L’importanza dei sentieri e della rete escursionistica

19 marzo 2020 - 15:40

Sentieri: siamo sempre pronti a recriminare quando una pista è impercorribile o i segnavia non sono ben visibili, in pochi però si rendono conto delle difficoltà oggettive per mantenere puliti e praticabili i sentieri.

In tempi passati la gente viaggiava a piedi, a dorso di mulo o a cavallo, tra mille difficoltà, pericoli e privazioni, lungo sentieri e strade tortuose, raramente selciate, con accentuati dislivelli in prossimità dei passi, niente a che vedere con l’invidiabile rete stradale di oggi.

Così invidiabile che per trovare il verso significato delle parole “sentiero” e “mulattiera” dobbiamo consultare niente po’ po’ di meno che il Codice della Strada.

Proprio così!

L’unica definizione giuridica di sentiero si trova all’articolo 3 (Definizioni stradali e di traffico), comma primo, n. 48, che lo definisce: “Sentiero (o mulattiera o tratturo): strada a fondo naturale formatasi per effetto del passaggio di pedoni e di animali”. 

Altre definizioni scaturiscono dalla giurisprudenza:Il sentiero è individuato in quel tracciato che si forma naturalmente e gradualmente per effetto del calpestio continuo e prolungato (Cassazione, maggio 1996, n. 4265), ad opera dell’uomo o degli animali, in un percorso privo di incertezze e ambiguità, riportato nelle mappe catastali (Cassazione, 29 agosto 1998, n. 8633; Cassazione, 21 maggio 1987, n. 4623). In caso di incidenti occorsi sui sentieri la responsabilità giuridica può ricadere sui progettisti, sugli enti gestori, sugli accompagnatori o sui proprietari dei terreni.

Il 31 agosto 2017 è stato proposto un emendamento per la modifica al Codice della Strada con alcune specificazioni che distinguono i sentieri dalle mulattiere (non è introdotta però una specifica definizione di tratturo).

Si precisa infatti che la larghezza del sentiero è tale da permettere il passaggio di una sola persona per volta in uno dei due sensi di marcia (larghezza uguale o inferiore a 1,2 m), La mulattiera è tale da permettere il passaggio di una fila di animali da soma a pieno carico in uno solo dei due sensi di marcia per volta (larghezza uguale o inferiore a 2,5 m).

Insomma, al sentiero in passato non si sono dedicate le debite cure e attenzioni e nel diritto italiano, almeno nella sua accezione di norma scritta, sia nella legislazione nazionale, sia in quella regionale, non si offre alcuna disciplina specifica riguardo la realizzazione e la manutenzione dei sentieri e anche i contributi della dottrina scarseggiano.

Manutenzione dei sentieri: comanda il cuore

La manutenzione e la gestione della rete sentieristica vede il coinvolgimento di diverse realtà guidate da passione e operanti sul territorio in collaborazione con Enti, nonché l’adesione di diverse associazioni – in primis il Club Alpino Italiano e della Federazione Italiana Escursionisti – che si avvalgono dell’apporto diretto dei loro soci per segnare e curare i sentieri. Insomma, da Nord a Sud il colore bianco-rosso è diventato simbolo dell’escursionismo!

Fortunatamente l’opera di volontariato raccoglie sempre più consensi tra i trekker che frequentano l’ampia rete sentieristica.

Associazioni, comitati e gruppi di amici s’incontrano per metter mano agli attrezzi del mestiere – decespugliatori, rastrelli, roncole, motoseghe e pennelli – ma anche per coinvolgere altri conoscenti e renderli partecipi dell’importanza di questo compito.

C’è anche chi ha adottato un sentiero, oppure un tratto d’itinerario, chi spinge all’aggregazione creando un evento significativo e unitario per richiamare l’attenzione dei cittadini e degli amministratori pubblici al valore dei sentieri e delle aree protette per la loro frequentazione, tutela e valorizzazione.

Anche noi possiamo fare la nostra parte per mantenere fruibili i percorsi nella natura seguendo e rispettando i segnavia, evitando scorciatoie e informando i Parchi nazionali e regionali, i gestori dei rifugi e le Sezioni locali del CAI di eventuali danni o problemi lungo i sentieri. Ben vengano tutte le iniziative che portano nuove forze alla causa.

Rispetta la natura: segui i sentieri

Il sentiero a differenza della strada si insinua nel territorio con delicatezza, gli stessi fruitori hanno una velocità di penetrazione diversa, meno invasiva, più rispettosa dell’ambiente. il sentiero rappresenta uno strumento di conoscenza migliore perché il ritmo lento del camminare consente una maggiore percezione di quello che ci circonda, il sentiero addirittura è uno strumento di controllo e presidio del territorio stesso.

Non tutti però la pensano allo stesso modo: ci sono persone che ritengono la rete escursionistica troppo invasiva. In verità nel nostro Paese raramente si può osservare l’immensità e l’armonia degli spazi aperti come succede nei Parchi nazionali americani. Da noi non ci sono veri e propri ambienti wilderness privi di fonti luminose e di opere che riconducono a qualsiasi tipo d’intervento umano, dove è possibile mantenere lo stato d’integrità paesaggistica totale, rinunciando a qualsiasi scelta di sviluppo di tale area che deve restare intatta, intonsa.

L’unica eccezione è rappresentata dalle zone A, ossia le aree a protezione integrale dei nostri Parchi e Riserve naturali, sono però spazi decisamente ridimensionati rispetto alle grandi aree protette degli Stati Uniti.

Insomma, da noi sono rari i luoghi che rispondono al principio della conservazione e al vero significato della parola wilderness, non sinonimo di “natura selvaggia” ma più semplicemente di “luogo naturale”.

Quindi, in Italia i sentieri più che “invadere” la natura diventano uno strumento di controllo e tutela dell’ambiente, infatti la segnaletica invita gli escursionisti a camminare dentro il sentiero e il sentieri contribuiscono a valorizzare e tutelare al tempo stesso l’area che si vuole conoscere.

Ecco perché gli strumenti legati alla rete escursionistica (segnavia, paline, pannelli) si configurano come strategici e risolutivi per invitare gli escursionisti a camminare con la testa e a non prendere scorciatoie che potrebbero offendere l’integrità della natura.

In poche parole, la rete escursionistica mantiene integro il rapporto sinergico escursionismo e tutela della qualità ambientale.

Il sentiero amico dell’economia

Quasi tutti i percorsi discendono da direttrici storiche di collegamento tra paesi, alpeggi e per gli spostamenti lungo le vie del sale; nel tempo però hanno perso il loro scopo originario e oggi le Alpi, gli Appennini e i Parchi hanno ereditato una rete estesissima di percorsi che oltre a rappresentare un vero capolavoro di ingegneria, hanno regalato agli amanti del camminare un numero incalcolabile di sentieri nella natura.

Il recupero di queste antiche vie, oltre ad avere un significato in ambito culturale e toccare la sfera motivazionale ed emozionale dell’escursionista, creano una maggiore interconnessione con il mondo del turismo verde, quindi fungono da volano per gli operatori che lavorano sul territorio (dalle guide alle strutture ricettive).

Quindi, oltre ai temi dell’enogastronomia, dell’artigianato o alle espressioni artistiche locali, le ricadute economiche sul territorio dipendono anche dall’operatività dei parchi, dei rifugi, dei media che diffondono il verbo del “camminare”, insomma, di quel tessuto produttivo e promozionale legato al mondo outdoor che trova nei sentieri il principale attrattore per turisti amanti delle attività all’aria aperta.

Ricordiamoci che l’attività escursionistica è un’importante risorsa economica delle aree rurali e montane.

Una conclusione ineccepibile, ma a questo punto, da un punto di vista pragmatico, non resta che preoccuparci del nostro principale volano… la rete sentieristica.

La rete sentieristica & il Club Alpino

L’interesse degli Enti per lo sviluppo della rete escursionistica è cresciuto in proporzione alla crescita del trekking, una pratica culturale e salutare sempre più diffusa e oggi riconosciuta anche come opportunità importante per la valorizzazione del territorio e delle attività economiche connesse.

Naturalmente non è tutto rose e fiori: ci sono problemi di ordine storico-culturale e di tipo pratico e progettuale, legati alla gestione dei sentieri e alla segnaletica.

In Italia il garante per una gestione oculata di questa risorsa è il Club Alpino Italiano, la più antica e vasta libera associazione nazionale di appassionati di montagna, fondata a Torino nel 1863 per iniziativa di Quintino Sella.

L’esperienza del CAI e la documentazione in merito alla rete sentieristica nazionale messa a disposizione a partire dagli anni ’90, rappresenta un buon punto di partenza per gli operatori turistici e le amministrazioni pubbliche che desiderano migliorare e accrescere la fruibilità a piedi del loro territorio.

La rete curata dal CAI direttamente o in convenzione con altri Enti è stimata oggi in circa 60mila chilometri.

Sentieri: gli errori del passato

Il Club Alpino Italiano è un punto di riferimento importante, anche alla luce degli errori commessi all’inizio degli anni Novanta da Enti di promozione turistica.

La mancanza di competenza ed esperienza determinò la progettazione e realizzazione di itinerari inadeguati al trekking per la mancanza di una segnaletica funzionale e univoca, una ricettività insufficiente e inidonea agli escursionisti, l’assenza della messa in sicurezza dei percorsi, ecc.

Lo stesso adattamento di sentieri nati per il passaggio pedonale in percorsi per la mountain bike o l’ippoturismo è stata in alcuni casi una scelta sbagliata.

Ad esempio, il fondo di un percorso può venire danneggiato dal passaggio dei pneumatici delle mountain bike o dal calpestio degli zoccoli dei cavalli.

Oppure, una ridotta larghezza del sentiero e i tratti acclivi non consentono il passaggio in condizioni di sicurezza di biker ed escursionisti a cavallo.

Le stesse strutture ricettive possono essere inadeguate ad accogliere gli appassionati di queste due attività outdoor: lungo una ippovia il rifugio deve offrire biada e una tettoia ai cavalli per passare la notte e chiunque pedali su due ruote sa che a fine giornata c’è bisogno di una regolare manutenzione della bicicletta; pertanto la struttura che voglia offrire ospitalità ai cicloturisti deve essere provvista di un piccolo spazio riservato all’officina e un locale dove depositare casco e tute infangate.

In Italia, allo stato attuale, non ci sono norme che obbligano il transito delle biciclette o dei cavalli solo su percorsi più larghi, quali carrarecce, tratturi o simili; solo il Trentino ha imposto il passaggio con le biciclette su piste con pendenza moderata (inferiore al 20%), fondo non facilmente erodibile e piste sufficientemente ampie da permettere la presenza contemporanea di escursionisti e ciclisti.

La mancanza di una disciplina specifica per regolarizzare la creazione e manutenzione dei sentieri ha contribuito alla confusione generata dalla duplicazione della segnaletica sullo stesso sentiero, pensata per altre attività outdoor: mtb, ippoturismo, ciaspole e nordic walking.

Se poi ci aggiungiamo il collage di segnalazioni nel passaggio da una regione all’altra (vedi Liguria – Piemonte) la confusione è davvero totale.

Fortunatamente la situazione va migliorando, ma la presenza di una segnaletica non univoca, con l’uso di segnavia diversi nella forma, nei colori e nei numeri, crea non pochi problemi sui sentieri.

Dagli anni Novanta ad oggi

I problemi riportati nel paragrafo precedente sono la conseguenza dell’assenza di una politica nazionale sui sentieri. Solo negli anni ’90, sulla scia del Sentiero Italia si è iniziato a fare un po’ di ordine, uniformando la segnaletica su tutto il territorio nazionale, dalle Alpi agli Appennini, isole comprese.

Nel 1996 la Commissione Centrale per l’Escursionismo del CAI determinò i principi e i criteri cui le Sezioni CAI dovevano attenersi nello svolgimento dei loro compiti legati alla sentieristica!

Nel 2003 il CAI ha pubblicato, nella Collana dei Manuali del CAI, il manuale nr 10 “Catasto dei Sentieri” per offrire degli strumenti finalizzati alla creazione e organizzazione delle reti sentieristiche e in prospettiva alla creazione del catasto nazionale dei sentieri. 

Inoltre, poco più di una decina di anni fa si è avviato un progetto definito REI (Rete Escursionistica Italiana), per sviluppare con progettualità la rete escursionistica su scala provinciale e/o regionale e andare a coprire uniformemente tutto il territorio nazionale.

La tendenza è comunque quella di impegnarsi nel recupero e mantenimento della rete sentieristica esistente attraverso una regolare manutenzione che garantisca nel tempo la percorribilità dei sentieri e solo quando è davvero necessario pensare alla realizzazione di nuovi percorsi, valutando fin dall’inizio la disponibilità di risorse umane e finanziarie per garantirne la fruibilità nel corso degli anni.

Ma come provvedere alla manutenzione dei sentieri? Diciamo da subito che dovrebbe essere un onere di tutti gli amanti dell’escursionismo dedicare parte del proprio tempo libero alla manutenzione della rete sentieristica e alla pulizia di tratti di mulattiere, piste e fiumi.

Non solo: portare a valle i rifiuti, asportare un ramo che sporge sul sentiero o raddrizzare una palina segnaletica sono piccole e semplici azioni che nel tempo potrebbero risultare significative se assunte da tutti. Fortunatamente chi legge questo articolo prova amore per la natura e la rispetta.

Ci sono poi le Associazioni di volontari è provvedere diligentemente a pulire decine di chilometri di sentieri e mantenerli percorribili, se però bisogna intervenire con azioni strutturali importanti devono essere i Comuni, le Province e le Regioni a coprirne i costi.

L’azione corretta è quella di dimensionare la rete sentieristica alle effettive necessità del territorio e alla possibilità degli Enti locali d’intervenire economicamente per la manutenzione straordinaria.

I sentieri e la segnaletica

La gestione della rete sentieristica è un momento particolarmente delicato, quindi è bene rivolgersi al CAI per la sua esperienza, competenza e capillare presenza sul territorio. Per affrontare l’argomento in modo più esaustivo vi consigliamo di leggere il manuale “Sentieri – pianificazione segnaletica e manutenzione“, realizzato dalla Commissione Centrale per l’Escursionismo e giunto nel 2010 alla sua 4° edizione.

A questo manuale dedicato alla segnaletica e alla manutenzione dei sentieri ho attinto per la redazione di questo paragrafo.

I sentieri, come già detto, sono il prodotto di un inestimabile retaggio storico e devono essere segnalati in maniera chiara e comprensibile, ma al tempo stesso essenziale e non eccessiva.

Anche perché l’escursionista di oggi considera i segnavia come un elemento essenziale per le sue camminate che seguono gli itinerari segnati.

Le sigle adottate dal CAI classificano i sentieri in base al tipo di traccia e in relazione alla preparazione tecnica e l’impegno richiesto nel percorrerli.

  • Gli ITINERARI DI MEDIA E LUNGA PERCORRENZA, adatti ad escursionisti in genere esperti, durano più giorni e quindi devono essere dotati della necessaria ricettività lungo il percorso. Questi percorsi devono essere ben segnalati ed attrezzati.
  • Gli ITINERARI A BREVE PERCORRENZA sono quelli più diffusi e durano generalmente un giorno. Tra questi possiamo annoverare anche percorsi di chiaro scopo didattico formativo, ossia gli itinerari a tema prevalente (naturalistico, glaciologico, geologico, storico, religioso) che di solito si sviluppano in aree limitate e ben servite, come le aree protette.

 

  • I SENTIERI TURISTICI sono itinerario di ambito locale, su carrarecce, mulattiere o evidenti sentieri. Si sviluppa nelle immediate vicinanze di paesi, località turistiche, vie di comunicazione e rivestono particolare interesse per passeggiate facili di tipo culturale o turistico-ricreativo. Nella scala di difficoltà CAI è classificato T – itinerario escursionistico-turistico. I percorsi generalmente non sono lunghi, non presentano alcun problema di orientamento e non richiedono un allenamento specifico se non quello tipico della passeggiata.
  • SENTIERO ESCURSIONISTICO SEMPLICE – Sentiero privo di difficoltà tecniche che corrisponde in gran parte a mulattiere realizzate per scopi agro-silvo-pastorali, militari o a sentieri di accesso a rifugi o di collegamento fra valli. Rappresenta il 75% degli itinerari dell’intera rete sentieristica organizzata. Può avere tratti ripidi, i tratti esposti sono di norma o protetti o attrezzati. Può prevedere facili passaggi su roccia, non esposti e che comunque non richiedono conoscenze alpinistiche specifiche. Nella scala delle difficoltà escursionistiche CAI è classificato “E” – itinerario escursionistico privo di difficoltà tecniche
  • SENTIERO ESCURSIONISTICO AVANZATO – Itinerario generalmente segnalato, ma che richiede capacità di muoversi su terreni particolari, quali tratti su terreno impervio o infido, tratti rocciosi con lievi difficoltà tecniche (es. tratti attrezzati), tratti non segnalati, ecc. Nella scala delle difficoltà escursionistiche CAI è classificato “EE” – itinerario per escursionisti esperti.
  • SENTIERO ESCURSIONISTICO ATTREZZATO – Percorso attrezzato che richiede l’utilizzo dell’attrezzatura per via ferrata. Nella scala delle difficoltà escursionistiche CAI è classificato “EEA” itinerario per escursionisti esperti con attrezzatura.

Lungo i sentieri sopra specificati possiamo trovare la segnaletica del CAI con la numerazione a tre cifre: la prima cifra individua il Settore di attribuzione,  le altre due identificano il numero del sentiero all’interno del Settore.

Nel caso di sentieri troppo brevi e varianti rispetto al sentiero principale è preferibile assegnare lo stesso numero del sentiero principale seguito da una lettera.

Inoltre è buona norma riservare i primi dieci numeri di sentiero di ogni Settore a quei percorsi che fanno parte degli itinerari di media e lunga percorrenza.

Una corretta impostazione della rete escursionistica prende avvio già dai centri abitati e i sentieri sono segnalati ad iniziare dalla stazione ferroviaria, dagli impianti di risalita o dalle fermate delle corriere pubbliche.

La segnaletica verticale deve conservare le medesime caratteristiche di quella che poi s’incontra lungo i sentieri. La segnaletica si differenzia in verticale e orizzontale.

Segnaletica verticale, le tabelle sono a forma di freccia di dimensioni 55 x 15 cm (immagine tratta dal manuale Sentieri – Pianificazione Segnaletica 
e Manutenzione – Quaderno di Escursionismo N. 1 – 4a Edizione 2010 CAI)

  • SEGNALETICA VERTICALE – È costituita dalle tabelle all’inizio del sentiero e agli incroci più importanti, che contengono informazioni sulle località di posa, con nome e quota del luogo, o sulle località di destinazione (meta ravvicinata, intermedia e di itinerario) con i tempi di percorrenza e il numero del sentiero.
  • SEGNALETICA ORIZZONTALE – È formata da segnavia a vernice di colore bianco-rosso o rosso-bianco-rosso, posti all’inizio e lungo il sentiero, su sassi o piante, utilizzati per offrire l’informazione di continuità e conferma del percorso.

 

  • TABELLA SEGNAVIA – Ha la forma di freccia e si usa per indicare la direzione della/e località di destinazione del sentiero e il tempo indicativo necessario ad un medio escursionista per raggiungerla/e a piedi. Va collocata a inizio e fine dell’itinerario, agli incroci con altri itinerari segnalati e con strade. È contraddistinta dalla punta rossa e dalla coda rossa-bianco-rossa.
  • TABELLA LOCALITÀ – La troviamo agli incroci più significativi di un percorso (passi, forcelle, piccoli centri abitati) che trovino usualmente riscontro sulla cartografia e nelle mete indicate sulle tabelle segnavia; di norma contiene il nome della località e la relativa quota (non aggiungere punti per l’abbreviazione di metri o per le migliaia).

Per la realizzazione delle tabelle è possibile utilizzare differenti TIPI DI MATERIALE.

La scelta fra gli stessi non è sempre facile ed è condizionata dalla continua evoluzione dei materiali. Il forex o il multistrato in resina fenolica praticamente non richiedono manutenzione, durano a lungo nel tempo ed hanno un rapporto durata-prezzo migliore rispetto agli altri. In alternativa al Forex o multistrato è possibile utilizzare tabelle in metallo o in legno.

Le tabelle in metallo, a fronte di una durata e solidità sicuramente maggiori, sono abbastanza più costose, mentre quelle in legno presentano maggiori problemi di manutenzione: le tabelle in larice hanno una buona riuscita e durano nel tempo, il castagno sconsigliato perché contiene una elevata quantità di tannino ed è di colore scuro, il lamellare è sconsigliato perché presenta difficoltà nella fase di incisione, abete e pino sono sconsigliati perché tendono a spaccarsi ed è di minor durata.

Riflessioni finali

La rete escursionistica che innerva il territorio nazionale, dal fondovalle fin nelle terre alte, come abbiamo scritto, può rivitalizzare un patrimonio d’inestimabile valore ambientale, sociale e culturale che, peraltro, rischiava di scomparire senza interventi mirati a incentivare la frequentazione della natura.

In particolare, l’ecosistema montano ricopre il 54% della superficie nazionale, i sentieri più affascinanti si trovano in ambienti alpini e appenninici incontaminati e selvaggi, lontano da insediamenti industriali e agricoli, dove l’integrazione di lavori tradizionali (come le attività agro-silvo-pastorali), con il turismo sostenibile possono creare politiche economiche attente e avvicinare la gente all’escursionismo, attività che peraltro si può esercitare sempre, con qualsiasi clima ed a qualunque età.

Ogni tanto non fa male ricordarlo: evitiamo di lasciare traccia del nostro passaggio in natura, lasciare la monnezza sui sentieri è come allungare uno schiaffo a chi da anni fa volontariato per amore della natura, pulendo e rendendo fruibili i percorsi.

Non è forse vero che il trekking ha ragione di esistere quando si hanno dei sentieri da percorrere?

Le nostre percezioni sensoriali, il nostro movimento lento sarebbe poca cosa senza di loro. Senza sentieri non si va da nessuna parte!

Testo e foto di Enrico Bottino

 

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