Greenpeace e PFC: passi avanti per un Made in Italy sostenibile

18 marzo 2020 - 3:18

Ormai è noto, membrane e tessuti trattati con l’utilizzo di composti chimici PFC, sia a catena lunga che a catena corta, sono stati dichiarati tossici e cancerogeni.

I maggior brand internazionali nella produzione di abbigliamento sportivo e attrezzature outdoor scelgono il tipo di fornitore con cui entrare in commercio ed esercitare il controllo sull’uso dei composti chimici nei processi produttivi e negli articoli di consumo. Alcuni di questi fornitori si sono però dimostrati ancora più lungimiranti, adottando loro stessi l’impegno Detox di Greenpeace… La moda italiana è sempre più attenta all’ambiente!

Greenpeace sta portando avanti una campagna che coinvolge anche il settore outdoor, la rinuncia all’utilizzo delle sostanze tossiche da tutti i prodotti tessili è l’obiettivo che si vuole raggiungere, anche attraverso l’invito rivolto alle aziende ad adottare soluzioni sempre più ecologiche e sostenibili.

L’Italia non ne resta fuori, il Made in Italy è diventato un vero e proprio brand anche nel settore della moda sportiva e dell’abbigliamento tecnico, la qualità che caratterizza le eccellenze artigianali e industriali italiane legate al comparto del tessile si fregiano di riconoscimenti in tutto il mondo. “Fatto in Italia!” A pronunciarlo con orgoglio sono i brand internazionali perché creatività, affidabilità, fantasia e originalità del design fanno parte del nostro DNA. Siamo i primi della classe o giù di li!

Ma un tessuto Made in Italy non deve essere solo bello, deve nascere da processi rispettosi dell’ambiente e delle persone, e la centralità della nostra industria tessile in ambito internazionale valorizza ancora più la notizia di questi giorni: venti aziende di Prato, che rappresentano il più grande distretto tessile d’Europa, hanno sottoscritto l’impegno Detox, lo standard più elevato per una produzione senza sostanze tossiche nel settore della moda e dell’abbigliamento.

Questo vuol dire che per la prima volta intere filiere produttive s’impegnano fisicamente e finanziariamente a mettere in pratica lo standard della campagna di Greenpeace – anche i progressi dell’industria chimica prevedano la completa eliminazione di tutti i perfluorurati e polifluorurati – segno inequivocabile del fatto che una produzione senza l’uso di sostanze tossiche è possibile.

L’accordo di Prato prevede l’eliminazione delle sostanze tossiche prodotte ogni anno da 4.500 tonnellate di filati, 4 milioni e 500 mila metri di tessuti, 1.800 tonnellate di materie prime tessili, 3.700 tonnellate di filati tinti, 8 milioni e 800 mila metri di tessuti tinti, 3.200 tonnellate di formulazioni chimiche prodotte per l’industria tessile.

La scelta delle aziende di Prato a rinunciare all’utilizzo di numerosi gruppi di sostanze chimiche, compresi i PFC, potrà incoraggiare sempre più marchi del settore tessile e della moda a sottoscrivere la campagna Detox di Greenpeace.

Queste aziende hanno annunciato, attraverso la pubblicazione di un piano operativo di Confindustria Toscana Nord, l’impegno di eliminare tutte le sostanze tossiche entro il 2020, fissando delle tappe intermedie: ad esempio i PFC, i composti poli- e perfluorurati utilizzati abitualmente nella produzione di abbigliamento ed equipaggiamento outdoor, non saranno più utilizzati dall’estate 2016. Questa è la lista delle aziende di Confindustria Toscana Nord che hanno sottoscritto l’impegno Detox

Il distretto pratese, che rappresenta circa il 3 per cento della produzione tessile europea, si aggiunge pertanto altre aziende italiane che hanno sottoscritto l’impegno Detox: Mario Riva, Besani Srl, Italdenim SpA, Miroglio SpA, Tessitura Attilio Imperiali SpA, Zip Gdf SpA. Queste aziende e il sostegno di Confidustria Toscana Nord ci confermano si può produrre senza inquinare.

“MODA E AMBIENTE: LE AZIENDE TESSILI DI PRATO AL FIANCO DI GREENPEACE”

Anche noi possiamo fare la nostra parte

La filiera che porta alla realizzazione dell’abbigliamento sportivo è fatta di tanti livelli e attori che vanno a toccare anche l’industria chimica e l’industria tessile. In quanti però si sono domandati chi sia l’interprete principale di certe scelte se non l’utente finale: lo sportivo può dettare le regole sul processo di sviluppo dei prodotti outdoor indossando giacche, pantaloni e indumenti con caratteristiche altamente performanti e trattati con prodotti privi di PFC. L’escursionista, come anche il biker – e più in generale gli amanti dello sport e della natura – hanno la forza d’intervenire nel cambiamento, influenzando attraverso le loro scelte “al dettaglio” il processo di sviluppo dei prodotti realizzati dai leader mondiali del settore outdoor.

Le persone che hanno a cuore l’ambiente e fanno uso di capi tecnici per muoversi nella natura, possono dire la loro per rendere più ecologica la filiera produttiva che rifornisce i più grandi marchi globali secondo gli standard più elevati del settore tessile. Naturalmente, come è spiegato nell’articolo Noi che amiamo l’ambiente lo stiamo rovinando? Diciamo NO ai PFC  per i brand di abbigliamento sportivo che annoverano capi molto tecnici, come giacche e pantaloni da montagna, non è semplice scendere a “compromessi” con i loro fans che abbisognano di prodotti altamente performanti, capaci di garantire buone prestazioni nel campo della traspirabilità, idrorepellenza, resistenza allo sporco e al vento, nonché in termini di durabilità in ambienti difficili. In questo caso i tempi saranno più lunghi, proiettati verso il 2020 e comunque verso processi d’avanguardia nella difesa dell’ambiente e produzione di etichette che siano funzionali e che rispondano all’idea di sostenibilità.

 

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