Montagna e turismo: non di solo sci si vive!

26 novembre 2020 - 16:08

Questo Natale lo ricorderemo a lungo, le vacanze che accompagnano queste festività saranno necessariamente molto diverse.

Impossibili i cenoni della vigilia e i pranzi del 25 dicembre con intere famiglie che si riuniscono, magari una sola volta all’anno.

Molto difficile sciare e frequentare i rifugi e le baite, gli impianti di risalita e le piste da sci saranno chiuse quasi sicuramente almeno fino al 6 gennaio.

Lo ha confermato il Presidente del Consiglio nel corso di diverse interviste, gli ha fatto eco il Ministro della Salute Roberto Speranza: troppo pericoloso far riaprire impianti e comprensori, si rischia di commettere lo stesso errore fatto in agosto con il via libera alle discoteche.

I gestori degli impianti e le località di montagna ripetono di aver studiato protocolli di sicurezza e che sciare non è un’attività a rischio. Tutto vero, lo dice anche il Governo e il Comitato Tecnico Scientifico, che infatti non si preoccupano tanto delle discese con gli sci, quanto di tutto il contorno.

I noleggi sci, le code per lo skipass, le funivie, le baite e rifugi e tutte le attività che ruotano intorno la mondo dello sci.

In quelle circostanze il rischio contagio è molto elevato, non c’è protocollo che tenga. La scelta sembra obbligata per l’Italia e per altri paesi europei, come Francia e Germania.

Si cerca un’intesa a livello europeo per evitare una concorrenza sleale tra località di montagna, in nazioni diverse ma distanti poche decine di chilometri.

Oltre al danno dei mancati guadagni ci sarebbe la beffa dei contagi di ritorno, ovvero di quegli italiani che all’estero andrebbero a sciare, contagiandosi e portando il virus nei confini nazionali.

Per questo ancora non c’è una posizione ufficiale del Governo, né una comunicazione chiara, sui tavoli europei si sta cercando l’accordo, ma la strada è in salita. La Svizzera ha già comunicato le date di apertura della stagione sciistica, una decisione che rischia di far saltare le trattative, portando gli Stati a muoversi in ordine sparso.

 

Questione montagna e spostamenti tra regioni

Non solo sci e impianti, l’altra questione sul tavolo è lo spostamento tra regioni e la possibilità di raggiungere le seconde case e le località di montagna. Gli ultimi dati dell’epidemia mostrano una tendenza al miglioramento, verso metà dicembre la maggior parte del territorio italiano si potrebbe trovare in zona gialla.

Secondo le attuali normative questo significherebbe la libera circolazione tra regioni. Il Governo però vorrebbe introdurre dei limiti ad hoc, tutto dipenderà dai prossimi dati.

Da una parte, pur con impianti e piste chiuse, si vorrebbe consentire la frequentazione della montagna, cercando in parte di mitigare la congiuntura economica per le località montane. Dall’altro lato c’è il timore di dare il via ad una terza ondata, o meglio alla ripresa della seconda ancora in corso.

Infatti, ancora oggi siamo tra i 25 e i 30 mila nuovi contagi al giorno, con un numero di vittime che sono nell’ordine delle centinaia, numeri enormi e molto distanti dalla situazione di agosto, in cui avevamo in media mille nuovi contagi al giorno.

Numeri che richiedono cautela nelle scelte. La soluzione sarà a metà strada, si consentiranno spostamenti verso le seconde case e le località di montagna, ma rimarrà il coprifuoco dopo le ore 22 e la chiusura serale di bar e ristoranti.  Le regioni che rimarranno invece in zona arancione saranno sottoposte a misure ancora più restrittive.

 

La montagna però non è solo sci ed impianti

Il turismo lento potrebbe salvare l’inverno come in parte è già avvenuto in estate. La montagna infatti non è solo sci e impianti di risalita, anzi negli ultimi anni lo è sempre meno.

Da una parte il cambiamento climatico, con un calo consistente delle nevicate, dall’altro le nuove abitudini degli italiani, stanno avvicinando il turismo invernale ad altre attività outdoor.

Le ciaspole, i trekking sulla neve e lo sci di fondo sono discipline che ogni anno vedono aumentare i partecipanti in modo esponenziale.

Il contatto con la natura, la possibilità di scoprire località montane lontane dai grandi flussi turistici, la ricerca del benessere psicofisico sono tra le principali motivazioni di chi decide di passare le vacanze invernali a passo lento.

Lo sci ha sempre meno appeal verso i giovani, un po’ per i costi e un po’ per una nuova consapevolezza ambientale che vede nell’innevamento artificiale l’ennesima fonte di inquinamento e aggressione all’ambiente.

Questo cambiamento potrebbe accelerare in questo prossimo inverno, infatti se il Governo dovesse consentire lo spostamento verso le seconde case e le località montane, molte persone potrebbero decidere di vivere la montagna in modo diverso.

Una buona notizia per tutte le località alpine e dell’Appennino che potrebbero avere comunque delle presenze turistiche e testare nuove forme di turismo sostenibile che diventeranno preponderanti nei prossimi anni.

Solo i comprensori sciistici ad alta quota possono ancora avere buone nevicate, ma anche in queste aree ormai senza innevamento artificiale lo sci sarebbe impraticabile.

In appennino invece le grandi nevicate sono evento raro, le località con impianti di risalita operativi sono poche, qualche chilometro di piste c’è sul Terminillo, a Roccaraso, sull’Abetone, nell’Alto Sangro, sul Cimone e in poche altri luoghi. Tutti piccoli comprensori, in difficoltà economica.

Il trekking, le ciaspole e il turismo lento invernale possono essere praticati su tutto l’arco alpino e lungo l’intera dorsale appenninica, sono molte le località che possono offrire agli amanti dell’outdoor territori ricchi di natura, itinerari e tradizioni.

Magari a pochi chilometri da casa, senza bisogno di lasciare la propria regione, insomma un turismo invernale di prossimità che potrebbe far fiorire una nuova economia delle aree interne.

Un anno difficile, tanto vale provare a cambiare

Dopo aver colpito il turismo estivo, la pandemia fa sentire tutto il suo peso anche sull’inverno, che speriamo sia l’ultimo con queste restrizioni.

È giunto il momento di provare davvero a cambiare le cose, anche i grandi comprensori sciistici purtroppo non possono ignorare le tendenze del cambiamento climatico in atto.

Le nevicate saranno sempre più scarse, l’innevamento artificiale non potrà compensare l’assenza di precipitazioni e se si vuole preservare il turismo invernale bisogna puntare su altro.

Gli esempi virtuosi non mancano, ci sono diverse vallate che hanno deciso di non rinnovare e costruire impianti di risalita ma di puntare sul turismo lento, sul trekking, sulle ciaspole e lo sci di fondo.

La Valle Maira è un grande esempio in questo senso, un territorio che attrae d’estate e d’inverno migliaia di turisti dall’Italia e dall’Europa alla ricerca di uno stacco dai ritmi frenetici della vita.

Anche la Val di Sole ha seguito lo stesso esempio, luoghi che si sono attrezzati per rispondere a tutti coloro che cercano luoghi in cui ritemprarsi e dedicarsi alle attività outdoor per recuperare energie fisiche e mentali. Un’esigenza attuale che, dopo un lungo 2020 di pandemia, sarà ancora più forte.

Nel 2021 dovrebbero arrivare i primi fondi del piano Next Generation EU, un grosso investimento di tutta l’Unione Europea che non dovrà essere impiegato in interventi frammentari e di breve periodo, ma dovrà essere la spina dorsale di un cambiamento profondo del nostro paese, anche nel turismo e nei viaggi.

Clima, ambiente, turismo sostenibile dovranno essere le parole chiave di questa trasformazione che potrebbe far ritornare l’Italia di nuovo ai vertici del turismo mondiale, un nuovo turismo rispettoso del nostro straordinario patrimonio ambientale e culturale.

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