Ambiente, clima e pandemie: qualche riflessione tra Economia Circolare e COVID 19

La Fondazione Ellen MacArthur, da molti anni impegnata nell'affermare la necessità di una transizione verso un'economia circolare, ha di recente pubblicato un report su economia circolare e Covid 19 dove fornisce spunti per uscire dalla crisi pandemica rimodulando l'economia da lineare in circolare.

17 marzo 2021 - 13:54

Lo sviluppo, la pandemia e l’economia circolare: la ripartenza

La Pandemia e i diversi lock-down hanno rivelato quanto il nostro sistema sia esposto a rischi, dando avvio ad una delle più gravi crisi economiche in quasi un secolo.

Ora, è stato messo a disposizione molto denaro per ripartire e i governi dovranno impegnarsi per dare avvio ad una nuova epoca di sviluppo, dove l’economia circolare giocherà un ruolo fondamentale.

La Fondazione Ellen MacArthur, da molti anni impegnata nell’affermazione dell’economica circolare, ha individuato 5 settori chiave su cui investire:

  • edilizia e costruzioni
  • imballaggi in plastica
  • mobilità
  • tessile e moda
  • agricoltura e produzione di cibo

Il mondo è di fronte ad una crisi senza uguali che mette in luce il respiro corto del nostro attuale sistema.

In pochissimi mesi la Pandemia ha interrotto i movimenti di milioni di persone, impattando sul lavoro e sulla vita, distruggendo catene produttive e costringendo l’economia a fermarsi.

Tutto questo ha evidenziato la nostra scarsa capacità di contenere ed adattarci ai rischi sistemici legati ad una pandemia in un mondo altamente interconnesso e basato su flussi globali rapidi e senza frontiere per persone, merci e informazioni.

Ancora più importante, la pandemia ha messo in luce i limiti del nostro sistema economico basato sul modello lineare, che estrae risorse e crea rifiuti per produrre beni, creando degrado ambientale, cambiamento del clima, perdita di biodiversità e varie altre forme di inquinamento.

L’analisi della Fondazione Ellen MacArthur

La Fondazione Ellen MacArthur ritiene che per uscire dalla crisi post pandemica sia necessario indirizzare gli investimenti nei cinque settori chiave sopra richiamati, che si mostrano più pronti a cogliere la sfida dell’economia circolare e in grado di rispondere sia agli obiettivi di resilienza e rigenerazione a breve e a lungo termine sia del settore pubblico che privato.

La Fondazione prevede, per ogni investimento in circolarità due diversi piani; il primo si sviluppa nell’ottimizzare l’uso di risorse, materiali e nutrienti, il secondo presenta il modo per garantire che i materiali e le sostanze nutritive possano essere rimesse in circolare per mantenere il loro valore, come richiesto dall’economia rigenerativa.

Insieme, le due opportunità rendono il sistema efficace, fornendo valore aggiunto alle imprese, riducendo l’esposizione alla volatilità dei prezzi delle risorse e agli shock dell’offerta e migliorano, al tempo stesso, l’accesso della società civile a prodotti e servizi di alta qualità, convenienti e sicuri.

La Fondazione sottolinea come la transizione all’economia circolare non rappresenti solo un vantaggio economico ma anche ambientale, infatti, il sistema circolare prevede un percorso verso l’ottimizzazione dell’uso delle risorse, che tiene in considerazione la produzione di rifiuti e le varie forme di inquinamento che scaturiscono dai processi di produzione.

Inoltre, nella pubblicazione si riconosce un fondamentale ruolo al design come prerequisito essenziale per realizzare un’economia basata sul modello circolare che, in combinazione con tendenze come la digitalizzazione e la decarbonizzazione, diviene trasversale per tutti i settori economici.

Le peculiarità dei 5 settori strategici dello sviluppo

Si potrebbe obiettare che esistono numerose altre opportunità di investimento per creare un’economia circolare, ma la Fondazione ha selezionato questi 5 settori, ritenendoli “strategici”, in considerazione della loro capacità di:

– generare soluzioni alle sfide fondamentali create dalla pandemia (ad esempio aumentando la resilienza e consentendo l’accesso a beni vitali)
– soddisfare le priorità governative per la ripresa economica (ad esempio stimolare l’innovazione, creare posti di lavoro, raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile posti dalle NU e gli obiettivi climatici)
– offrire un potenziale di crescita per l’economia circolare (guidato, ad esempio, da innovazione, politiche e preferenze dei clienti)
– contribuire a ridurre il rischio di shock futuri (ad esempio quelli relativi ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità).

Il Covid 19 ha mostrato, a livello globale, la vulnerabilità del sistema nel proteggere l’ambiente, la salute e l’economia, ora, sono molte le voci provenienti da rappresentanti dei governi, delle imprese e della società civile che chiedono una risposta alla crisi pandemia di tipo inclusivo e che non distolga l’attenzione da altre sfide globali.

Questi appelli sono cruciali in questo momento, poiché gli investimenti e le azioni politiche, che si metteranno in campo, determineranno la direzione della ripresa economica sia nel breve che nel lungo termine.

Ora con circa 10 trilioni di dollari messi a disposizione dai governi di tutto il mondo, c’è un’opportunità senza precedenti di superare la vecchia economia basata sui combustibili fossili e trovare un nuovo equilibrio orientato ad un’economia rigenerativa e sostenibile.

La ripartenza in Europa

In Europa, ad esempio, un’alleanza rappresentata da politici, imprenditori, eurodeputati e ambientalisti chiede che gli investimenti per la ripartenza siano diretti alla formazione di un “nuovo modello economico europeo: più resiliente, più protettivo, più sovrano e più inclusivo”.

La presidentessa della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, ha presentato la visione della nuova Europa sottolineando la necessità di fare un salto in avanti e non indietro.

Il nostro continente dovrà divenire più resiliente, più verde e più digitale.

Al centro di questa trasformazione, ci sarà il Green Deal europeo e la doppia transizione verso la digitalizzazione e la decarbonizzazione.

L’economia circolare si presenta come parte integrante di questa strategia europea del cambiamento.

I responsabili politici, i CEO delle imprese ma anche altri personaggi influenti stanno mobilitando le imprese e i governi di tutto il mondo per camminare uniti verso una ripresa resiliente in cui l’economia circolare costituisca sia tra le risposte all’impatto economico della pandemia.

La ripresa economica richiederà il ripensamento, il ripristino e la ri-progettazione dell’intera economia, ci sono in gioco moltissimi soldi, ma la questione fondamentale è capire come e dove questi fondi saranno allocati.

Stimolare un cambiamento di sistema che crei resilienza a lungo termine, lavorare per impedire alle economie di collassare, preservare posti di lavoro e reddito, e sostenere allo stesso tempo una transizione verso un’economia dinamica, prospera e a basse emissioni di carbonio, è la sfida chiave del momento.

 

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