vero sentiero marcato, attraversando la pietraia che occupa la parte alta del vallone. L’orientamento resta comunque intuitivo, aiutato da sporadici ometti in pietra.

Superata una piccola conca spesso asciutta, si risale una modesta dorsale morenica fino a raggiungere un laghetto incastonato tra le pendici della Rocca Barbis.

Da qui inizia la parte più impegnativa: si risale diagonalmente una distesa di detriti verso sinistra, si supera un breve tratto di roccette e si affronta infine il pendio erboso finale, ripido ma privo di difficoltà tecniche.

Aggirando le ultime rocce sulla sinistra si guadagna la vetta della Cima del Chiapous (2805 m), segnalata da un grande ometto.

Il panorama è ampio e spettacolare: spiccano da vicino il Monte Stella e il Vallone di Lourousa.

Più lontano emergono il Gruppo dell’Asta, la Cima dell’Oriol e, alle spalle, oltre il Vallone della Rovina, la massiccia presenza del Gelàs.

La discesa avviene lungo lo stesso itinerario e richiede meno tempo, circa un’ora e tre quarti. Nel complesso l’escursione si sviluppa in poco più di quattro ore, con un dislivello di circa 800 metri, al netto dell’avvicinamento al rifugio.

La difficoltà è classificata come EE.

Il percorso non presenta passaggi tecnici, ma richiede buon allenamento, passo sicuro e familiarità con terreni detritici, soprattutto nell’ultimo tratto.

Il periodo migliore va da luglio a ottobre, quando l’itinerario è generalmente libero da neve.

Si tratta di una salita appagante e relativamente accessibile per escursionisti esperti.

_Il trekking per salire al Rifugio Genova e al Lago del Chiotas

2 – Traversata di Fenestrelle, vista sui ghiacciai

La Traversata di Fenestrelle è un itinerario classico e molto appagante nelle Alpi Marittime.

Ideale per chi cerca una lunga escursione panoramica senza difficoltà tecniche rilevanti.

Il punto di partenza è il Rifugio Soria-Ellena, a 1840 metri, raggiungibile da San Giacomo di Entracque con un avvicinamento di circa un’ora e quarantacinque minuti.

Dal rifugio si scende dolcemente verso il Piano del Praièt, un ampio pianoro pascolivo che introduce subito a un ambiente aperto e luminoso.

Dopo pochi minuti lungo la mulattiera principale, in direzione di valle, si incontra un bivio ben segnalato: qui si abbandona il tracciato più evidente per imboccare sulla sinistra il percorso che risale il Vallone di Fenestrelle.

Il sentiero, inizialmente poco marcato, prende forma poco oltre i resti del Gias Alvè e comincia a guadagnare quota con regolarità.

La salita si sviluppa su pendii erbosi molto ampi, sempre sul lato destro idrografico del vallone, con una serie di tornanti ben disegnati che permettono di salire senza strappi.

Superato un dosso centrale, si raggiunge un primo ripiano dove si trovano i ruderi del Gias Balmetta, testimonianza dell’antico utilizzo pastorale della zona.

Da qui il percorso alterna brevi tratti più sostenuti ad altri più dolci, fino a raggiungere una sella poco evidente ai piedi della Punta delle Lobbie.

Poco prima della sella si stacca una traccia secondaria che porta ai resti del Gias Confurri.

Conviene deviare per una breve ma interessante salita alla vicina Punta delle Lobbie.

La cima si raggiunge in pochi minuti, risalendo un pendio erboso piuttosto ripido e un breve tratto detritico.

Dalla vetta lo sguardo abbraccia il massiccio del Gelàs, il Colle di Finestra e il selvaggio Roc di Fenestrelle, offrendo un’anteprima dei paesaggi che accompagneranno il resto dell’escursione.

Rientrati sul percorso principale, si prosegue su terreno aperto e ondulato fino a una conca che, a inizio stagione, ospita un piccolo lago effimero noto come Lagarot di Fenestrelle.

Nelle giornate limpide, le sue acque riflettono i ghiacciai del Gelàs creando scorci particolarmente suggestivi.

Poco oltre si raggiunge un poggio panoramico con i ruderi del Ricovero Fenestrelle, antica struttura militare oggi in stato di abbandono.

Una breve discesa introduce nell’ultimo valloncello detritico, che conduce con pochi tornanti al Colle di Fenestrelle, a 2463 metri.

Il valico si apre tra il Roc di Fenestrelle e la Punta omonima, regalando una vista ampia e spettacolare.

Da un lato il versante settentrionale del Gelàs, dall’altro la possente Serra dell’Argentera con i laghi del Chiotàs e del Bròcan ben visibili più in basso.

Dal colle si cambia versante e si entra in un ambiente più severo e minerale.

Il sentiero attraversa una valletta detritica con andamento quasi pianeggiante, tra pozze spesso asciutte, per poi scendere brevemente tra grandi massi e risalire a un piccolo colletto che permette di aggirare una dorsale.

Da qui inizia un lungo traverso a mezzacosta sotto le pareti del Caire e della Punta Ciamberline, con continui saliscendi ma senza difficoltà particolari.

La discesa vera e propria avviene con una lunga serie di tornanti che portano rapidamente a perdere quota fino ai pressi delle Rocce di Laura, da cui si gode una splendida vista aerea sui bacini del Chiotàs e del Bròcan.

Raggiunto il fondovalle, si incontra la pista sterrata che costeggia il lago artificiale del Chiotàs.

Seguendola verso sinistra, con andamento ondulato, si arriva in breve al Rifugio Genova, posto in posizione dominante sopra i due specchi d’acqua.

Nel complesso, la traversata richiede circa tre ore di cammino effettivo, con un dislivello attorno ai 700 metri, escludendo gli avvicinamenti ai rifugi.

La difficoltà è escursionistica (E), grazie alle pendenze sempre regolari della vecchia mulattiera, che rende la salita progressiva e mai eccessivamente faticosa.

Il periodo ideale va da luglio a ottobre, anche se a inizio stagione è possibile incontrare residui nevosi sul versante della Rovina.

_Il sito ufficiale del Rifugio Soria

3 – Escursione al Piano del Valasco, il rifugio sotto le montagne

L’escursione al Piano del Valasco è una delle più classiche e frequentate della Valle Gesso.

Un itinerario che unisce facilità di percorrenza e grande ricchezza paesaggistica, fino a raggiungere uno degli altopiani più suggestivi delle Alpi Marittime.

Il punto di partenza si trova nei pressi delle Terme di Valdieri, a 1368 metri, dove si lascia l’auto nel parcheggio all’imbocco del Vallone del Valasco.

Dai pressi del parcheggio si imbocca subito la rotabile sterrata di origine militare che risale il vallone con pendenza regolare.

Dopo un primo tratto tranquillo, si incontra un tornante che segna l’inizio della salita più decisa lungo le pendici del Monte Matto.

Qui conviene abbandonare la strada principale.

Si segue la vecchia mulattiera segnalata, che si sviluppa più a diretto contatto con l’ambiente naturale, costeggiando il Rio del Valasco all’interno di un bosco fitto.

Il sentiero alterna tratti ombrosi a passaggi più aperti, incrociando più volte la rotabile e attraversando diversi piccoli corsi d’acqua che scendono dai versanti laterali.

Con un breve tratto su sentiero sistemato si torna definitivamente sulla carrareccia, si supera un piccolo rio e si affronta l’ultimo tornante che conduce all’ingresso del Piano del Valasco.

L’arrivo è improvviso e scenografico.

Il vallone si apre in un’ampia distesa pianeggiante, a 1763 metri, attraversata dal torrente che forma suggestive cascate proprio all’orlo del pianoro.

Qui il paesaggio cambia completamente: i boschi lasciano spazio a un ambiente aperto e luminoso, con ampi prati, acqua che scorre lenta e un anfiteatro di montagne rocciose che chiude l’orizzonte.

Seguendo la comoda pista che attraversa il pianoro, si raggiunge in pochi minuti l’edificio della ex Casa Reale di Caccia, oggi trasformato nel Rifugio Valasco.

La struttura è legata alla figura di Vittorio Emanuele II.

Conserva un fascino storico particolare e si inserisce perfettamente in questo contesto di grande equilibrio tra natura e presenza umana.

Dall’altopiano lo sguardo si alza verso alcune delle cime più imponenti della zona, tra cui la Testa del Claus, la Testa del Malinvern, le Cime di Valrossa e il Monte Matto, che dominano la conca con pareti severe e spettacolari.

L’atmosfera è quella tipica degli altipiani alpini: ampia, ariosa, quasi sospesa.

Il ritorno avviene lungo lo stesso itinerario e risulta rapido, grazie alla pendenza favorevole.

Nel complesso l’escursione richiede circa due ore tra andata e ritorno, con un dislivello contenuto di circa 400 metri.

La difficoltà è escursionistica.

_Il sito ufficiale del Rifugio Valasco

4 – Salita al Rifugio Livio Bianco, foreste millenarie

La salita al Rifugio Livio Bianco è un itinerario classico delle Alpi Marittime.

Il punto di partenza è Sant’Anna di Valdieri, a 978 metri, piccolo nucleo alpino da cui si imbocca il sentiero che si stacca accanto al rifugio Balma Meris.

Fin dai primi metri il tracciato prende quota con decisione, risalendo il versante alle spalle dell’abitato tra faggi e castagni.

La salita è inizialmente sostenuta e si sviluppa lungo la sinistra idrografica del Rio Meris, mantenendosi sempre nel bosco.

L’ambiente è ombroso e fresco, ideale nelle giornate più calde, e conserva un carattere ancora piuttosto selvatico.

Guadagnando quota si incontrano i primi segni della presenza umana legata alla montagna.

I Tetti Biaisa e, poco oltre, i Tetti Paladin, antichi nuclei pastorali che raccontano la storia di queste valli.

Superate queste costruzioni, la pendenza si attenua e il sentiero conduce all’ampio pianoro del Gias del Prato, una zona aperta e luminosa dove il paesaggio si fa più disteso.

Tra i massi, sulla destra, sgorga una sorgente d’acqua limpida, utile punto di sosta lungo la salita.

Attraversato il pianoro, il percorso aggira il costolone settentrionale della Punta Meris.

Si sviluppa con un lungo traverso che taglia un pendio più aspro e detritico, legato alle strutture geologiche del Vintabren.

Qui il panorama inizia ad aprirsi, lasciando intravedere le quote superiori e anticipando l’ambiente d’alta montagna.

Si raggiunge così un secondo ripiano, dove sorgono le Case Reali del Chiot, testimonianza storica legata alla frequentazione sabauda della zona.

Da questo punto il sentiero cambia nuovamente carattere: la salita diventa più dolce e segue la scarpata lungo cui scorre l’emissario del lago soprastante.

Con un ultimo tornante, il tracciato si affaccia finalmente sulla conca del Lago Sottano della Sella, a 1882 metri, uno specchio d’acqua incastonato tra pendii erbosi e detriti.

Attraversato il piccolo emissario del lago, basta ancora qualche minuto di cammino verso sinistra per raggiungere il Rifugio Livio Bianco, posto a 1910 metri in posizione panoramica e tranquilla.

L’escursione richiede mediamente tra le due ore e mezza e le tre ore di salita, con uno sviluppo regolare e senza difficoltà tecniche. i.

_Il sito ufficiale del Rifugio Livio Bianco

 

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